venerdì 26 febbraio 2016

Aprirsi alla grazia


L'altro giorno stavo dipingendo. Mentre sono intenta a osservare l'espressione dei miei gesti sul mio taccuino sollevandolo e rigirandolo tra le mani per vedere meglio, il mio sguardo si posa casualmente sulla superficie di lavoro, su quel foglio di carta che uso per proteggere il tavolo dal colore che scivola e fuoriesce dai bordi dei dipinti.

E vedo.


Vedo qualcosa che assomiglia così tanto a quello che vorrei esprimere quando dipingo e che non "esce" mai come vorrei. E che invece - mentre lavoravo in questi mesi con gioia e con impegno a riprendere manualità dopo decenni di sosta, a scoprire tecniche, idee, frustrazioni e soddisfazioni - durante tutto questo tempo si imprimeva a mia insaputa su quel substrato ignorato e dato per scontato. Lì, silenziosamente, per un lungo anno la mia storia prendeva forma. E luce, e colore, e profondità.

E più guardo, più scorgo: forme, intuizioni, molteplici possibilità, profondità in cui perdersi.

Incerta, un poco, condivido l'immagine con la mia comunità di artisti, per sentire la loro voce. Una voce che mi restituisce, amplificata, la mia meraviglia.

E ritaglio quella porzione di foglio, ormai compiuta, più compiuta di qualunque pagina io abbia ritenuto tale.

Perché il suo messaggio è giunto al mio cuore forte e chiaro.

John Lennon diceva "La vita è quello che ti accade mentre sei occupato a fare altri progetti".

Ci siamo un po' abituati a questa idea di dover prestare attenzione e curare il nostro presente e la consapevolezza che gli riserviamo, a questa idea della vita che succede indipendentemente dalle nostre intenzioni, e a lasciare perciò che le nostre intenzioni si immergano in quel flusso di realtà che ci attraversa e che attraversiamo.

Ma c'è di più, c'è altro.

C'è la bellezza che si imprime nella vita proprio grazie a quei progetti che siamo intenti a perseguire, vadano o meno a buon fine. E la bellezza che nasce silenziosamente e gradualmente da quel nostro vivere, così pregno di gioia ma anche di sofferenza, di quelli che chiamiamo "successi" ed "errori", di passi avanti e di passi falsi, di orizzonti che si schiudono e di porte che sbattono e che si serrano per sempre.

Parlavo con un'amica l'altro giorno dell'opportunità di lasciare andare i condizionamenti che impressi nella nostra mente agiscono nelle nostre vite. Tendiamo sempre a vederli come disadattivi, qualcosa di cui liberarci per vivere una vita più libera e serena. Difficilmente focalizziamo però il nostro sguardo sulla bellezza che sotto sotto proprio quei condizionamenti possono aver intessuto. 

Così come la frustrazione di un dipinto venuto male lascia una traccia, magari quasi impercettibile, su quel foglio di carta trascurato, e così come quella traccia unita a migliaia di altre da vita a un dipinto che racconta una storia, così tutto quanto ci abita, ogni nostro vissuto, ogni decisione, i valori fatti propri e i condizionamenti ricevuti, imprimono tracce nella trama della nostra vita. E quelle sbavature, quei ghirigori della penna che non scrive, quell'eccesso di colore che sversa dalla tela, quel pennello che non viene pulito neanche a piangere, quel miscuglio venuto male... tutto questo, insieme, crea.

Crea la nostra vita, creando noi stessi di attimo in attimo, di gesto in gesto, di sussulto in sussulto.

E allora lo sguardo si volge in modo nuovo a guadare quel tessuto intenso che è la scia della nostra esistenza e l'immagine cui diamo forma, mutevole, in ogni istante: in quel momento il cuore si apre alla meraviglia e alla fiducia che ogni passo, ogni pensiero, ogni condizionamento sono una pennellata unica e irripetibile, e che nel disegno divino e universale siamo creatori, magnifici, in ogni istante. Creatori della nostra vita, della nostra esperienza, anche nella sua limitatezza, anche quando ci sentiamo goffi figuranti, anche quando agiamo il condizionamento del passato, consapevoli o no.

La nostra vita è meravigliosa così come è. Il che non implica che a 'sto punto non ci resta che acquattarci in un angolo lasciando tutto come sta, ma ci libera: ci libera dal bisogno e dalla tensione di cambiare qualcosa per forza perché sennò non saremo capaci di fare qualcosa di buono o di meglio. Ci libera dall'autocritica selvaggia e dal senso di inadeguatezza, perché anche se non ci sembrerà di essere grandi artisti, anche se ciò che facciamo ci sembra sempre non abbastanza, anche se il mondo ci invita a liberarci delle parti maladattive di noi, sotto sotto stiamo creando l'unicità del nostro Essere, la verità ultima del nostro vivere, la meraviglia del nostro passaggio. 

Ed è una libertà grande, quella di aprirsi alla grazia dell'esistere, dell'essere noi, qui, così, con le cicatrici e i pensieri ripetitivi, quelli che cerchiamo di eliminare e quelli di cui nemmeno ci accorgiamo, con la storia del passato iscritta nel DNA, con la possibilità di mutare il nostro modo di essere in futuro ma con la consapevolezza che se anche non dovesse accadere, non succede nulla. Nulla  di necessariamente  irrimediabile, nulla di così terribilmente brutto. Perché nel momento in cui ci schiudiamo a questo Amore verso noi stessi, verso la nostra umanità, non possiamo che schiuderci all'Amore e al rispetto verso l'altro, che procede anche lui per tentativi ed errori, le lenti del suo   guardare modellate dalla sua lunga, irripetibile, intensa e meravigliosa storia. E allora è bello e giusto continuare a tentare - continuare a dipingere e a migliorare, altrimenti quel foglio di carta, là sotto resterebbe vuoto - muoversi verso ciò che ci richiama, verso un'evoluzione del nostro essere e del nostro vivere: è sacrosanto, ma il non riuscire nei termini che noi di prefiggiamo non implica il vuoto o l'inutilità, ma è solo un'altra meravigliosa pennellata che di striscio colorerà il substrato più profondo della nostra vita, restituendoci quell'immagine in cui riconoscere e riconoscersi completamente.

Sat Nam.


mercoledì 17 febbraio 2016

Respirarci dentro...

... a quegli spazi. Anche nell'attesa, respirarci dentro. Con fiducia.

Durante, non sempre ci si riesce: la preoccupazione o lo spavento - dipende da cosa stiamo vivendo e in che ruolo - sembrano impedircelo. Se poi si sommano altri scossoni, altre notizie inattese, il respiro davvero si fa corto, teso, la testa si annebbia, tutto sembra vacillare rovinosamente. 

Ma appena si apre uno sprazzo di luce, respirarci dentro. Quei pochi attimi, e già ci si sente più saldi e più forti, più lucidi e più pronti. Pronti a sperare, pronti a incontrare nuovi spazi: dell'attesa e della speranza. O magari già della riemersione in luoghi più sicuri.

Ma respirarci dentro, assieme, è già tanto. E muoversi delicatamente, assieme, è quel danzare dolce e fiducioso che da un senso a tutto il resto. 

Il dono del respiro, la connessione profonda con lo spirito che ci anima è quel contatto di cui non possiamo fare a meno, quella luce interiore che pulsa in noi e che da dentro ci sostiene. 

E quando tutto si è sistemato, respirarci dentro, onorando quella connessione alla forza vitale e coltivando la nostra centratura nel nostro microcosmo interiore.


"May the long time sun shine upon you 
All love surround you
And the pure light within you
Guide your way on."


Sat Nam.




martedì 16 febbraio 2016

Attraversare lo spazio del dolore


Il cuore impazzito.
Le parole spezzate. 
Il vuoto che inghiotte.
L'urlare dell'angoscia.
Il silenzio soffocante.


Quanti i passi che rimbombano in questo spazio.

Inattesi. 

E inattesa giunge anche la compassione per quel vuoto sterile che ha posseduto un uomo, sorrisi di plastica a vendere fumo. E giunge, perché quel vuoto fa risuonare ancora più forte i bisogni veri, la gente vera, la presenza vera. Il fumo confonde. E ciò che è bruciato è l'autenticità. E sembra non c'entrare nulla con le lacrime cha asciughi, la speranza che cerchi di infondere, l'ascolto che offri. Ma quella compassione che è sorta dove meno te l'aspetti, in mezzo a un campo arido di rovi, è il nettare che può alleviare le ferite di altri, quelle della carne viva e pulsante di Anime colme d'amore.

Com-passione. 

Viva.

Starci assieme in quel tumulto di dolore.

Che le urla sono spesso così forti da volerti far gettare la spugna, dichiarare KO, lasciare perdere.
Ma non puoi, perché il pulsare della vita ci chiede di andare avanti, di esserci anche quando le sfumature si fanno torbide, e le sabbie mobili infide.

Il rumore di quei passi che rimbombano.

E a volte non sai come fare, e allora semplicemente fai.

E ti senti avvinghiare da quei fanghi infidi, pronti a trascinare anche te in quell'oblio. E sfoderi tutte le armi che hai, e acchiappi ogni appiglio, evoluzioni per sfuggire e portarci tutti in salvo. Da quell'altra parte. 

E quando sarai là, un solo mantra:

"Healer heal thyself."

È ora.

venerdì 18 dicembre 2015

Take a look at your life.

Ieri è stata una giornata tremenda, la peggiore da parecchio tempo a questa parte. Iniziata alle quattro del mattino con un risveglio brusco e pensieri pesanti, continuata attraverso difficoltà più o meno banali, intralciata da una delusione pungente, culminata con una grande tristezza e un profondo dispiacere. Una delusione e un dispiacere che hanno rischiato di intridere tutto il mio essere, facendosi forti della stanchezza e del generale stato di debolezza su cui sono piombati violentemente.
Devo dire grazie alla mia attività, all'insegnamento dello yoga, se sono riuscita a mantenermi a un livello accettabile di consapevolezza, e soprattutto all'ultima lezione di ieri sera, che non è stata seguita da ulteriori colpi di scena indesiderati. E ho così potuto se non proprio riprendermi, almeno ri-posare. 
Posarmi di nuovo e prendere tempo: un sonno decente, qualche impegno mattutino oggi, confusione ancora in testa, ma almeno qualche distrazione da pensieri intrusivi e infidi che hanno cercato di minare il mio stato d'animo da più parti, per riportarmi a ieri, e allo sconforto che a un certo punto si era impadronito di me.
Ora sono di nuovo in uno spazio di relativa quiete, un luogo da cui riprendere le fila di un discorso che ieri mattina si è interrotto bruscamente, e riportarmi su quella via che stavo percorrendo con gioia e serenità. Le parole dolci di una persona preziosa dall'altra parte del mondo mi hanno saputo confortare poco prima di prendere sonno ieri, una mano tesa oltre gli oceani, un ascolto rassicurante. E il pensiero di lei, della sua forza e della sua luce mi hanno riportato alla mia sadhana di questi giorni, che ieri è stata sballottata anch'essa, ai libri che stavo consultando, alle intenzioni che stavo coltivando e nutrendo. Un'altra anima radiosa mi ha sostenuto con la sua sapienza, il dono dell'intuizione, la presenza sottile. Tanti segnali, tanti indizi.
E tutto converge in un solo luogo: nello Spazio, quello spazio della mia vita, che da mesi è in profonda ristrutturazione, che ha visto in questo anno grandi cambiamenti, meravigliose realizzazioni, che si è profondamente rinnovato. Ieri quello Spazio interiore ed esteriore è stato sfidato, o meglio, la mia attitudine è stata sfidata, sulla cosa più dolce e personale che questo anno mi ha riportato: e mi sono sentita ferita, come non accadeva da tempo, colpita in qualcosa che amo quasi più di tutto il resto. Ho accusato il colpo, ha fatto male, tanto. Qualcuno ha curato le mie ferite, la dolcezza e l'abbraccio permangono nell'aria.

E adesso, qui, ora, è il momento di mettere un punto.

Guardare la mia vita e prendere atto che in questo anno si è profondamente e drasticamente trasformata, per un meglio che va ben al di là di ogni mia aspettativa. Prendere atto di questa realtà, concreta, grande, vera. Riconoscere che certi retaggi del passato non hanno più senso di essere, stavolta davvero. Vecchi dischi che risuonano stancamente, carta straccia di pensieri usurati, ologrammi di personaggi ormai svestiti di ogni ruolo e verità. Sto trattenendo scampoli di un passato - comportamenti, routine, dialoghi, rapporti - che non solo non è più attuale, ma non serve alla mia quotidianità e ancor più non voglio nemmeno più avere intorno a me.
Qualcosa mi trattiene dallo spalancare la finestra e scuotere via la polvere, ed è quel qualcosa che ora è bene assurga a elemento centrale della mia visione, per guardarlo, accoglierlo e lasciarlo andare. Come ripeto quotidianamente nella pratica, come ho fatto con molto altro in questo periodo. 
Ho un tesoro ricco e luminoso tra le mani, e mi lascio distrarre da pulviscoli ristagnanti, quando c'è solo da fare un passo per uscire nella luce.
Un passo che si chiama pratica.
Pratica: "l'insieme delle attività connesse all'esercizio o alla consuetudine, nell'ambito concreto del rendimento o del comportamento". Attraverso la pratica e le intenzioni che la pratica ci invita a formulare, c'è il modo di entrare in quel luogo stretto e buio dell'abitudine meccanica, per sciogliere dall'interno quei meccanismi che catturano i nostri pensieri e la nostra energia vitale e li incanalano su percorsi obbligati, ristagnanti e che non ci servono. 
E si può arrivare a essere grati a una giornata buia e difficile, perché ci ha aiutati a vedere meglio ancora sia la luce che abitiamo sia la polvere che ancora dobbiamo scrollarci di dosso. 
Si può essere felici per aver colto il messaggio profondo e per aver chiesto e ricevuto aiuto dalle nostre guide, da chi ha a cuore i temi che stiamo vivendo e il nostro benessere.
Si può sentirsi stimolati ad andare ancora più a fondo, si può sentirsi rinnovati nella propria ricerca della gioia e della pienezza.

Sat nam.



Immagine da Pinterest


venerdì 11 dicembre 2015

Rebirth of Light

A dieci giorni dal solstizio di inverno, il momento di scrivere questo post. Lo devo a me, lo devo a chi ho accanto, a chi si affida al mio insegnamento, a chi legge con passione questo blog. 
A dieci giorni dalla rinascita della luce, la fine di un ciclo... i momenti finali di un altro anno che se ne va... e il momento di rivolgersi con purezza e con candore al proprio cuore e di accogliere con grazia ciò che abbiamo saputo realizzare, di riconoscere il nostro impegno, la nostra presenza, di onorare ciò che abbiamo compiuto, di abbracciare ciò che è rimasto sospeso,  di amare la nostra imperfezione e il nostro coraggio di presentarci comunque ogni giorno sul nostro cammino... e camminare. Con fiducia, magari a tratti con timore, talvolta cauti e dispersi, talaltra trascinati dagli eventi. 
È il momento di entrare nella profondità di se stessi, nonostante il turbinio festivo tutt'intorno, e di dedicarsi quel tempo per entrare in contatto con il proprio Sé più elevato, più puro. Il momento di chiudere gentilmente porte che affacciano su paesaggi ormai aridi, per ascoltarsi nel silenzio, nel buio di una stanza al solo lume di una candela, lasciarsi avvolgere dalla profondità dello spazio infinito di cui siamo un frammento luminoso, e di sostare nella nostra luce, di riconoscerci, di amarci, di concederci il tempo per ascoltare ciò che il nostro cuore ha da dire, le strade che vuole percorrere, i luoghi che vuole visitare, le passioni che desidera coltivare, la voce che aspira ad esprimere.
Ed è il momento di lasciare andare. Di lasciare andare con grazia, con onestà e con coraggio, per potersi incamminare integri e autentici nello spazio che si dispiega davanti a noi e poterlo così guardare con occhi puri e aperti. Ed è il momento per me di lasciare andare qualcosa che per oltre un lustro è stato parte della mia vita, un punto che credevo saldo, un rapporto umano che credevo di fiducia e di profonda stima, che ha rappresentato molto, e molto ha generato, e che d'un tratto si è sovvertito in un incomprensibile, nebuloso vuoto. Qualcuno dice che forse in te c'è solo della gran confusione, altri invece che hai abdicato al potere delle tue scelte. Sia come sia, il mio potere di scegliere liberamente è certamente intatto, non delegabile, non negoziabile, perché è l'essenza della mia autenticità, del poter esprimere ciò che sono, nella mia  umana imperfezione, ma con il desiderio sempre di risiedere in un luogo il più possible vicino alla verità, di ciò che sono e di ciò che desidero comunicare, condividere, veicolare. Da quel luogo, da quel luogo di onestà verso me stessa, verso chi mi è accanto e chi a me affida il suo percorso, da quel luogo, da quel sé supremo che risiede in ciascuno di noi e che esprime la nostra voce più pura e autentica, mi sento chiamata ora a lasciare definitivamente andare, oltre ai passi già compiuti con determinazione e facilità, e a compiere quello più difficile, separarmi da un'immagine, da una presenza, che non so quanto fosse reale o una proiezione della mia mente. E ignara di quanto tutto sia stato solo un'illusione o un frammento di verità, accettare di non comprendere, di non sapere se l'ologramma proiettato nello spazio fosse un miraggio sospeso, il riflesso di qualcosa di reale, un esercizio di fantasia... chissà... Ce lo siamo chiesti in molti, qualcuno ancora se (e me) lo chiede. Ma io per prima, ora, ho l'onere di mettere a tacere quella domanda, di chiudere gentilmente quella porta, lasciando scivolare via gli ultimi residui di perplessità, accettandoli come espressione di quella quota di insondabilità che risiede nella nostra vita umana. E farlo perché è ora, perché in questi giorni di cammino verso la rinascita della luce abbiamo tutti l'opportunità di accogliere, di prenderci cura profonda di noi, di rinnovarci lasciando scivolare lontano ciò che è il momento di liberare. Ciò che serberemo nel nostro cuore, che si esprimerà ancora nelle nostre azioni sarà ciò che l'esperienza vissuta aveva in dono per noi, perché anche dalle illusioni, dai vicoli ciechi imboccati per caso e da quei giri di giostra della vita che a volte non ci è dato comprendere, il nostro sé più profondo sa estrarre e sublimare l'essenza, il valore, il significato e tradurli in opera.
E l'invito a rivolgerci a ciò che eleva la nostra anima, nutre il nostro sentire, ci consente di esserci per chi amiamo e di esserci in ciò che facciamo, pienamente, autenticamente.
Saranno giorni belli, di quella bellezza pura che scaturisce dall'entrare in contatto profondo con se stessi, giorni in cui allargare i confini, espandere gli orizzonti, incontrare ispirazione, condivisione, passione. Sarà un cammino intimo, ma condiviso, perché ciò che facciamo per nutritrici nutre chi vive accanto a noi, perché entrare in noi spalanca porte e finestre, inonda di luce, la luce della presenza e della consapevolezza, recessi abbandonati... intenzioni che attendono di essere formulate, progetti momentaneamente accantonati, ispirazioni nuove e intense.
E incamminarci, ognuno con il suo passo e il suo ritmo, verso la rinascita della luce con la fiducia nei nostri mezzi, nel nostro essere più vero e nei compagni di viaggio che ci affiancano. Perché non siamo soli, siamo in molti, su questo cammino, e che sia compiuto nel silenzio solitario o mano nella mano, è un cammino che ci rinnova a ogni passo.
E la spontaneità di esprimere o di mantenere riserbo sul proprio vissuto, su ciò che il nostro cuore lascia affiorare... onoriamo questa possibilità di condividere a parole o immagini oppure di non farlo. Io stessa, che tanto amo questo momento del ciclo dell'anno, non so se scriverò, tanto o poco, se esprimerò o serberò nel mio cuore, ma so che ci sarò, pienamente, per vivere con intenzione e consapevole presenza questi giorni verso il buio profondo che prelude allo sbocciare della luce.


Immagine da Pinterest


domenica 15 novembre 2015

Nuove melodie

Resettare e risettare le priorità.

Dare uno sguardo attento alla vita che si sta conducendo, agli spazi che si sono costruiti, al tempo che viene dedicato, per invitare un nuovo modo di stare al mondo.

Un ripensamento che matura nell'istante in cui persone, nelle quali fino a poco tempo fa credevo, hanno svelato cosa avessero in serbo per me. Una sorpresa amara, al momento, che ha messo finalmente in moto quel processo, che lievitava nel profondo da lungo tempo, verso una nuova consapevolezza e un rinnovato desiderio di approfondire e di onorare un cammino autentico.

Un ripensamento che non cestina il passato, e nemmeno lo svilisce, ma che ne conserva quel tanto che ancora esprime valore, e lascia andare tutto quanto a guardar bene non ha mai realmente brillato di luce propria. Veli e ombre che si sono dissolti, pesi che sono stati abbandonati, lacci e legami che si sono sciolti.

Un foglio bianco su cui scrivere nuove melodie, una nuova pagina di diario ad accogliere ritmi nuovi, pensieri nuovi.

Cambiamenti tangibili, già nei primi attimi, cambiamenti di cuore e di spirito, sguardi diversi su ciò che mi circonda. Una nuova cura, una nuova attenzione, un diverso ascoltare e soppesare, che nell'ultimo mese si sono svelati, come liberandosi da una coltre di fuliggine e di torpore innaturale, facendosi delicatamente strada nella consapevolezza, invitati da segnali e indizi che richiamavano la mia attenzione. Lasciarsi guidare, per scoprire nuove risonanze, suoni più delicati, spazi più ampi in cui sostare. E respirare.

Momenti, questi, dedicati a riscrivere routine, rallentare ritmi concitati, creare spazio e nuove armonie, dentro e fuori. Ascoltare e ascoltarsi, rispettare e rispettarsi, accogliere.

Momenti per guardarsi dentro e riscrivere il tema su cui ricamare, danzando, la variazione di ogni giorno, di ogni istante.

Una nuova melodia.



Immagine da Pinterest




venerdì 13 novembre 2015

Accade ora.

Quando te lo raccontano spesso non sai bene come in effetti sia. Cerchi di immaginare, di farti un'idea, di carpirne il segreto, ma qualcosa sfugge, come sempre sfuggenti sono tutti i vissuti intensi che trasformano davvero le nostre vite, in un senso o nell'altro.

Ma quando lo vivi, quando ci sei dentro, quando accade a te, non puoi più avere dubbi.

E sono due le parole che si affacciano alla mente:




Shift


Empowerment




Un connubio che si nutre reciprocamente, plasmando nuove realtà.

Lo sguardo ai mesi passati - una manciata a farne almeno un anno, se non quasi due - ti rimanda un'immagine: il motore di una F1 mentre il semaforo diventa rosso... in quei secondi di cui non si conosce la durata... prima che diventi verde.

E quando scatta il verde la differenza la senti: nel rombo, nel passo, nel senso di liberazione.

Un cavallo che si lancia al galoppo. Usain Bolt che scatta dai blocchi di partenza. Il primo quadruplo axel perfetto all'inizio del programma. La potenza che esplode in certi brani di Ezio Bosso. L'applauso che scroscia alla fine di una performance mozzafiato. Il brivido di un bacio dopo mesi di attesa.

E lì tutto cambia.

Tutto.

Il prima resta sfumato, sbiadito. Quasi non comprendi come potesse apparirti completo, più che abbastanza. E strizzi gli occhi un paio di volte. Come può essere?

E l'Adesso diventa luce potente, un fuoco che arde, un'energia incontenibile che ti invade. Uno squarcio nel velo di maya, che ti rivela un mondo nuovo, scintillante di nuove possibilità, una radura incantata in cui esplorare, perderti e ritrovarti nel mezzo del sole più splendente, tra condivisioni genuine e toccanti, tra la quiete di chi non ha più nulla da cercare, ma solo la gioia di esperire.

E non c'è più nulla da combattere, l'ultimo baluardo si è frantumato, sbriciolato in finissima polvere che ogni soffio di vento disperde sempre più lontano, e ti senti come su una spiaggia immensa, le onde dell'oceano che cantano, il vento che ti accarezza, il sole che ti inonda di vita.

Non c'è nulla da combattere, c'è solo da amare. Non esiste un campo di battaglia, esiste una Terra che ci sostiene e ci nutre, un'energia che tutto pervade, una connessione che ci chiede solo una cosa: unirci alla Vita, dismettere le vesti ormai logore del guerriero, indossare quelle della mera presenza, dell'attenzione, dell'umiltà, della meraviglia. Fare tesoro delle passate esperienze, consci dell'impermanenza di ogni cosa, consci del nostro essere un'espressione creativa di un Universo ricco e abbondante, consci delle benedizioni che affollano la propria vita, consci del dovere di onorare con autenticità il nostro cammino.

Un cammino di luce, di cui le ombre sono parte integrante, ma sono ombre: fuggevoli, inconsistenti, mutevoli. Sempre presenti, nell'incessante pulsare della Vita, ma parte di un tutto, HaTha, Sole e Luna, Espiro ed Inspiro.

Il respiro. Lo spazio. Il fuoco. La terra. In un fluire incessante, un sutra di esperienze, di insight, di nuove scoperte, di quiete profonda.

Sostare in questo spazio. Lasciarsi colmare dall'esperienza. Muoversi da qui.