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domenica 15 giugno 2014

Più forte di me

Lentamente.
L'avevo scritto su Facebook ieri, della necessità di essere gentile con me stessa e di concedermi del riposo. Nonostante l'essermi coricata alle due del mattino per non perdermi la partita dei Mondiali, sono stata brava, e sono stata molto gentile e comprensiva con me stessa, oggi, concedendomi di non-fare, di non-programmare, di non-pensare (quasi). Ho fatto molte cose, certo, ma nessuna con l'idea di svolgere ciò che il "senso del dovere e del compimento" mi prospetta solitamente come mie attività quotidiane cui dedicarmi. Non ho fatto nulla di consequente a una decisione senziente o a una pianificazione precedente. Ho fatto, ciò che veniva e come veniva. Lentamente, dimentica di orari e di consequenzialità.
E cosa ho fatto? Ho oziato un po', certo, ma ho anche praticato yoga, letto qualche articolo interessante, visto un paio di video altrettanto interessanti, e ora sto scrivendo. Come a dire, ciò che normalmente faccio quotidianamente: praticare, studiare, curiosare, scrivere. Solo, non me lo sono prefissata: è semplicemente avvenuto, come naturale estrinsecazione del mio essere.
E sono molto felice. Sono felice di sapere che, in un giorno dedicato a rigenerarmi in vista di un periodo intenso che si prospetta all'orizzonte, il mio essere più profondo abbia ricercato proprio ciò a cui dedico ormai da anni gran parte delle mie giornate: lo studio, lo yoga, la scrittura, la ricerca di ispirazione per il mio cammino spirituale e per la crescita della mia consapevolezza e delle mia possibilità di condividere. 
Lentamente lascio che anche questa presa di coscienza penetri come acqua nel terreno della mia anima, lo nutra e lo vivifichi, e lentamente mi rendo conto consapevolmente della bellezza di tutto quanto mi sta accadendo.
Sono una persona fortunata, molto, a potermi occupare quotidianamente delle mie passioni, ma non è una mera fortuna caduta dal cielo: è stato un percorso lungo, il mio, verso questa possibilità di essere autenticamente, il frutto di scelte non facili, l'esito di periodi meno felici, molto più ostici, di una deriva da cui a un certo punto non pensavo più di poter far ritorno. Non ho fatto ritorno, in effetti. O meglio, ho invertito la rotta, ho scorto all'orizzonte ciò che era prima, molto prima della deriva, ma poi ho proseguito oltre, col mio carico di esperienze a dare valore a ogni scelta, a ogni passo.
Anche oggi incontro ostacoli, anche oggi alcuni fantasmi del passato tornano col loro ghigno e con la loro gelida stretta e cercano di riportarmi nell'ombra della paura e della paralisi. Ma oggi, contrariamente a un tempo, sono più forte, le esperienze, anche quelle dolorose, attraversate e maturate, mi hanno resa più sicura e consapevole, e quei fantasmi riesco a guardarli con serenità e calma per poi volgere lo sguardo altrove e continuare il mio lavoro e il mio percorso lungo la strada che mi ha scelto. Perché in fondo non credo siamo noi a scegliere la nostra strada, o meglio, non siamo solo noi: non è una scelta a senso unico, siamo anche chiamati a muoverci in una determinata direzione, ciò che solitamente viene definito come qualcosa "di più forte di me" che ci prende e ci trasporta. Credo sia esperienza di tutti, quella di sentirsi a proprio agio nel muoversi in contesti di cui non si può dire siano stati oggetto di una nostra scelta cosciente, ma piuttosto opportunità che si sono palesate a noi e che abbiamo colto d'impulso, con gioia e con il desiderio di impegnarci a fondo.
Così, questa sera, riposata e rigenerata, mi concedo ancora quella lentezza e quell'ozio che così tanto mi hanno portato in dono oggi, e sorrido. Sorrido alle sfide del prossimo futuro, alle decisioni da prendere, alle scelte da compiere, alle battaglie in cui cercheranno di trascinarmi. Sorrido, perché la felicità che provo ora, e che provo da giorni, anche nel bel mezzo delle piccole tempeste che inevitabilmente accompagnano i cambiamenti e le piccole o grandi svolte della vita, è più forte di qualsiasi timore e di qualsiasi remora, più forte di passati ingombranti e di futuri incerti, più forte di tutto. Più forte di me.


martedì 27 maggio 2014

"Clap along if you know what happiness is to you..."

Sapete cosa mi rende incredibilmente, totalmente, ingordamente felice?
Le collaborazioni. Non il nepotismo, non le raccomandazioni, non i favoritismi, voglio sottolinearlo da subito, per fugare ogni dubbio. Ma le collaborazioni, quelle sì. Le collaborazioni genuine fanno scoppiare il mio cuore di gioia, mi fanno esplodere una felicità dentro che cancella la stanchezza, i dissapori, i piccoli e grandi contrattempi, e che letteralmente mi fa volare.
L'incontro tra persone che necessitano, per un motivo o per l'altro, di una competenza, e che trovano quella competenza in qualcuno che ha, a sua volta, l'occasione di mettere a disposizione le sue capacità e le sue energie, e di valorizzare così ciò che è, mi emoziona ogni volta. Ed essere veicolo di questi incontri mi colma di gioia, non per un tornaconto personale e nemmeno per i ringraziamenti che mi vengono rivolti, ma proprio per il fatto stesso, puro e semplice, di avere reso possibile una fusione genuina di scopi e di interessi, un incontro tra persone che possono trarre utilità e soddisfazione dalla collaborazione reciproca. E il pensiero che queste interconnessioni tra persone possano durare nel tempo e magari divenire rapporto vero e duraturo, è bello, tanto, e mi piace pensarlo. 
È il mondo come vorrei che fosse, un mondo dove si sta insieme con autenticità e consapevolezza, in cui gli scambi sono effettive occasioni di arricchimento reciproco, nel senso più elevato del termine, in cui una rete sempre più fitta e vasta di persone può interagire per la crescita e la realizzazione di tutti, un organismo vivente complesso e meraviglioso. 
Utopia, certo. O forse. Perché tante piccole magie quotidiane possono comunque fare una grande differenza, si sa. E allora facciamo magie, ancora e ancora, che per piccole che possano essere regalano sorrisi, cuori leggeri, gioia, speranza e per quanto mi riguarda tanta, ma davvero tanta felicità. 


venerdì 4 aprile 2014

La rivoluzione silenziosa

La rivoluzione silenziosa. Quella che ha luogo dentro di te quando vengono assimilate nuove consapevolezze, nuove concezioni del mondo, nuove realizzazioni. La rivoluzione che progredisce lentamente, che a fatica si fa strada tra quella coltre di condizionamenti e di convinzioni radicate, ma fino a oggi mai realmente verificate, che costituiscono le lenti attraverso cui guardi il mondo. Costa fatica, talvolta, trovarsi in quello spazio di transizione, in cui nulla è più come prima e tutto ci è ancora un po' estraneo. Quell'adattarsi, come prendere possesso di un nuovo ambiente, di una nuova cucina, in cui gli utensili sono in cassetti diversi, in cui i gesti automatici non ci conducono ai risultati sperati, ma ci confrontano con la necessità di dover di nuovo prestare attenzione e apprendere nuove gestualità. Un senso di smarrimento che può essere frainteso e percepito come sconforto, ma sconforto non è: sotto sotto quella luce che ti sospinge lentamente verso il nuovo riesci a scorgerla, ma è la confusione in superficie, il non ritrovarti nella quotidianità, che confondono e scuotono non solo le certezze ma l'animo nella sua totalità. Sei smarrito, ma non perso. Sei confusa, ma non annientata. Sei desideroso di abbandonare la zona d'ombra, ma non ancora pronto per entrare in piena luce, i tuoi occhi devono ancora adattarsi: aver tolto (o aver perso) le lenti è stato l'inizio, ed è importante che i tuoi occhi si abituino con gradualità, per non ferirsi, per non comunicare messaggi falsati al cuore. Quel cuore che ha anch'esso bisogno di adattarsi, e così la mente che tenta di afferrare e di comprendere, di verbalizzare e di categorizzare, ma si affanna e si affatica, perché si sa, non può riuscire appieno nel suo intento. E se anche ci riuscisse, non sarebbe un passo avanti nella luce, ma un ulteriore permanere nella zona di transito e di ombra. Perché siamo sempre in transito, ogni istante è al tempo stesso l'unico momento reale e transizione, cosicché è nel movimento della transizione che si colloca la nostra realtà. Non troverai risposte definitive entrato nella luce. Sperimenterai un nuovo sentire, scorgerai verità che non avevi ancora compreso, ma non sosterai in esse, permarrai in quel fluire incessante che è la vita, che ancora e ancora ti svelerà segreti, interrogativi, risposte.
Namasté.


giovedì 20 marzo 2014

Del diritto inalienabile di essere fragili (e anche un po' "a pezzi"...)

Ti è mai successo?
Tiri, tiri, tiri fino al limite, finché la corda quasi non si spezza. Lavori in vista di un obiettivo, L'Obiettivo, quel sogno che è summa di una vita, quel fine per cui ti sei dotato di mezzi. E ti prodighi, ti lanci con entusiasmo, lavori giorno e notte, mantieni vivi ed elevati entusiasmo e fiducia, gli ingredienti fondamentali per la concretizzazione delle nostre visioni.
Poi arriva quel punto in cui il tutto esce (forse anche solo temporaneamente) dal tuo controllo, e non ti resta che lasciare andare, lasciare che avvenga. E nel frattempo, magari, accadono cose, quei piccoli contrattempi che incutono timore e risvegliano preoccupazione. Certo che sai che è importante, soprattutto ora, mantenere fiducia e serenità, ma tra il sapere e l'essere c'è di mezzo quella distesa di pratica, di consapevolezza, di centratura, che se anche hai fatto tue, nel momento dell'emotività più intensa possono un poco sfuggire o giungere in ritardo. Perché alla paura il nostro cervello è fortemente recettivo (un'emozione, la paura, il cui valore adattivo è innegabile, a piccole e pertinenti dosi) e basta poco perché ci si perda in meandri da cui uscire può talvolta risultare arduo.
Ma, senza recriminazioni. Perché c'è sempre da tenere presente che siamo umani, umani sulla strada della consapevolezza, umani evoluti e attenti, ma pur sempre umani. Col "dovere", se non altro verso noi stessi, di porci con misura e con presenza nelle situazioni, anche in quelle più difficili, ma col diritto di essere fragili, di vacillare, di crollare finanche. Si, vacillare e crollare come inalienabile diritto di un'umanità vera e partecipe. 
Come scrive saggiamente Paulo Coelho ne Il Manuale del Guerriero della Luce: "Ciò che fa annegare non é l’immersione, ma il fatto di rimanere sott’acqua." Non è nel crollo che si realizza la nostra disfatta. Anzi, nel crollo magari c'è quell'ennesima opportunità di crescita che è occasione e sviluppo ed evoluzione. Quel diritto a sentirsi fragili, impauriti, timorosi, "a pezzi": sensazioni vive, che rimpiangere non avrebbe senso alcuno. Bello-brutto, gioia-dolore: la vita  è fatta di dicotomie che  si rincorrono, alternandosi. Come hai accolto l'entusiasmo, la forza, la fiducia imperitura (o che credevi tale), così accogli la debolezza, il dubbio, la delusione, con il rispetto che meritano. Solo così sarai davvero in sintonia con te stesso, solo così darai alla tua persona la possibilità di riposare nelle proprie emozioni e di abbracciare anche la debolezza, di curarla con amore e pazienza, per riemergere e risorgere a nuova forza e a nuove possibilità.


domenica 14 luglio 2013

Cose che ho imparato

A dire sì alla vita, nelle sue manifestazioni più incredibili e imprevedibili. A non avere limiti, limiti nell'essere o nell'amare, nel pensare o nel fare. A vedere il bello vero nelle cose più strane. Ad amare la moltitudine di umanità che incontro. A imparare dai miei maestri, tutti, sopratutto dal mio barman del cuore, dagli amici ritrovati, dal mio Maestro di yoga. A non credere solo alle apparenze, certo, ma a fidarmi dei miei feelings, che fino a prova contraria ci pigliano sempre. A stringere amicizie improbabili, ché talvolta da quelle escono le cose migliori. A lasciare andare... anche le persone che vorrei ancora con me. A essere liquida, che è il motivo per cui pratico tanto. A rendermi conto che la strega l'ho materializzata io, e ora sarà meno facile che se ne vada. Ma anche che se ne andrà, che le streghe non restano per sempre. A fidarmi del mio istinto, del mio cuore, del mio corpo. A fidarmi delle persone che mi risuonano nel profondo. Ad appoggiarmi agli amici di sempre, a quelli così veri e belli che quando li vedi ti commuovi dalla gioia. Ad ascoltare, un po' di più. A dubitare, ma con tranquillità. A essere felice di quella felicità che nasce da dentro. A sentirmi protetta dalla mia super-squadra. A leggere gli occhi, e a saperli leggere proprio bene. A guardare tutto con uno sguardo laterale, col pensiero laterale, da centro a centro, però. A capire che prima divento "o tutto o niente" e  poi, e solo poi, modulo e a mixo: sono fatta così, me ne son fatta una ragione. A non aspettarmi che questa ragione se la facciano anche gli altri. Ad amare il "mix&match" di ogni cosa, perché quando mixo, e mixo sempre, non mi ferma più nessuno. A essere leggera, di quella leggerezza che fa sentire così wow! Ad amare i miei mille stili, mille gusti, mille pensieri. A sentirmi sicura. A sentirmi bene davvero.
Cose che ho imparato, in questa vita; cose, molte, che ho affinato in questi primi sei mesi del 2013... sei mesi di memorabile bellezza.

mercoledì 5 giugno 2013

Insieme

E di nuovo l'Universo che ci parla. Appena dopo aver scritto un post dolce-amaro sulle relazioni, trovarsi immersi nella bellezza della condivisione, traboccanti di amore per le persone belle che si ha avuto la benedizione di incontrare e di conoscere, persone belle alle quali si vorrebbe donare di più di se stessi, di più di ciò che realmente a oggi si è potuto fare. Sentirsi chiamati, sentirsi responsabili, perché è insieme che le cose si possono cambiare. "Insieme". La felicità di uno è la felicità degli altri, l'interconnessione non è concettuale, è reale. Tangibile. Siamo qui, in questo viaggio bello e infinito che si chiama vita, qui, dove si avvicendano momenti, esperienze, accadimenti. Siamo qui per vivere appieno, per avere il coraggio di guardare in faccia le storture e le brutture che ci vengono proposte e imposte da chi ancora non ha capito cosa sta accadendo e sopratutto non ha capito come ora, si proprio ora, in questo periodo storico così complesso, sia fondamentale prendere coscienza della nostra profonda connessione, corresponsabilità e umanità.
Mi inchino al potere dell'Universo di comunicare con noi in modo così chiaro e diretto, mi inchino alla mia pratica dello yoga, che mi sta conducendo su un percorso di bellezza inestimabile, mi inchino ai miei Maestri e ai miei compagni di viaggio, che mi insegnano quotidianamente la molteplicità della vita, mi inchino a chi sceglie con coraggio di percorrere la propria strada nel rispetto degli altri.
Ecco, questa chiamata a essere presenti, consapevoli, generosi, attenti, partecipi, sinceri, trasparenti, coraggiosi, autentici, questa chiamata, che è anche una grande sfida, accogliamola. E' la strada bella da percorrere, ognuno coi suoi talenti e con il proprio bagaglio di esperienze, col sorriso che anche oggi tra mille difficoltà abbiamo saputo condividere e scambiarci. Io l'accolgo, sperando di essere all'altezza, sapendo che inciamperò, magari cadrò, ma che non perderò l'entusiasmo di esserci con tutta me stessa.

domenica 17 marzo 2013

Scintille

Il cielo di Roma in cui si riverbera il mare. La vicinanza tangibile degli amici. Chi sogna insieme a me. Chi crede insieme a me. Non voler scendere a compromessi, ma vivere ciò che si ama come merita di essere vissuto. Scegliere un'altra onda, e per ora restare in rada a guardare il mare agitato all'orizzonte. Sapersi protetta, stretta in un saldo abbraccio. Ridere, tanto, fino alle lacrime. Ascoltare canzoni che emozionano. Sentire l'energia di ciò che c'è, di ciò che si è creato, del frutto delle proprie azioni. Amare ogni istante. Ogni singolo, meraviglioso, irripetibile istante.

mercoledì 27 febbraio 2013

Beautiful

Per ricordare che ognuno di noi ha una sua meravigliosa e particolare bellezza interiore ed esteriore che va oltre, ben al di là di tutto ciò che chiunque può permettersi di dire o di pensare.
Per ricordare che siamo proprio noi stessi a dare il potere ad altri di ferirci, anche solo a parole, e che talvolta concediamo quel potere proprio a chi ci è più vicino, o a chi vorremmo più vicino.
Per ricordare ogni giorno, ogni istante, di amarci, di credere in noi stessi, nei nostri sogni, nelle nostre capacità... no matter what they say.

Molto di più non riesco a scrivere. 

Faccio parlare un video e una canzone. Che hanno espresso tutto questo molto meglio di come posso fare io.


Coraggio. You are beautiful.

domenica 17 febbraio 2013

Back to the body

Accade anche che, a volte, senza accorgercene, ce ne andiamo via. Via dal nostro corpo. Anche noi, abituati ad abitarlo, muoverlo, viverlo, sentirlo. Anche noi che con lo yoga abbiamo affinato le nostre capacità di stare nel corpo, di percepirne i moti più sottili, noi che conosciamo a fondo l'importanza di essere nel nostro corpo, veicolo fondamentale della nostra percezione e del nostro essere qui, ora.
Eppure, può accadere.
Perché ci perdiamo in preoccupazioni, aspettative, desideri, progetti. O perché rifuggiamo sensazioni fisiche di disagio, emozioni disturbanti o vero e proprio dolore fisico, con cui non riusciamo a stare pienamente. E viviamo solo nella mente. Con la mente riflettiamo, ponderiamo, sogniamo, pregustiamo, pianifichiamo. Nella mente ci rifugiamo, quando il corpo ci comunica dolore più o meno profondo, e mentre attendiamo che le cure facciano il loro effetto, compartimentiamo senza volerlo alcune parti di noi, le confiniamo al margine della consapevolezza, cerchiamo di non sentirle, e nel contempo, senza esserne pienamente coscienti, ci irrigidiamo, chiudiamo canali di comunicazione fondamentali, perdiamo la presenza totale, e confinati nella mente viviamo a metà. A essere ottimisti.
Se siamo fortunati però, o meglio ancora consapevoli che tutto questo può accadere, a un certo punto ci arriva qualche segnale. Il segnale del disagio fisico che, liberatosi dalle grinfie della mente, si agita, si dimena, fino ad affiorare accentuato o trasformato. Il segnale delle notti insonni, dei risvegli improvvisi, della mascella serrata, del mal di testa, di fastidi più o meno acuti. E, riconosciuto il segnale, è il momento di fare qualcosa. 
Tornare nel corpo.
Con la pratica. Praticando, con dolcezza perché magari si è deboli o comunque provati mentalmente e la pratica pare anch'essa più ostica. Accostandosi con delicatezza ai ritmi, alle asana, a savasana. Accettando che i primi momenti possano essere difficili, con il corpo irrigidito, debole, poco stabile. Ma fiduciosi. Perché può volerci qualche tempo, minuti o forse qualche giorno, ma non appena l'energia ricomincia a fluire più liberamente, il nostro corpo recupererà forze, ritmo, stabilità, fluidità. Ci sentiremo di nuovo presenti, sempre più radicati nel corpo, sempre meno prigionieri della mente. E la mente inizierà a rilassarsi, a liberarsi, a svuotarsi. La visione tornerà nitida, il mondo attorno a noi riprenderà luce, suoni, colori più vividi, immediati, reali. E di nuovo radicati a terra, potremo davvero estenderci nuovamente verso il cielo, vedere con mente serena e limpida, essere pienamente, relazionarci veramente, liberamente vivere.