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venerdì 13 novembre 2015

Accade ora.

Quando te lo raccontano spesso non sai bene come in effetti sia. Cerchi di immaginare, di farti un'idea, di carpirne il segreto, ma qualcosa sfugge, come sempre sfuggenti sono tutti i vissuti intensi che trasformano davvero le nostre vite, in un senso o nell'altro.

Ma quando lo vivi, quando ci sei dentro, quando accade a te, non puoi più avere dubbi.

E sono due le parole che si affacciano alla mente:




Shift


Empowerment




Un connubio che si nutre reciprocamente, plasmando nuove realtà.

Lo sguardo ai mesi passati - una manciata a farne almeno un anno, se non quasi due - ti rimanda un'immagine: il motore di una F1 mentre il semaforo diventa rosso... in quei secondi di cui non si conosce la durata... prima che diventi verde.

E quando scatta il verde la differenza la senti: nel rombo, nel passo, nel senso di liberazione.

Un cavallo che si lancia al galoppo. Usain Bolt che scatta dai blocchi di partenza. Il primo quadruplo axel perfetto all'inizio del programma. La potenza che esplode in certi brani di Ezio Bosso. L'applauso che scroscia alla fine di una performance mozzafiato. Il brivido di un bacio dopo mesi di attesa.

E lì tutto cambia.

Tutto.

Il prima resta sfumato, sbiadito. Quasi non comprendi come potesse apparirti completo, più che abbastanza. E strizzi gli occhi un paio di volte. Come può essere?

E l'Adesso diventa luce potente, un fuoco che arde, un'energia incontenibile che ti invade. Uno squarcio nel velo di maya, che ti rivela un mondo nuovo, scintillante di nuove possibilità, una radura incantata in cui esplorare, perderti e ritrovarti nel mezzo del sole più splendente, tra condivisioni genuine e toccanti, tra la quiete di chi non ha più nulla da cercare, ma solo la gioia di esperire.

E non c'è più nulla da combattere, l'ultimo baluardo si è frantumato, sbriciolato in finissima polvere che ogni soffio di vento disperde sempre più lontano, e ti senti come su una spiaggia immensa, le onde dell'oceano che cantano, il vento che ti accarezza, il sole che ti inonda di vita.

Non c'è nulla da combattere, c'è solo da amare. Non esiste un campo di battaglia, esiste una Terra che ci sostiene e ci nutre, un'energia che tutto pervade, una connessione che ci chiede solo una cosa: unirci alla Vita, dismettere le vesti ormai logore del guerriero, indossare quelle della mera presenza, dell'attenzione, dell'umiltà, della meraviglia. Fare tesoro delle passate esperienze, consci dell'impermanenza di ogni cosa, consci del nostro essere un'espressione creativa di un Universo ricco e abbondante, consci delle benedizioni che affollano la propria vita, consci del dovere di onorare con autenticità il nostro cammino.

Un cammino di luce, di cui le ombre sono parte integrante, ma sono ombre: fuggevoli, inconsistenti, mutevoli. Sempre presenti, nell'incessante pulsare della Vita, ma parte di un tutto, HaTha, Sole e Luna, Espiro ed Inspiro.

Il respiro. Lo spazio. Il fuoco. La terra. In un fluire incessante, un sutra di esperienze, di insight, di nuove scoperte, di quiete profonda.

Sostare in questo spazio. Lasciarsi colmare dall'esperienza. Muoversi da qui.







mercoledì 4 novembre 2015

Pura magia!

Il cambiamento a volte spaventa, è vero. Quante volte ce lo diciamo, quante volte ce lo sentiamo dire.
Ma il cambiamento può anche essere (e, spesso in effetti è) il più grande dono che la vita possa avere in serbo per noi.
E ci sono cambiamenti che bussano alla tua porta da mesi, da anni, e tu, per una ragione o per l'altra hai sempre fatto orecchio da mercante, ignorato le avvisaglie, fatto finta di non sentire. Ma lui non si scoraggia, il cambiamento, lui che è l'emissario dell'Universo e che con le buone o con le cattive ha un solo compito: aiutarti a camminare sulla tua strada.
E quando finalmente spalanchi quella porta - magari con titubanza perché, anche se da anni sentivi che era la cosa veramente giusta da fare, il momento in cui posi la mano sulla maniglia per aprire la porta è sempre accompagnato dal brivido dell'ignoto lungo la schiena - beh, dicevamo, quando spalanchi quella porta... WOW... è solo senso di gioia, di liberazione, di magia, di nuovo inizio, di un universo di splendide possibilità che ti accolgono come un giardino in fiore in cui perderti tra mille e una meraviglia.
Quella sensazione di rinascita, di essersi scrollati di dosso un peso, un vecchio abito polveroso e ormai stretto e liso, per volteggiare nella luce e nei colori di un mondo nuovo, luminoso, tuo.
E quando senti quel senso di libertà e di gioia esploderti nel cuore, quel desiderio di cantare e di ballare e di perderti in ore di meraviglia e stupore, di lasciarti volteggiare e saltare e abbandonarti a guardare il sole solcare il cielo e inebriarti di vita, beh... non c'è veramente altro da dire:

la vita è pura magia.


(Immagine da Pinterest)



sabato 28 marzo 2015

Non è obbligatorio essere felici.

Ci sono persone che stanno male là fuori. Persone che hanno problemi veri, che affrontano battaglie che nemmeno possiamo immaginare, sofferenze laceranti, angosce insostenibili, fatiche improbe. Ci sono persone alle prese con dolori magari meno devastanti, ma comunque forti, che mettono alla prova, che lacerano cuore e volontà. Ci sono persone con traumi alle spalle, grandi o piccoli son pur sempre cicatrici nell'anima. E quasi tutti noi qualcosa appresso ci portiamo, che sia uno sfregio del passato o uno schiaffo del presente.
E non se ne può più di sentire osannare questo facile concetto del "per essere felici basta volerlo essere" e "respira e smetti di pensare e tutto va a posto". Ma a posto cosa? Con la bacchetta magica?
Sono una yogini di lunga data, pratico e insegno quotidianamente e con passione e con questo post non intendo smentire né l'importanza del respiro né del centrarsi ed essere presenti nel qui e ora e nemmeno dell'essere artefici del proprio esperire. Tutte pratiche fondamentali, essenziali per stare bene, per fluire attraverso la vita con grazia, coraggio, presenza e anche con serenità.
Ma da qui a voler vendere il fumo di "respira tre muniti al giorno" e i tuoi problemi svaniranno in un puffff! ne passa.
Queste meravigliose pratiche, la meditazione in primis, lo yoga, il tai chi e qualsiasi pratica intesa a portaci a contatto con il nostro Sé più profondo e a dis-identificarci con il nostro Ego e con i nostri problemi, richiedono, appunto, pratica. Anni di pratica intensa e intenzionale per poter giungere a quella possibilità di navigare anche le acque più impervie e spaventose della vita con una salda dose di serenità.
E a chi in quelle acque furiose ahimè ci si trova già senza aver fatto anche già esperienza di quanto sopra è assolutamente indegno voler schiaffare in faccia  la frasetta "è il tuo atteggiamento che crea la tua felicità... respira... e stai nel presente... e tornerai felice" come se con uno schioccar di dita si potesse divenire un monaco illuminato.
Oltre a vendere fumo e a illudere le persone, le si offende pure. Perché siamo umani, e in quanto umani proviamo emozioni, che sono talmente iscritte nella nostra umanità da essere le medesime per ogni essere umano su questo vasto pianeta, al di là di cultura, popolo, latitudine, epoca di appartenenza e di qualunque altra "distinzione" possa venirci in mente. Siamo biologicamente cablati per provare emozioni, che hanno loro pattern, neurotrasmettitori e aree cerebrali di attivazione, e che si sono conservate nei millenni perché funzionali alla vita. E infatti difficilmente un vero Maestro ti dirà mai che nella vita si può giungere a non provare nulla (come fine della propria evoluzione, se si intende intraprendere quel tipo di percorso) ma semplicemente ti dirà che con la pratica si potrà giungere a non identificarsi con ciò che si prova. E difficilmente un vero Maestro dirà che il fine ultimo è essere felici (di quella che normalmente identifichiamo come felicità) bensì quello di saper gioire della vita in tutte le sue manifestazioni, anche in quelle dolorose.
Non è obbligatorio essere felici. Accidenti, ci sono dei momenti nella vita e delle situazioni in cui riuscire a essere comunque felici è il dono e il talento di alcuni, che per indole o per capacità sono particolarmente "resilienti". Che ce ne sono, per carità, ma non tutti siamo così. E voler insinuare che quella resilienza sia alla portata di tutti "con un semplice click" mi viene da dire è un insulto all'umano sentire.
Portiamo, invece, rispetto profondo per chi soffre, di dolori di qualsiasi magnitudo, e non sa farsene una ragione, e non ci sta dentro, e non vede la luce, perché vederla pare umanamente impossibile. E chi è nella possibilità di offrire un aiuto, lo offra senza dipingerlo come un'analgesico orosolubile che agisce in un microsecondo, ma offrendo la propria presenza, esperienza ed empatia, illustrando un eventuale percorso di consapevolezza per quello che è: una pratica assidua, un compagno di viaggio che non fa miracoli istantanei ma che può certamente col tempo e con la dedizione divenire un'abitudine dai poteri miracolosi.


lunedì 9 febbraio 2015

Quella responsabilità, grande, di accudire un dono.

Abbiamo una grande responsabilità. Quella di vivere davvero, appieno, di realizzare il nostro destino, ciò che la nostra anima è chiamata a fare ed esprimere in questo mondo, nel transito della nostra vita.
Una responsabilità difficile da compiere, ostacolati come siamo da mille e uno input discordanti, dal flusso delle esperienze che talvolta ci portano altrove, in un altrove in cui non sappiamo come siamo capitati, in cui a stento ci riconosciamo, in cui a lungo andare ci perdiamo.
E noi, noi fortunati o meritevoli, non importa, che ci siamo riacciuffati dall'oblio di una vita che non era la nostra, comunque ciò sia avvenuto, abbiamo una responsabilità ulteriore: vivere appieno, non sprecare questa opportunità, dare tutti noi stessi in questa occasione di essere veramente.
Saper guardare oltre all'ostacolo del momento, saper tenere a freno la paura, saper mostrare compassione per quel nostro entusiasmo che scivola così facilmente nella fragilità. Non siamo soli, siamo in tanti, tante anime che hanno saputo fermarsi, ascoltare, mettere un punto, e cogliere l'occasione - comunque si sia presentata - di andare a capo. E ripartire. 
C'è quell'istante meraviglioso, che molti conosceranno, in cui ti guardi intorno e - siano trascorse settimane, mesi o anni da quando hai messo il famoso punto e sei andato a capo - vedi. Vedi per la prima volta, davvero, cosa hai realizzato in quel periodo di tempo,  in cui a volte ti è pure sembrato di girare in circolo senza trovare una via di uscita, in cui ti sei chiesto se la strada imboccata era quella giusta (sul dover mettere il famoso punto e doverne imboccare una, invece, di dubbi non ne hai magari avuti mai...), in cui forse hai davvero tremato un po'. E quando vedi tutto quello che hai saputo fare e divenire, quando vedi che la svolta tanto agognata quando affogavi nel non-senso di un'esistenza che non sentivi tua, è realmente avvenuta e realmente ti ha riportato in te, quando vedi tutto ciò, in quel momento è cuore che si apre, respiro che si espande, gioia che trabocca, senso di compiutezza che ti avvolge. 
In quel momento la responsabilità diventa grande, ancora. Perché quel dono - ripeto, che tu te lo sia conquistato con lacrime e sangue o con un passaggio in prima classe, poco cambia - di una vita vera, di una vita tua nel senso più bello del termine, non è realtà immutabile iscritta nella pietra, è vita vibrante da coltivare e da amare, da nutrire, da far fruttare per il bene tuo, per il bene di altri, per quel senso più grande che è poi in fondo il motore che ti ha portato fin qui, attraverso le scelte, le critiche, le notti più o meno insonni, il lavoro, l'impegno.
Felici, grati, fortunati e dediti, con anima e cuore, a coltivare bellezza e verità, a dimostrare che sì, si può fare; che sì, gli spazi e le opportunità si creano; che sì, dove ci sono volontà e reale desiderio le cose accadono; che sì, il tutto richiede presenza costante, costante centratura, dedizione totale; che sì, da lì in poi tante altre cose ancora possono accadere.

Un Namasté dal cuore. Profondo, denso, riconoscente.


venerdì 16 gennaio 2015

Il salto nel vuoto, il cambiamento radicale, quello spaventa di brutto. Anche chi ci sta accanto mentre spicchiamo il volo...


In questi giorni sto condividendo e accogliendo i timori e le ansie di un'amica, donna deliziosa, capace e intraprendente, di qualche anno più giovane di me, di fronte a quel salto quantico che è un cambio radicale di vita. Ansie e timori legati a ciò che verrà, ma anche fortemente alimentati dalle resistenze e dalla contrarietà di alcune tra le persone a lei più vicine e care. Lei è convinta, decisa più che mai, e a mio parere votata necessariamente al successo per le sue qualità personali e per il fuoco che arde in lei, ma le resistenze e la contrarietà si fanno sentire. E non è facile.
E mi sono così sorpresa a pensare a quanto sia comune tutto ciò, a come sia spesso (e non sempre, perché le generalizzazioni non hanno senso) qualcosa che abbiamo sperimentato in molti, noi che abbiamo volontariamente stravolto la nostra vita.
Non sono solo i genitori, che magari ci hanno caricato di aspettative e che temono per il nostro futuro in modo viscerale e talvolta spaventato, ma anche gli amici, soprattutto quelli di sempre, della scuola o dell'università. Quelli per i quali sei sempre stata l'avvocato e capo del personale che conduce trattative sindacali, che scrive contratti blindati, che istruisce cause in tribunale, che commina sanzioni disciplinari, che aveva una carriera anche importante dispiegata davanti a sé... e che non si capacitano. Non si capacitano non tanto che tu abbia lasciato tutto, che abbia intrapreso un percorso nuovo, diverso, quanto del fatto che tu quella cosa "nuova", quello che pareva un passatempo lo abbia convertito - in un blog, in un'attività di insegnamento, in un progetto in crescita. Ti vogliono bene, lo sai e lo senti. Ci sono, li vedi, ci parli. Ma avverti quel senso come di imbarazzo quando si lambisce l'argomento.
Al momento lascia perplessi, è vero. Poi guardi meglio e comprendi. Vogliamo chiamarla tecnicamente "proiezione" o "identificazione"? Oppure una più discorsiva e prosaica "fifa blu"? Paura. Paura del nuovo? Mica tanto. Come ripete sempre il mio Maestro, non è tanto la paura del nuovo. È la paura di lasciare il conosciuto per il nuovo, quella è la paura vera. Perché se il nuovo si aggiunge al conosciuto, stiam tutti bene... ma il salto nel vuoto, il cambiamento radicale, quello spaventa di brutto.
E quindi, e penso anche alla mia amica, manteniamo il cuore morbido e accogliente con chi ci ama e nel contempo ci pare distante mentre compiamo il salto. Non è che non ci sono, non è che sono invidiosi o disfattisti. Probabilmente no (sempre per non generalizzare). Hanno paura, forse. Di perdere te, come ti hanno sempre conosciuto, ciò che sei e rappresenti per loro. Di perdere anche un po' se stessi, come si sono sempre rapportati con te, ciò che sono e rappresentano per te. (E forse anche di confrontarsi con le loro scelte, passate, presenti e future, chissà.)
Accogli questi timori, questa titubanza. Sono umani e sacrosanti, e chissà quante volte li hai provati anche tu, consapevolmente o meno. Diamo tempo, così come lo abbiamo dato a noi stessi (perché gli stravolgimenti volontari di vita raramente sono frutto dell'impulso e molto spesso invece sono covati e nutriti a lungo nel segreto profondo della nostra anima), diamo quel tempo anche a chi ci ama e vede (potenzialmente) stravolto il rapporto con noi. Tempo. Amore. Cuore. Pazienza. Ascolto. Presenza. Respiro.


mercoledì 24 dicembre 2014

Guardo bene, guardo a fondo, e lì scorgo la tua anima.

È Natale. È arrivato.
Le ultime commissioni, gli ultimi pacchetti, qualche telefonata, i primi messaggi di auguri a chi ci è vicino, perché paradossalmente sono loro gli ultimi a cui si fanno gli auguri, il più a ridosso possibile del giorno di Natale.
È un Natale speciale per LiV Yoga, un Natale che ha portato doni grandi, parole importanti, calore nell'anima e una nuova serenità.
È un Natale nuovo, per un nuovo sentire che si fa sempre più evidente nel cuore, sempre più profondo nell'anima.
È un Natale di ascolto, un Natale non come culmine ma come inizio di un nuovo ciclo, di una nuova onda.

Ed è il Natale in cui comprendere e finalmente lasciare andare.

Ho pensato tanto a loro, coloro i quali, in un passato recente o remoto, in un modo o nell'altro mi hanno spezzato il cuore, deluso profondamente, abbandonato nel momento del bisogno, accoltellato alle spalle. Molti di loro sono ormai lontani, in cammino su altre strade, altri invece incrociano ancora il mio percorso, e i nostri sguardi, volenti o nolenti, talvolta devono incontrarsi. Alcuni ancora provano ripetutamente a mettermi i bastoni fra le ruote e a seminare perfidia, a porre ostacoli e a incrinare rapporti

Ma dopo tanto soffrire, tanto tentare di allontanare da me il pensiero e il ricordo, tanto cercare di rappezzare i danni e di prevenirne di ulteriori, finalmente ho saputo mettermi in ascolto davvero di ciò che la mia "guru" ripete sempre, di quella parola dal potere grande: compassione. Com-passione. E così iniziare a guardare un poco oltre, non solo con la mente, ma col cuore. E iniziare a guardare dietro, o dentro, a quell'involucro che tutti noi siamo, a quel corpo e quella personalità e quelle vicende che ci hanno resi così, e che ci fanno muovere, agire, pensare, sentire così.
E cominciare a sentire - e non a giustificare solo razionalmente - la ragazzina che ha cercato nell'anoressia quel grido disperato di amore, l'uomo che ha visto tutto sfuggirgli dalle mani mentre tutto sembrava essere ormai suo, la donna abbandonata da mariti e figli, l'uomo cresciuto in mezzo alla malattia e alle separazioni e in fuga sempre e comunque. E sentire quella paura di amare e di essere amato, la necessità di ammaliare chiunque a ogni costo, il rifugiarsi in un tempo passato di immobilità, la suscettibilità alle facili lusinghe e il terrore di perdere un ruolo. E così tante altre vicende ancora, tutte diverse, tutte colme di significati che non conosciamo, che sono nascosti nelle pieghe delle storie di ciascuno, sofferenze subite e gioie conquistate, timori e rivalse, delusioni e sogni da perseguire. 
Sentire, e non solo afferrare con la mente. E improvvisamente vederla, guardando bene, guardando a fondo, e lì scorgere l'Anima. L'anima gioiosa di ognuno di noi, libera, lucente, leggera, colma di amore, priva di paura, autentica, generosa. Scorgerla e sorriderle.
E provare quella com-passione per ognuno di noi, per i nostri sforzi, le nostre battaglie, i nostri sogni realizzati o annientati, per le paure, per le necessità, per le vicende a volte terribili a volte "solo" faticose, per le solitudini, per le ombre. Com-passione, perché ognuno di noi naviga questo mare a volte calmo e trasparente, altre volte cupo e in tempesta, altre volte ancora silenzioso e imperscrutabile.

Quanto sarà difficile perdonare definitivamente, non lo so ancora. Quanto sarà difficile provare questa com-passione quando ancora arriveranno stilettate e schiaffi, non lo so ancora. Quanto sarà difficile restare in questo spazio e in questa consapevolezza, anche questo è ancora un mistero.

Ma ho iniziato a lasciare andare davvero, e questo è uno dei doni grandi di questo Natale, un dono di cui sono grata e a cui mi inchino: aver potuto scorgere quel luogo e quello spazio, aver potuto sentire nel cuore quella morbidezza, avere percepito con forza il potere di lasciare andare, e in alcuni casi di amare senza confini, di sentire le nostre anime ancora dialogare tra loro, al di là delle distanze terrene.

Che sia per tutti un Natale di speranza, di amore, di luce.

Namasté.








lunedì 17 novembre 2014

Perché centrarsi non è tutto.

Sto attraversando settimane difficili. Non gravi, ma impegnative, in cui tutti i programmi sono saltati, in cui ci si deve riorganizzare, in cui l'assistenza da garantire ad altre persone si è posta in primo piano, in cui ci sono stati stravolgimenti fisici ed emotivi. Un periodo turbolento, che durerà ancora parecchio tempo. E sto attraversando questo periodo con grazia e con l'aiuto fattivo e morale di molte persone che ci sono, ognuno a modo suo, nelle infinite declinazioni che l'amore, la solidarietà e l'empatia sanno esprimere, un caleidoscopio di parole, messaggi, abbracci, presenza, gesti, cose, pensieri, azioni. La presenza, l'esserci, che ci rende così umani, che ci unisce, che ci fa forti, insieme.
E sono grata di tanta bellezza, di ogni sfumatura che il cuore umano sa dipingere, di ogni sorriso, sguardo ed emoticon.
Ma in mezzo a tanta soffice presenza, si notano anche delle assenze, dei vuoti, dei silenzi, dell'indifferenza, di persone che non credevi. Non credevi, non tanto per il rapporto che intercorre (le relazioni, si sa, spesso sono intrise di soggettività, di aspettative, di illusioni, di convenienze, di apparenze, di mezze verità),  ma per ciò che queste persone praticano e professano. Quotidianamente.
Eppure. Eppure, per strano che sia, è così.
E allora ti trovi a riflettere, sulla centratura, sul non attaccamento, sul vivere nel qui e ora, sul momento presente, sull'ascolto interiore. Le pratichi e le insegni anche tu, tutte queste cose, ti ci ispiri nel tuo essere, nel tuo fare, nel tuo scrivere su questo blog. Sono cose in cui credi, di cui hai sperimentato la potenza, la rilevanza, la verità. Eppure. Eppure manca un pezzo. Perché se centrarci, vivere nel presente, non attaccarci a niente e nessuno, si traducono in anestesia emozionale, in mancanza di empatia e di coinvolgimento, in incapacità di esprimere gesti di presenza e di affetto, di tatto e di partecipazione (o almeno di comprensione), forse ci si è persi per strada qualcosa.
Quel qualcosa che è intrinseco al nostro essere umani: il sentimento, l'emozione, l'amore vero e incondizionato. L'Amore per noi, per noi esseri umani, che viviamo, quotidianamente respiriamo su questo pianeta, quotidianamente manifestiamo la ricchezza del nostro mondo interiore, quotidianamente interagiamo, quotidianamente ci esprimiamo, ognuno nel modo e nel linguaggio che gli è proprio, quotidianamente viviamo attimi, attimi che sono un eterno presente, che tuttavia tessono la trama di una vita, in cui si svolgono e si svelano sogni, pensieri, emozioni, paure, speranze. E pur restando centrati, distaccati, radicati nel "qui e ora" questo è ciò che succede tutto intorno a noi, le cose accadono, le persone vivono, sperano, gioiscono, soffrono, fanno fatica, cercano appigli, lavorano. Tendere una mano, offrire un sorriso, scrivere un messaggio, scambiare uno sguardo... sono tutte espressioni della nostra umanità. 
Centrarsi, allora, è sì importante, ma non è tutto. Centrarsi è una dimensione individuale, essenziale, difficile, ma se fine a se stessa, diviene sterile, ci rinchiude in una bolla che rischia di rasentare l'indifferenza. Se il nostro essere centrati diviene sinonimo di chiusura, se restare in quella dimensione di non attaccamento ci rende distanti dalla vita che pulsa, dall'universo di anime intorno a noi che vive e che si esprime, se ciò accade, saremo magari sereni e imperturbabili, ma sterili. Sarà uno sterile passaggio il nostro, incapace di nutrire altre vite, di scambio consapevole di energia, di condivisione. Aprire il cuore, essere interessati all'altro, offrire la nostra presenza, esserci... tutto questo è nutrimento vero, per gli altri, per noi, per tutti.

Namasté.


mercoledì 24 settembre 2014

Pensieri che scorrono nei primi giorni di autunno

E' autunno, è arrivato.
Settembre corre sempre, più di ogni altro (paradossalmente) il mese dell'inizio, delle attività che riprendono, dei corsi da prenotare, degli abbonamenti da rinnovare, degli impegni da pianificare.
Settembre corre, e noi con lui, proiettati verso l'autunno, verso la stagione in cui la natura si ritrae in se stessa, gli animali selvatici accumulano provviste nei boschi per i mesi freddi del letargo, tutto si prepara ai lunghi giorni di buio e di quiete, in un andirivieni, un movimento costante, un turbinio di foglie nel vento.
Quelle foglie che si fanno croccanti, i colori a riscaldarsi come a voler restituirci un po' di quel fuoco che il sole ora donerà all'altro emisfero, in quell'alternanza magica che sono le stagioni. 
E un poco sfasa questo sentirci all'inizio (l'inizio del nuovo anno scolastico per molti di noi resta come l'inizio vero, tangibile, pratico dell'anno), quando in realtà siamo nel ciclo della fine, della natura che ha compiuto il suo viaggio attraverso le stagioni, del raccolto dei frutti, del ritorno al buio da cui poi tutto originerà di nuovo.
Nelle città un po' tutto questo si perde. Restano le foglie sui  marciapiedi e la parabola del sole a ricordarci tutto ciò, e il freddo che lentamente si insinua tra gli stipiti e i vestiti.
Cerco nell'aria, nel cielo quel contatto con la natura, quel contatto che durante l'estate mi ha restituito molto, e comunicato molto di nuovo. Quel dialogo col mare, quel silenzio dei monti, quello stupore davanti ai cieli stellati, quello specchiarsi nella luna.
Cerco, e so che la ricerca vera è dentro di me. Verso quel nucleo profondo da cui tutto si diparte, che tutto ascolta, che tutto comprende.
Viviamo di ruoli, di pensieri, di luci e ombre, di emozioni, Siamo presi in mille cose, attività, impegni, relazioni, viaggi, percezioni che in ogni istante si fanno strada in noi, a livello cosciente e nel sottobosco fitto dell'inconscio, come semi che magari un giorno germoglieranno, ricoperti dalla terra e dalle foglie di questo autunno ancora acerbo.
A volte ci perdiamo, altre vorremmo aver dato e fatto meglio e di più, altre ancora siamo un po' immobili, perplessi. 
La vita ci offre occasioni innumerevoli per essere, per viverci, per esprimerci. Non sempre siamo soddisfatti della nostra espressione nel mondo. Ma anche questa "imperfezione" ha un valore. Ieri insegnando sentivo una qualità sfuggente delle mia presenza. C'ero, ma avrei voluto esserci meglio. Un suono distonico, che forse solo io ho percepito, ma che mi ha disturbata per le ore a seguire. La realtà è che nella nostra umanità dobbiamo fare i conti con le nostre naturali fluttuazioni, di umore, di centratura, di presenza. Strattonati spesso tra le nostre manifestazioni e i nostri ruoli, il nostro centro talvolta si sfilaccia, per esserci ovunque, contemporaneamente. Ci vuole pazienza, dedizione e mestiere per comprendere, apprendere, lasciare andare anche questo.
Consapevoli che dentro di noi pulsa quel nucleo autentico, unico, profondo, che ci riconnette con noi stessi e con l'infinito, ogni volta che ci rivolgiamo a lui, ogni volta che guardiamo il mondo, ascoltiamo, respiriamo, ci esprimiamo attraverso di lui. 


domenica 15 giugno 2014

Più forte di me

Lentamente.
L'avevo scritto su Facebook ieri, della necessità di essere gentile con me stessa e di concedermi del riposo. Nonostante l'essermi coricata alle due del mattino per non perdermi la partita dei Mondiali, sono stata brava, e sono stata molto gentile e comprensiva con me stessa, oggi, concedendomi di non-fare, di non-programmare, di non-pensare (quasi). Ho fatto molte cose, certo, ma nessuna con l'idea di svolgere ciò che il "senso del dovere e del compimento" mi prospetta solitamente come mie attività quotidiane cui dedicarmi. Non ho fatto nulla di consequente a una decisione senziente o a una pianificazione precedente. Ho fatto, ciò che veniva e come veniva. Lentamente, dimentica di orari e di consequenzialità.
E cosa ho fatto? Ho oziato un po', certo, ma ho anche praticato yoga, letto qualche articolo interessante, visto un paio di video altrettanto interessanti, e ora sto scrivendo. Come a dire, ciò che normalmente faccio quotidianamente: praticare, studiare, curiosare, scrivere. Solo, non me lo sono prefissata: è semplicemente avvenuto, come naturale estrinsecazione del mio essere.
E sono molto felice. Sono felice di sapere che, in un giorno dedicato a rigenerarmi in vista di un periodo intenso che si prospetta all'orizzonte, il mio essere più profondo abbia ricercato proprio ciò a cui dedico ormai da anni gran parte delle mie giornate: lo studio, lo yoga, la scrittura, la ricerca di ispirazione per il mio cammino spirituale e per la crescita della mia consapevolezza e delle mia possibilità di condividere. 
Lentamente lascio che anche questa presa di coscienza penetri come acqua nel terreno della mia anima, lo nutra e lo vivifichi, e lentamente mi rendo conto consapevolmente della bellezza di tutto quanto mi sta accadendo.
Sono una persona fortunata, molto, a potermi occupare quotidianamente delle mie passioni, ma non è una mera fortuna caduta dal cielo: è stato un percorso lungo, il mio, verso questa possibilità di essere autenticamente, il frutto di scelte non facili, l'esito di periodi meno felici, molto più ostici, di una deriva da cui a un certo punto non pensavo più di poter far ritorno. Non ho fatto ritorno, in effetti. O meglio, ho invertito la rotta, ho scorto all'orizzonte ciò che era prima, molto prima della deriva, ma poi ho proseguito oltre, col mio carico di esperienze a dare valore a ogni scelta, a ogni passo.
Anche oggi incontro ostacoli, anche oggi alcuni fantasmi del passato tornano col loro ghigno e con la loro gelida stretta e cercano di riportarmi nell'ombra della paura e della paralisi. Ma oggi, contrariamente a un tempo, sono più forte, le esperienze, anche quelle dolorose, attraversate e maturate, mi hanno resa più sicura e consapevole, e quei fantasmi riesco a guardarli con serenità e calma per poi volgere lo sguardo altrove e continuare il mio lavoro e il mio percorso lungo la strada che mi ha scelto. Perché in fondo non credo siamo noi a scegliere la nostra strada, o meglio, non siamo solo noi: non è una scelta a senso unico, siamo anche chiamati a muoverci in una determinata direzione, ciò che solitamente viene definito come qualcosa "di più forte di me" che ci prende e ci trasporta. Credo sia esperienza di tutti, quella di sentirsi a proprio agio nel muoversi in contesti di cui non si può dire siano stati oggetto di una nostra scelta cosciente, ma piuttosto opportunità che si sono palesate a noi e che abbiamo colto d'impulso, con gioia e con il desiderio di impegnarci a fondo.
Così, questa sera, riposata e rigenerata, mi concedo ancora quella lentezza e quell'ozio che così tanto mi hanno portato in dono oggi, e sorrido. Sorrido alle sfide del prossimo futuro, alle decisioni da prendere, alle scelte da compiere, alle battaglie in cui cercheranno di trascinarmi. Sorrido, perché la felicità che provo ora, e che provo da giorni, anche nel bel mezzo delle piccole tempeste che inevitabilmente accompagnano i cambiamenti e le piccole o grandi svolte della vita, è più forte di qualsiasi timore e di qualsiasi remora, più forte di passati ingombranti e di futuri incerti, più forte di tutto. Più forte di me.


lunedì 5 maggio 2014

#My30Days

Questo post è stato concepito in uno di quei luoghi che sono casa, vita, purezza. In un luogo in cui ancora respira lo spirito di mio nonno, maestro di vita, di rispetto e di dignità. Lì, dove lui trovava quadrifogli e stelle alpine, camminava per chilometri nella natura, mi insegnava a leggere, a scrivere, e a vivere una vita che avesse un senso. E quel senso era fare qualcosa che piacesse davvero, non per edonismo, ma per rendere onore e omaggio al nostro creatore, quel Dio in cui mio nonno aveva fede incrollabile e che gli ha donato una vita sana e una morte consapevole e serena.
Questo post nasce in un momento di pace inattesa, durante una vacanza che non credevo possibile, quando nulla sembra andare come razionalmente pianificato e tutto, invece, pare allinearsi secondo un ordine superiore. E nasce dall'essere e dal contemplare senza sforzo, da un fluire in cui rompere gli schemi è spontaneo, dove improvvisare è amorevolmente condiviso.
Questo post trae ispirazione da tre donne, due libri e un'iniziativa, e fonde in un sentimento unico spunti diversi. C'è la passione scientifica e vitale che anima Alma Whittacker, protagonista dell'ultimo, splendido romanzo della mia adorata Elizabeth Gilbert, che mi fa perdere in un diciannovesimo secolo di botanica e di emozioni. C'è ancora lei, Liz Gilbert, che vende la sua strepitosa casa munita di "skybrary" e che posta su Facebook un video esilarante. C'è la scoperta, per me, della vita a impatto zero di Paola Maugeri, e del suo bellissimo libro di ricette "Las Vegans", da cui traspaiono la forza di volontà di una scelta e l'impegno a portarla avanti e a diffonderla, con decisione, sì, e con grinta, ma sempre nel rispetto di chi la pensa diversamente. C'è Lauren Rudick con le sue 365 handstands - una al giorno per un anno -, iniziativa che al momento mi ha fatto sorridere, e poi sorridere ancora, ma con spirito diverso.
E nell'aria aleggia quel qualcosa, e alla mia mente affiora una parola: "commitment". Sì, un libro della Gilbert si intitola "Committed", lo so. E non è certo un caso se tutto sembra convergere in una direzione, energia che vibra armonicamente, che comunica e stimola pensiero, visione, creazione.
In quale precisa direzione, in quale punto di convergenza e di caduta ancora non lo so. Ed è per questo, forse, che non sto ancora pubblicando questo post. Tuttavia il movimento in me, nella mia coscienza, è sensibile, a tratti lucido, profondamente intriso di entusiasmo, di gioia e di motivazione.
Essere "committed to a cause", impegnati totalmente in qualcosa in cui si crede, trovare stimolo nell'impegno, e profonda gioia nel compierlo. L'impegno che troppo spesso, purtroppo, viene inteso come impegno verso qualcosa di difficile per noi da compiere, di "nobile ma faticoso", di virtuoso e per ciò stesso deprivante. E invece no. No, perché questa storia che siamo stati messi al mondo per soffrire ci ha forse influenzati troppo, mentre è alla gioia dell'impegno che è importante dare spazio.
E mentre redigo, a spizzichi e bocconi questo post, che contrariamente al mio solito è un work-in-progress, sempre lei, Elizabeth Gilbert, posta il link al suo secondo TED Talk, e parla proprio di questo in fondo: della sensazione di confort, di sollievo, di protezione anche, del dedicarsi a ciò che amiamo fare, e che amiamo più di noi stessi. Quell'impegno, quella dedizione, appunto, a qualcosa che amiamo e che abbiamo più o meno scelto o che ci è stata donata dal destino, e nel cui compimento raggiungiamo il nostro fulfillment di esseri umani, il nostro supremo essere. Così, lei scrive e torna sempre e comunque a scrivere, incurante degli esiti e indipendentemente dal successo o dall'insuccesso, e, come lei, donne e uomini che si dedicano a qualcosa, grande o piccolo che possa apparire al mondo, ma enormemente rilevante per la loro esistenza, a cui tornano ancora ed ancora perché è lì che si sentono vivi.
Chi si batte per cause nobili e vistose, chi si sfida a fare una verticale al giorno per un anno... paiono universi distanti, cose di peso e di valore totalmente diversi... ma è apparenza influenzata dalle credenze sociali. La sostanza è altra, lo spirito e l'entusiasmo sono i medesimi, un moto spontaneo di un'anima verso il compimento del suo senso e del suo scopo, che possono modificarsi nel tempo (e tanti possono essere i sensi e gli scopi per ciascuno) come invece restare unici e monolitici. Infinite le declinazioni. Ma è l'essere "committed" ciò che fa la differenza, ciò che dona alle azioni quell'aura di completezza e di bellezza, quel senso di rilevanza e di significato.
Riscoprire la gioia dell'impegno, del lasciarsi trasportare da quel flusso, da quell'esperienza di flow di cui mirabilmente ed esaustivamente ha scritto Mihaly Csikszentmihalyi, cercando di sondarne gli aspetti più nascosti.
Chi pratica Yoga conosce quella sensazione, la vive durante la pratica con intensità e con totale presenza, ma tutti noi la conosciamo, perché ciascuno la prova nel compiere alcune attività più di altre, si tratti di leggere, scrivere, giocare a calcio, cucinare, guidare o quant'altro.
Ecco, io credo che se tutti noi ci concedessimo il tempo e il diritto di dedicare almeno qualche istante della nostra giornata alle attività che amiamo, o anche a una particolare attività che abbiamo trascurato e che vorremo riportare nella nostra quotidianità, o a una piccola o grande sfida con noi stessi che avremmo sempre voluto sostenere, la nostra vita sarebbe migliore, e con essa il nostro umore, il nostro entusiasmo, la nostra vibrazione energetica, e ne beneficeremmo noi in prima persona ma anche le persone accanto a noi e l'ambiente stesso in cui viviamo.
Un po' come l'esercizio delle gratitudine (quello di trovare almeno cinque cose nella nostra giornata di cui essere grati e prenderne nota), credo che l'esercizio di dedicare del tempo a qualcosa che scegliamo di fare per la mera gioia di farlo, possa essere un toccasana per la salute, l'umore, la qualità della vita.
Ecco, da tutte queste sensazioni e riflessioni nasce per me il #My30Days,  una scelta di impegno, di  commitment, la mia scelta di sperimentare in prima persona queste intuizioni, che forse ho esposto in modo confuso e sconclusionato proprio perché non ancora trasposte in azione, ma solo captate nell'aria in un periodo della mia vita che mi sta regalando ispirazione e intuizioni e la curiosità di metterle in opera, con entusiasmo, gioia, cuore e mente aperti e ricettivi.
30 giorni, perché sono curiosa di sperimentare, curiosa di provare dandomi un target di tempo ragionevole, non troppo lungo, ma nemmeno troppo breve (e chissà, poi magari diventeranno 60, 120, 240...). Committed to cosa?
Personalmente ho la fortuna di svolgere quotidianamente le attività che amo: praticare e insegnare Yoga, approfondire i miei studi, scrivere. Ma c'è una cosa che ho sempre amato fare, il cui valore affettivo e sociale mi è sempre stato a cuore, la cui importanza per il nostro benessere è da sempre al centro del mio approccio alla vita, ma che per tanto, troppo tempo ho trascurato, e non ho onorato come sarebbe bene e come vorrei: cucinare. Una grande passione, un grande amore, rimasto a prendere polvere nei meandri della mia anima, un po' sopraffatto dalla mia crescita di consapevolezza di questi ultimi anni, dalle evoluzioni e rivoluzioni che hanno connotato la mia vita. Ecco, è tempo ora di riportare anche questo al centro, mi manca e sento che molto avrà da donarmi e da insegnarmi.
E quindi, da oggi, #My30Days in cui sfidarmi a cucinare consapevolmente e con presenza (conscious cooking  si potrebbe chiamare) ogni giorno piatti diversi, scelti e preparati con cura, affetto ed entusiasmo.
Let's go! 30 days from today! Starting from... now!


P.s.: un post nato il 22 aprile e covato a lungo, con amore, pazienza e un'insolita lentezza...


lunedì 31 marzo 2014

Un affanno tra le righe...

Ieri leggevo un articolo scritto da un'americana - medico, yogini ed esperta conoscitrice di discipline olistiche - che raccontava di come un anno fa avesse scoperto di avere un tumore e di come avesse vissuto e affrontato la malattia. L'articolo, che raccontava tra l'altro della notevole presenza di spirito dell'autrice nel prendere in mano la sua situazione e, soprattutto, nello sconfiggere il male che l'aveva colpita, era tuttavia principalmente incentrato sul concetto: "Ho fatto tutto giusto, ho sempre condotto una vita sana, non ho una predisposizione genetica, non ho tenuto condotte a rischio, eppure mi sono ammalata lo stesso."
Mentre lo leggevo attentamente, non ho potuto fare a meno di scorgere una sorta di affanno: non - e sarebbe certamente stato oltremodo comprensibile, se non inevitabile forse -  in relazione alla malattia, alle cure subite, allo spavento, alla preoccupazione, ma con riguardo al suo stile di vita, al suo essere vegana, alle ore di pratica e di meditazione, alle sue conoscenze mediche allo- e omeopatiche, al suo essere molto amata e al suo molto amare, alla sua professione, alla sua schiera di amici fidati, al suo essere sempre di buonumore.
Un senso di affanno, di sforzo intenso sembrava accompagnare la descrizione delle sue scelte e delle sue abitudini, come se pur nella consapevolezza della bontà delle stesse, il rispettarle avesse costituito più una disciplina autoimposta che uno sviluppo naturale delle sue propensioni.
Si avvertiva tra le righe una sorta di attrito tra ciò che per lei era bene essere e fare, e un qualcosa nel profondo che pareva essere affaticato da questo regime. 
E così mi sono ritrovata a riflettere su qualcosa a cui ho sempre creduto: non è tanto cosa facciamo o non facciamo che fa la differenza (in questo caso in termini di prevenzione della malattia), bensì la nostra propensione spirituale, il nostro reale allineamento di anima, cuore e corpo a ciò che facciamo. La scelta più salutare può non avere effetti se ci induce a contrarci, a sforzarci, ad affannarci, se crea un attrito con il flow in cui siamo immersi. Non dico che sia questa la ragione per cui l'autrice in questione si è ammalata (sarebbe insensato, presuntuoso, pretestuoso e assolutamente privo di fondamento sostenerlo da parte mia), si tratta solo di una riflessione sorta da un feeling che il leggere le sue parole mi ha suscitato.
Come a dire: si sa che lo yoga - per parlare di quanto più conosco e mi sta a cuore - è un'attività sana e ricca di benefici, ma se una persona si accosta alla pratica solo perché sa che fa bene ma in cuor suo la vive come distante dal proprio modo di essere, ho seri dubbi che quei benefici possano davvero estrinsecarsi appieno nella vita di quella specifica persona. Anzi, l'ora di pratica potrebbe snervarla, alterarla, annoiarla, allontanarla dal proprio benessere e dal proprio sentirsi nel flow della vita e dell'esperienza. Personalmente è accaduto anche a me, sia nella pratica sia in relazione ad altre scelte salutari di vita, che mi hanno vista alla fine abbandonare certi percorsi, scoprirne altri, percorrere nuove strade, e infine, in alcuni casi, pure approdare - con nuova consapevolezza e nuova predisposizione d'animo, però, e questo non va sottovalutato - sulle strade inizialmente abbandonate perché all'epoca in distonia col mio vero essere.
C'è una cosa, credo, fondamentale in ogni scelta che compiamo: il nostro sentire più profondo. Stiamo bene? Ci sentiamo felici, soddisfatti e appagati (a praticare yoga, a scegliere un regime alimentare vegano, a meditare mezz'ora ogni mattina, a vivere a impatto zero...)? O ci sforziamo e autoimponiamo una disciplina che non ci richiede solo dell'impegno (come ogni disciplina o scelta che si rispetti) ma anche dei sacrifici che forse sono (per il momento o in questa situazione) troppo onerosi per noi? Il corpo si ammala, si sa, quando c'è una seria perturbazione del suo equilibrio, quando l'armonia del nostro essere si incrina o si altera. Il corpo, anche questo si sa, è in grado di mandarci i messaggi utili a farci riconoscere se qualcosa non va: sta alla mente coglierli, e alla nostra consapevolezza operare quelle scelte che riportino equilibrio e armonia. E la mente può riuscire a cogliere i messaggi se ascolta il cuore e le emozioni: il senso di benessere e di gioia che ci pervade quando stiamo operando in sintonia con la vita, il senso di ristrettezza e di tensione che accompagna talvolta altre nostre azioni, sebbene "sulla carta" positive e assennate.
È, alla fin fine, credo almeno, sempre e di nuovo una questione di porsi in ascolto attento, open-minded e ricettivo del nostro sentire, e di agire sulla scorta del nostro istinto e di quelle emozioni più profonde che proprio l'ascolto ha portato alla nostra piena consapevolezza.


sabato 28 dicembre 2013

Duemilaecredici

Il mio diario personale dell'anno scorso si chiudeva con una pagina intitolata "Grazie 2012" in cui avevo condensato i miei pensieri di gratitudine per un anno che era stato straordinario, particolarmente bello e intenso. 
Oggi sono qui, a pochi giorni dalla conclusione del 2013, altrimenti chiamato da molti "duemilaecredici", e mi sento di dire con profonda consapevolezza: un anno di una bellezza e di una potenza incredibili. 
Io ci ho creduto fino in fondo, a tutto, a tutto ciò che ho fatto, scelto, sofferto, creato, pensato, amato, temuto, coltivato, vissuto. Non è stato un anno facile, ma non ho mai smesso di credere, mai, nemmeno per un istante, nella bellezza di questo Universo, nell'energia che tutto crea e tutto permea, nella forza dell'Amore, nell'importanza della parola "insieme", nella bellezza dei sogni, nello yoga come mia via elettiva, nel cielo e nelle stelle. Corpo e mente hanno vacillato, pericolosamente, ma il cuore non ha smesso un solo istante di essere forte, presente, determinato. E il cuore, alla fine ha saputo sconfiggere demoni e paure, dolore e debolezza, vincere momenti di sconforto e gioire pienamente nei tanti attimi sospesi nel tempo e così incredibilmente belli da lasciare senza fiato.
Il mio cuore oggi quasi esplode di gratitudine, per le tante belle persone che sono arrivate o tornate nella mia vita (voi, quelle tornate, siete un dono così prezioso, così ricco di significato da commuovermi sempre), e per la serenità con cui ha saputo lasciare andare chi doveva andare per la sua strada, per la bellezza del percorso che ho intrapreso e che mi sta facendo crescere di giorno in giorno, per le tante piccole cose belle che costellano le mie giornate, per la generosità di Amici veri, per gli incontri con anime belle, per la musica che tanto amo e tanto mi da, per gli sguardi commossi delle persone a cui ho avuto l'onore di poter donare qualcosa, sfiorare l'anima, regalare un sorriso.
Un anno di risate, di emozioni forti condivise fortemente, di paure da vincere insieme, di mani da stringere, di abbracci che curano, di parole importanti, di silenzi densi. 
Ora mi accingo a concluderlo nell'abbraccio di persone meravigliose, che mi hanno cambiato la vita, a cui devo molto di quanto ho appreso e realizzato in questi ultimi anni. E mentre sarò con loro, il mio cuore sarà in ogni luogo insieme alle tante altre persone che costellano la mia vita e che con il loro affetto e con la loro presenza illuminano il mio cuore, la mia anima, la mia strada.
Tutti profondamente, intensamente, indissolubilmente interconnessi.
It's pure love.


lunedì 23 dicembre 2013

Xmas is knocking at the door...

Ci siamo, è quasi Natale. Un Natale che quest'anno è arrivato un po' all'improvviso, per me. Mi ci sono ritrovata senza nemmeno accorgermene, trasportata dai flutti intensi di una vita che prende strane accelerazioni a volte, scavalcando ostacoli, per giungere in una rada inattesa, riparata, confortevole. E lì sosti volentieri, ti abbandoni, ritrovi l'arte dell'abbandono e del lasciare andare, ti affidi, e nel farlo è come se tutto si quietasse, pensieri, emozioni, sensazioni, necessità. Ti accorgi di non riuscire a scrivere, non per mancanza di contenuti, ma perché tutto si lascia essere e vivere con quel ritmo lento che rincorriamo freneticamente nella vita, un ossimoro insolubile.
Così accetti, di non riuscire a scrivere, di rispondere alle mail con tempi non tuoi, di accorgerti solo ora che un sms aspettava una risposta da qualche giorno e confidi che chi ha atteso sappia capire, e quando spieghi, in effetti capiscono. Perché non sei tu ad aver perso tempo, è il tempo che ti ha rallentato, la vita a un certo punto ha saputo come far sì che tu potessi, finalmente, riposare, rigenerarti, rinascere.
E così arriva il Natale, e prima di esso l'anniversario di quel Rebirth-day che ti ha cambiato la vita (per la cronaca di quel giorno clicca qui, per le emozioni che ha evocato invece qui), e fai quella cosa che non pensavi di fare: scrivere all'amica persa, e comunque purtroppo non ritrovata, per ricordare la condivisione di attimi importanti e per augurarle che la vita le porti la bellezza che ora risplende nella tua, la gioia dei sogni avverati, dei momenti vissuti con presenza, degli abbracci con persone speciali. Non sai sei hai fatto bene, ma l'hai fatto col cuore, con quello spirito che il Natale accende negli animi, che è giusto seguire ed esprimere.
Natale è simbolo di Amore e di condivisione, di cuori colmi, di sguardi carichi di significato, di parole gentili. Natale è yoga, è quell'unione che fa bene, che vivifica, che consente ai cuori di librarsi e di volare alti.
Sono grata alla vita, all'Universo, di avermi condotta a questo momento dell'anno con la gioia nel cuore, l'energia che scorre vibrante, i pensieri sereni, l'entusiasmo vivificato. Sono grata, perché è stato un anno così bello, denso, impegnativo, importante, e trovarmi a Natale con quest'animo, con questa leggerezza e cuore aperto, con tanto affetto intorno a me, è il dono più bello che la vita potesse concedermi. 
Il mio Grazie non sarà mai abbastanza grande, e per questo non smetto di ripeterlo, con il sorriso sulle labbra mentre la stanchezza mi avvolge ora, invitandomi al riposo. 
Grazie.


martedì 26 novembre 2013

Pensieri che vanno per la loro strada

Pensieri che frullano copiosi per la testa. Molti, di colore diverso, apparentemente slegati tra loro, che mi rendono difficile sedermi alla tastiera e scrivere. 
Eppure. Eppure l'urgenza di farlo, per via di quella sensazione che ci sia un filo conduttore, sottile e resistente, che li tiene insieme, e per la consapevolezza che forse solo lo scrivere, l'abbandonarsi alla scrittura potranno portare alla luce la sottile trama che unisce questi piccoli, variopinti frammenti.
Il sole di questi giorni illumina il nostro avvicinarci all'inverno di una luce dorata che ricorda molta della luminosità che mi ha accompagnata nell'ultima settimana, dopo un week-end di pratica, di condivisione, di risate e di amicizia, che mi ha consentito di schiacciare il tasto pausa e di godermi ogni attimo, sospesa nel tempo, lontana da tutto.
E tornata a casa, questa luce dorata si è diffusa ovunque, e ora illumina la quotidianità, gli impegni, i piccoli e grandi contrattempi, e mi restituisce quella lentezza e quel po' di impassibilità che dopo anni di pratica era diventato parte di me, ma che si era un po' perso nel corso di questi mesi fisicamente e psicologicamente impegnativi. Una nuova, ritrovata morbidezza, il desiderio di restare in quella zona di calma, non di calma passiva, ma di quiete attiva, che lo yoga ci fa sperimentare, e che saper portare "out of the mat" è una di quelle cose che ci cambiano la vita. Un ritorno all'interiorità, un ritorno a quelle piccole cose importanti che sono vita, sono la nostra vera vita, da cui la vita vera poi ulteriormente sboccia e si sviluppa. 
Così trovarsi a parlare e a leggere delle separazioni che possono farci male, separazioni da amori, ma anche da quei "brothers & sisters" che diventano gli Amici, quelli veri, con cui si condividono pezzi di anima e di vita, quelli con cui si affronta il male e si festeggia il bene, e che quando, per qualsivoglia ragione, si allontanano o ci vengono strappati dalle braccia, ci mancano come se qualcuno avesse lacerato un pezzo del nostro corpo. E condividere la sofferenza, talvolta la disperazione, che si prova, il senso di impotenza, di ingiustizia, e quel desiderio di cancellare e di riparare il passato per cercare di creare una nuova possibilità di essere di nuovo insieme. E partecipare anche a quella che a volte appare come un'impossibilità, che scrive una parola "fine" difficile da digerire.
Eppure, nulla nasce o muore. Tutto si trasforma, così si dice almeno. E la luce dorata anche questo illumina, illumina quella possibilità di lasciare davvero andare, di accettare, di perdonare. E poi però: no, ti dicono che no, perdonare ancora risulta difficile. E lo capisci, si capisce. Chi non l'ha provato: essere certi di aver superato un dolore, di essere andati oltre, e poi basta un giorno di pioggia, una canzone alla radio, e i morsi dell'angoscia ci attanagliano ancora. Ma si va oltre, si può andare oltre; non è facile certo, ma davvero succede, col tempo, con il coraggio di scegliere di serbare nel cuore il bene che quella persona ci ha fatto e di lasciare andare il male, con il coraggio di sapere che siamo anime interconnesse, che ciò che ci siamo donati l'un l'altro crescerà nelle rispettive vite e ci porterà lontano, resterà con noi, magari anch'esso trasformandosi, ma restando comunque con noi.
E poi gioire per il Natale in arrivo, per le vacanze, ormai vicine, per la felicità di andare in posti incantati, con le persone che si amano, col solo desiderio di stare intensamente nel momento, nel qui e ora, centrati, presenti, consapevoli.
La luce dorata illumina gli edifici, e le persone al loro interno, oggi. E così sentirsi felici per le chiacchierate con sconosciuti, per la partecipazione a progetti improvvisati, per le risate che sgorgano spontanee, per la leggerezza che se sapessimo coltivare e spargere come zucchero a velo su ogni nostra azione ci consentirebbe di scivolare sulla vita con quella grazia che è respiro e che è luce.
Scorgere la felicità, sentirla palpitare sotto la superficie, vederla esprimersi totalmente nei sorrisi, negli squadri, nei gesti. Riconoscere la grandezza di chi sa dare il peso giusto alle cose, capire che da ogni istante, scambio, gesto c'è da imparare. Sentirsi parte di un Tutto che si muove, un Tutto che la paura e le difficoltà possono anche spaventare e momentaneamente paralizzare, ma le cui innate vitalità e spinta al cambiamento non potranno essere fermate. Respirare l'aria fredda, lasciassi inondare dal sole, accettare di scrivere un post sconclusionato  e di pubblicarlo, perché solo il lasciar andare questi pensieri nel mondo, per la loro strada, è ciò che si sente di voler far ora.
Namasté.


mercoledì 13 novembre 2013

The blog-side of my world

Sono giorni di autunno. Quei giorni di autunno in cui il sole splende ancora della sua luce più bella, per nascondersi poi frettolosamente dietro alle nuvole che colorano di un grigio tenue questo cielo novembrino. Sono giorni in cui molto, se non tutto, sembra tornato in ordine, al suo posto. Sono giorni più quieti, forse i più calmi da mesi, privi di quella tensione che ormai da troppo tempo scandiva il trascorrere del tempo. Sono giorni in cui un timido equilibrio sembra essersi instaurato, tra l'azione e la riflessione, tra il lavoro e il riposo, tra fare ed essere. Il ritmo autunnale, le foglie che cadono, la quieta brezza, la sera che scende sempre prima, quel chiarore un po' freddo, che prelude al buio illuminato  dalle vivaci luci del periodo natalizio, quegli abbozzi timidi di decorazioni, i primi profumi di arancia e di cannella, il rosso e l'oro che compaiono nelle vetrine, i passi lenti sulla strada, la musica di James Blunt.
Ho sempre amato la grazia e i colori di questa stagione, magica, e le emozioni che risveglia, il desiderio di leggere nella calda luce di casa mentre fuori è buio, il the del pomeriggio, i momenti di sospensione tra la vitalità chiassosa dell'estate e le gioiose canzoni natalizie. La voglia di scrivere, il desiderio di condividere. E la gratitudine per aver trovato fonti di ispirazione inesauribili nella mia vita in donne che come me amano scrivere, e scrivere di vita. E amano questa vita nelle sue infinite manifestazioni. E cercano di mostrare sempre quella luce, quella bellezza che c'è negli scorci delle nostre città, negli incontri e nelle relazioni, nei piccoli contrattempi e nei grandi dolori. Un piccolo grande mondo di condivisione tra anime che si incontrano on-line, in quel mondo virtuale di cui non si sa mai bene cosa pensare, ma che in alcuni casi diventa fucina di meravigliose collaborazioni, di condivisioni, di scambi di pensieri e di esperienze. Nel mondo vasto e sempre più interconnesso, piccoli gioielli risplendono un po' ovunque, anche in quei blog pieni di grazia che si ha la fortuna di scoprire, di iniziare a leggere quasi per caso, per poi trovarsi a essere parte di una piccola community di persone che cercano di portare il loro sguardo e il loro entusiasmo un po' ovunque. Letture che ispirano, che fanno sorridere, che comunicano o informano, accompagnate talvolta da immagini altrettanto belle, da colonne sonore che creano atmosfere, o sottolineano quelle già rese dense e tangibili dall'abilità e dal cuore di chi scrive per noi. 
The blog-side of my world, quella parte di un mondo complesso e variegato, in cui tante sono le ispirazioni che creano realtà, dipingono sfumature, trasformano vite e progetti. In questo autunno, in cui i sorrisi affiorano lentamente ma sempre più luminosi, in cui ci si ritrova fuori da una tempesta da cui non si credeva di potersi mai liberare, sentire distintamente il battito delle emozioni, scorgere la bellezza in ogni istante, credere davvero che tutto sia possibile, perché non si è soli a costruire sogni, progetti e futuro, ma si è insieme a un gruppo di persone accorate ed entusiaste, e insieme si danza una coreografia con leggerezza e profondità, e con la stabilità e la fluidità che ogni azione necessita per essere in equilibrio con questo mondo, che in ogni istante ci da l'opportunità di cogliere bellezza e amore, di farli nostri, di dare il meglio di noi stessi per onorarlo appieno.

Una canzone su tutte, per me, in questo autunno colmo di magia:


Namasté.


mercoledì 23 ottobre 2013

Step out in the world... shimmering stars are waiting for you

L'ispirazione sono loro: donne e uomini, i loro sogni e il loro metterli al mondo.
Donne e uomini che non si accontentano, oppure che fan di necessità virtù, o che semplicemente vivono l'urgenza di fare e di esprimersi.
L'ispirazione è una giovane donna bella, fortunata e capace, che vive una vita e svolge un'attività che molti definirebbero già "da sogno", che però, no, non si ferma: ha un sogno, un sogno altro rispetto a quanto già ha realizzato, e senza rimpiangere nulla, ma anzi continuando ad amare il suo lavoro, moltiplica gli sforzi (e magicamente anche il tempo) e usando al meglio il trampolino che la vita le ha offerto e che lei ha saputo negli anni rendere ancora più flessibile, si lancia a capofitto nel perseguimento di quel sogno, cogliendo ogni occasione, cavalcando ogni possibilità, sicura, conscia e consapevole che quel sogno è già realtà.
L'ispirazione è un uomo, cui la vita ha improvvisamente tolto quasi tutto... e lui quel tutto semplicemente se l'è ripreso, in altra forma, totalmente in altra forma, facendo di necessità virtù, entrando nel mondo della spiritualità, studiando e approfondendo... e ora cammina sicuro lungo un percorso in cui crede, sviluppando progetti che portano del bene dove più ce n'è bisogno, con gli occhi brillanti di entusiasmo e il sorriso sereno di chi è esattamente dove vorrebbe essere.
L'ispirazione è un ex militare: anch'egli ha abbracciato stretto un mondo, quello dello yoga, ma con un abbraccio colmo di ironia e di voglia di ridere, di ridere un po' di tutto... e il suo humour è contagioso, illumina le giornate di molti, ridimensiona le preoccupazioni di altri.
L'ispirazione è un artista, un artista senza eguali, dotato di una sensibilità incredibile, di una conoscenza profonda dell'animo e del corpo umano, di un talento puro e originale. Un artista che potrebbe sedersi sugli allori, comodamente accettare compromessi, sfruttare biecamente un sistema che potrebbe portarlo molto in alto. Ma quella vetta non gli interessa. Sogna altro, sogna meglio. E accetta consapevolmente lo sforzo e la fatica e la lentezza di un processo lungo e difficile pur di non tradire il suo sogno, la sua anima, il suo talento, la sua visione.
L'ispirazione è una donna che non sa ancora bene se domani il suo impiego ci sarà ancora, ma che con cuore coraggioso e solida fede non perde il sorriso e nemmeno la voglia di condividere contenuti e sapienza, di partecipare alle gioie degli amici, di dedicarsi alla sua attività preferita, che poi è il suo sogno, e di investire in questa, perché se "del doman non c'è certezza" nell'oggi ancora si può scegliere, e lei sceglie di non arrendersi... consapevole che perseveranza e amore saranno premiati.
L'ispirazione sono loro e tutti quelli come loro, che con entusiasmo e dedizione ci guardano con occhi limpidi e luminosi, e che con un sorriso ci tendono la mano e ci invitano a uscire nel mondo con i nostri di sogni, per portarli allo scoperto, per viverli e condividerli.
Namasté.



venerdì 13 settembre 2013

Anime delicate...

... che si incantano davanti alle foglie mosse dal vento; che camminano per le strade lasciandosi attraversare dai suoni e dai colori, assaporando la luce di un settembre un po' in salita; che piangono per quell'amica che non le vuole più; che cercano bellezza in ogni luogo, in ogni istante; che non sono disposte a rinunciare a un solo grammo di quella bellezza nella loro vita; che sono fedeli a se stesse, anche se questo richiede dei sacrifici; che ballano se c'è da ballare, sempre e comunque: che ascoltano musica sprofondate nel divano quando quella bellezza sembra sfuggire o quando il dolore sembra sopraffarle; che non si arrendono mai di fronte alla vita, perché la vita è un viaggio talmente bello che arrendersi non è un'opzione; che non sanno se troveranno mai quell'appagamento che cercano, ma che continuano a cercare, perché "happiness is a journey, not a destination"; che un tempo sarebbero crollate, che oggi invece sono consce della loro forza e della loro bellezza; che amano se stesse, e amano la vita e la onorano con totale dedizione, passione, presenza.
A tutte le Anime belle e delicate, alla loro forza, al loro coraggio, alla loro meraviglia.
Namasté.


venerdì 6 settembre 2013

Un Grazie alla vita

Così. Estemporaneo. Puro. Non filtrato. Un Grazie per la musica che mi avvolge, mi trasporta, mi inebria, mi innalza su vette insperate e da lì mi mostra la magnificenza di ogni cosa. Per le amiche che mi aiutano, mi supportano e mi soccorrono per darmi la possibilità di almeno tentare ciò che sulla carta è impossibile. Agli amici belli bellissimi che condividono con me grandi gioie, profondi dolori, attimi di immensità, di vita vera e che danno senso a tutto ciò in cui credo. Grazie per il verde che fa capolino dalle finestre, illuminato dal dolce sole di questo settembre, a ricordare che la vita è così: semplice. Grazie per la gioia semplice e accessibile di un buon libro, della musica come compagna, della dolcezza dei pensieri, della grazia delle intenzioni. E per saper attendere, e nell'attendere leggere il mio cuore, e parlare attraverso di esso. Per l'accortezza e per l'impegno a sfiorare le situazioni con mano gentile, perché nella levità si trovano i gesti e le parole appropriate. Grazie per il ricordo del concerto di Ezio Bosso a Torino che ancora mi pulsa nelle vene e mi infonde vita e coraggio. Grazie per chi si sta prendendo cura di me, per chi mi apre gli occhi con gentilezza e mi invita a rallentare. Grazie alle emozioni che affiorano intense, belle e recano quella ricchezza che rende la vita meravigliosa. Grazie agli errori e agli imprevisti che fanno risplendere ancor più la ritrovata serenità di questi giorni. Grazie per tutte queste gemme preziose che costellano il mio percorso.


lunedì 29 luglio 2013

Che poi...

... tutto ha un senso, e quando guardi indietro, comprendi, capisci, accetti. Anche se guardare indietro non è il tuo modo preferito di stare al mondo, anche se non sei di quelle persone che di ricordo vivono e si nutrono, talvolta uno sguardo fugace, o anche uno sguardo più profondo, possono essere un buon modo per confermare la pienezza e la bellezza del presente. Vedere come tutto ti ha portato qui e come anche ciò che pensavi di non volere, che ti ha tenuto sveglio la notte, che ti ha angustiato e contro cui hai invano lottato, ecco, vedere come tutto questo a un certo punto si trasforma in bellezza, in opportunità, in ciò che forse non avresti mai pensato potesse essere tuo. E invece ora lo è, tuo. E lo è con tale pregnanza e intensità che non riesci più a immaginarti senza. 
Davvero la vita ti conduce per mano, davvero ti mostra con coincidenze e con segni inequivocabili la tua via, davvero è capace di resistere ai tuoi tentativi di resisterle per donarti, se saprai ascoltare e accogliere i suoi messaggi e affidarti alle sue cure, le esperienze che davvero possono far sbocciare il tuo vero Sè. 


giovedì 25 luglio 2013

Living asanas - Vrksasana: l'albero, the tree pose

L'albero. Che affonda le sue radici nel terreno. Il cui tronco si erge maestoso e forte. Le cui fronde si muovono al vento, spogliandosi e vestendosi di colori al cambio delle stagioni. I cui rami danno frutti, e docili crescono in ogni direzione sfiorando il cielo.

L'albero, che simboleggia il radicamento, il contatto con la terra, da cui trae non solo stabilità, ma anche nutrimento, le radici ramificate in profondità a trovare l'acqua, che nutre ogni organismo vivente, che rappresenta essa stessa la possibilità di vita per il nostro pianeta e per le forme animali e vegetali che lo popolano. E il fusto, che nella giovane pianta è flessibile, ma anche meno saldo del tronco più maturo, che col tempo acquisisce la forza per crescere ed essere stabile e concreto nel suo ergersi verso il cielo.
L'albero, che è ponte fra cielo e terra: le radici nel terreno, i rami a protendersi verso il cielo, ad aprirsi in ogni direzione, loro sì, flessibili, duttili, capaci di seguire il vento, di sopportare il peso della neve e poi di lasciarla cadere per liberarsi di nuovo e accoglierne di nuova, di essere rifugio per uccelli e animali. 
I rami, le infinite possibilità, che danno fiori prima, e poi frutti, che creano bellezza e nuova vita, che seguono i ritmi delle stagioni: si colmano di gioia e di gemme in primavera, per poi, variopinti, accogliere l'estate, con i frutti dolci e nutrienti che ricadono a terra; si tingono di colori incredibili in autunno, per poi spogliarsi in inverno e così lasciare che le foglie possano nutrire il terreno, quel terreno senza cui l'albero non sarebbe nato, cresciuto e divenuto ciò che è.
L'albero, allora, come metafora della vita, del suo svolgersi, delle qualità importanti per viverla appieno: radicamento, flessibilità, stabilità, equilibrio, sintonia con l'ambiente, capacità di accogliere, di elargire bellezza, di donare frutti, di lasciare andare, di interagire col terreno da cui la nostra stessa vita è sorta, di accettare la caducità, di svilupparsi in molte direzioni, di crescere, di estendersi verso il cielo, mantenendo vivo e presente il contatto con la terra, di svilupparsi armoniosamente.
Vrksasana è tutto questo: essere albero, essere posa.