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venerdì 20 febbraio 2015

When everything falls into place

Inutile nasconderlo: è un periodo bello per me.
Come si dice in inglese "when everything falls into place"... e tutto ora è lì, dove è bello che sia.
E tutto scorre, e tutto ruota, nell'immensità delle possibilità che ogni istante la vita ci offre.
E proprio in onore e per amore di questo turbinio, per riconoscenza e gratitudine per ciò che avviene, mi sono fatta un grande regalo e una grande promessa all'inizio di questo anno, un anno che profuma di nuovo e di movimento: di andare ancora più a fondo di ciò che sono, di riconnettermi sempre più con l'essenza che scorre in me, di concedermi ciò di cui per troppo tempo mi sono privata: esprimermi di nuovo e ancora con la forma di espressione che è stata sin dall'infanzia la mia prima vera voce, il mio mondo fantastico, la mia passione, le mie ore di totale felicità, il compimento e l'espressione profonda di me. E ora è tutto qui, il materiale, e sono tutti qui i colori, e c'è già una community variopinta con cui condividere, e un'insegnante deliziosa da cui re-imparare... E c'è il motivo per cui ho scelto di imbarcarmi, ora, in tutto questo: l'impaccio, la sensazione di un freno che trattiene la mia creatività dall'esplodere sulla carta o sulla tela. E c'è la frustrazione dei primi momenti, quando parti speranzoso e approdi un po' deluso. E c'è l'accettazione serena del gioco che si svolge nell'anima, quell'anima che forse non ha ancora il coraggio di involarsi e si trincera dietro al conosciuto ritornello "tanto non ha senso", e invece la consapevolezza che c'è tanto senso, grande senso, in tutto questo. E c'è il momento in cui mischi tutti i colori che avevi spremuto sulla tavolozza, pensando già a quando riproverai, domani o più tardi, e distrattamente pulisci i pennelli sulla carta prima di andare a lavarli... e il cuore un poco si rinfranca, di fronte a tratti che ti parlano, un timido linguaggio, ma sono lì... e un po' ti piacciono, nella loro semplice essenzialità, e non è nulla... ma è quel sorriso dell'infanzia che torna, e una piccola breccia si apre... ♡



mercoledì 24 dicembre 2014

Guardo bene, guardo a fondo, e lì scorgo la tua anima.

È Natale. È arrivato.
Le ultime commissioni, gli ultimi pacchetti, qualche telefonata, i primi messaggi di auguri a chi ci è vicino, perché paradossalmente sono loro gli ultimi a cui si fanno gli auguri, il più a ridosso possibile del giorno di Natale.
È un Natale speciale per LiV Yoga, un Natale che ha portato doni grandi, parole importanti, calore nell'anima e una nuova serenità.
È un Natale nuovo, per un nuovo sentire che si fa sempre più evidente nel cuore, sempre più profondo nell'anima.
È un Natale di ascolto, un Natale non come culmine ma come inizio di un nuovo ciclo, di una nuova onda.

Ed è il Natale in cui comprendere e finalmente lasciare andare.

Ho pensato tanto a loro, coloro i quali, in un passato recente o remoto, in un modo o nell'altro mi hanno spezzato il cuore, deluso profondamente, abbandonato nel momento del bisogno, accoltellato alle spalle. Molti di loro sono ormai lontani, in cammino su altre strade, altri invece incrociano ancora il mio percorso, e i nostri sguardi, volenti o nolenti, talvolta devono incontrarsi. Alcuni ancora provano ripetutamente a mettermi i bastoni fra le ruote e a seminare perfidia, a porre ostacoli e a incrinare rapporti

Ma dopo tanto soffrire, tanto tentare di allontanare da me il pensiero e il ricordo, tanto cercare di rappezzare i danni e di prevenirne di ulteriori, finalmente ho saputo mettermi in ascolto davvero di ciò che la mia "guru" ripete sempre, di quella parola dal potere grande: compassione. Com-passione. E così iniziare a guardare un poco oltre, non solo con la mente, ma col cuore. E iniziare a guardare dietro, o dentro, a quell'involucro che tutti noi siamo, a quel corpo e quella personalità e quelle vicende che ci hanno resi così, e che ci fanno muovere, agire, pensare, sentire così.
E cominciare a sentire - e non a giustificare solo razionalmente - la ragazzina che ha cercato nell'anoressia quel grido disperato di amore, l'uomo che ha visto tutto sfuggirgli dalle mani mentre tutto sembrava essere ormai suo, la donna abbandonata da mariti e figli, l'uomo cresciuto in mezzo alla malattia e alle separazioni e in fuga sempre e comunque. E sentire quella paura di amare e di essere amato, la necessità di ammaliare chiunque a ogni costo, il rifugiarsi in un tempo passato di immobilità, la suscettibilità alle facili lusinghe e il terrore di perdere un ruolo. E così tante altre vicende ancora, tutte diverse, tutte colme di significati che non conosciamo, che sono nascosti nelle pieghe delle storie di ciascuno, sofferenze subite e gioie conquistate, timori e rivalse, delusioni e sogni da perseguire. 
Sentire, e non solo afferrare con la mente. E improvvisamente vederla, guardando bene, guardando a fondo, e lì scorgere l'Anima. L'anima gioiosa di ognuno di noi, libera, lucente, leggera, colma di amore, priva di paura, autentica, generosa. Scorgerla e sorriderle.
E provare quella com-passione per ognuno di noi, per i nostri sforzi, le nostre battaglie, i nostri sogni realizzati o annientati, per le paure, per le necessità, per le vicende a volte terribili a volte "solo" faticose, per le solitudini, per le ombre. Com-passione, perché ognuno di noi naviga questo mare a volte calmo e trasparente, altre volte cupo e in tempesta, altre volte ancora silenzioso e imperscrutabile.

Quanto sarà difficile perdonare definitivamente, non lo so ancora. Quanto sarà difficile provare questa com-passione quando ancora arriveranno stilettate e schiaffi, non lo so ancora. Quanto sarà difficile restare in questo spazio e in questa consapevolezza, anche questo è ancora un mistero.

Ma ho iniziato a lasciare andare davvero, e questo è uno dei doni grandi di questo Natale, un dono di cui sono grata e a cui mi inchino: aver potuto scorgere quel luogo e quello spazio, aver potuto sentire nel cuore quella morbidezza, avere percepito con forza il potere di lasciare andare, e in alcuni casi di amare senza confini, di sentire le nostre anime ancora dialogare tra loro, al di là delle distanze terrene.

Che sia per tutti un Natale di speranza, di amore, di luce.

Namasté.








lunedì 17 novembre 2014

Perché centrarsi non è tutto.

Sto attraversando settimane difficili. Non gravi, ma impegnative, in cui tutti i programmi sono saltati, in cui ci si deve riorganizzare, in cui l'assistenza da garantire ad altre persone si è posta in primo piano, in cui ci sono stati stravolgimenti fisici ed emotivi. Un periodo turbolento, che durerà ancora parecchio tempo. E sto attraversando questo periodo con grazia e con l'aiuto fattivo e morale di molte persone che ci sono, ognuno a modo suo, nelle infinite declinazioni che l'amore, la solidarietà e l'empatia sanno esprimere, un caleidoscopio di parole, messaggi, abbracci, presenza, gesti, cose, pensieri, azioni. La presenza, l'esserci, che ci rende così umani, che ci unisce, che ci fa forti, insieme.
E sono grata di tanta bellezza, di ogni sfumatura che il cuore umano sa dipingere, di ogni sorriso, sguardo ed emoticon.
Ma in mezzo a tanta soffice presenza, si notano anche delle assenze, dei vuoti, dei silenzi, dell'indifferenza, di persone che non credevi. Non credevi, non tanto per il rapporto che intercorre (le relazioni, si sa, spesso sono intrise di soggettività, di aspettative, di illusioni, di convenienze, di apparenze, di mezze verità),  ma per ciò che queste persone praticano e professano. Quotidianamente.
Eppure. Eppure, per strano che sia, è così.
E allora ti trovi a riflettere, sulla centratura, sul non attaccamento, sul vivere nel qui e ora, sul momento presente, sull'ascolto interiore. Le pratichi e le insegni anche tu, tutte queste cose, ti ci ispiri nel tuo essere, nel tuo fare, nel tuo scrivere su questo blog. Sono cose in cui credi, di cui hai sperimentato la potenza, la rilevanza, la verità. Eppure. Eppure manca un pezzo. Perché se centrarci, vivere nel presente, non attaccarci a niente e nessuno, si traducono in anestesia emozionale, in mancanza di empatia e di coinvolgimento, in incapacità di esprimere gesti di presenza e di affetto, di tatto e di partecipazione (o almeno di comprensione), forse ci si è persi per strada qualcosa.
Quel qualcosa che è intrinseco al nostro essere umani: il sentimento, l'emozione, l'amore vero e incondizionato. L'Amore per noi, per noi esseri umani, che viviamo, quotidianamente respiriamo su questo pianeta, quotidianamente manifestiamo la ricchezza del nostro mondo interiore, quotidianamente interagiamo, quotidianamente ci esprimiamo, ognuno nel modo e nel linguaggio che gli è proprio, quotidianamente viviamo attimi, attimi che sono un eterno presente, che tuttavia tessono la trama di una vita, in cui si svolgono e si svelano sogni, pensieri, emozioni, paure, speranze. E pur restando centrati, distaccati, radicati nel "qui e ora" questo è ciò che succede tutto intorno a noi, le cose accadono, le persone vivono, sperano, gioiscono, soffrono, fanno fatica, cercano appigli, lavorano. Tendere una mano, offrire un sorriso, scrivere un messaggio, scambiare uno sguardo... sono tutte espressioni della nostra umanità. 
Centrarsi, allora, è sì importante, ma non è tutto. Centrarsi è una dimensione individuale, essenziale, difficile, ma se fine a se stessa, diviene sterile, ci rinchiude in una bolla che rischia di rasentare l'indifferenza. Se il nostro essere centrati diviene sinonimo di chiusura, se restare in quella dimensione di non attaccamento ci rende distanti dalla vita che pulsa, dall'universo di anime intorno a noi che vive e che si esprime, se ciò accade, saremo magari sereni e imperturbabili, ma sterili. Sarà uno sterile passaggio il nostro, incapace di nutrire altre vite, di scambio consapevole di energia, di condivisione. Aprire il cuore, essere interessati all'altro, offrire la nostra presenza, esserci... tutto questo è nutrimento vero, per gli altri, per noi, per tutti.

Namasté.


giovedì 22 maggio 2014

Il battito dell'anima

E oggi voglio dirvi com'è. Com'è che in mezzo alle difficoltà, alla confusione, all'incertezza, ai dubbi, ai contrattempi si può essere felici. Com'è che nonostante il batticuore e i mal di testa, il fiato corto e la stanchezza, ci si può sentire leggeri. Leggeri dentro, colmi di quella luce che anche nel frastuono dei pensieri e degli eventi riesce a farsi strada, e col suo bagliore a darti il sorriso. Quel sorriso quieto e quegli occhi brillanti che sanno di gioia profonda, di un senso di compiutezza, di destino, di possibilità, di verità.
Ognuno lo sa, lo sente, cos'è che davvero gli apre il cuore, e gli dona la vita, lo stimolo, il drive, per  credere, per mettersi in gioco, per tentare - ancora e ancora -  e per riuscire - sempre e di nuovo. Un passo in più, anche solo un soffio in più, ma è vita che palpita a quel ritmo che è solo nostro, solo tuo. Il battito della tua Anima.
Il battito della mia è lo Yoga. Nel senso più ampio, nobile e puro del termine. È lo yoga nelle sue forme, fisiche e astratte, nel suo potenziale di benessere e di cura, nel suo essere un approccio alla vita, e un appiglio a cui ancorare, talvolta, quella vita.
Nella confusione totale, in un momento in cui il turbinio della mente non accennava a calmarsi - non nel profondo, almeno - mi capita tra le mani un libro, uno dei miei tanti libri, di yoga. Sbadatamente lo sfoglio, le immagini, le parole, la carta... la quiete profonda. Eccola, la mente che si calma. Perché vedendo lì, stampato "nero su bianco" (in realtà sono immagini e scritte variopinte, una danza di colori armoniosi) ciò che quotidianamente faccio, ciò che insaziabilmente studio e sperimento, ciò per cui oltrepasso ostacoli, interiori ed esteriori, ciò per cui sento di mettermi in gioco, con passione e dedizione,  nel vedere rispecchiato lì tutto questo, il respiro rallenta e la mente si rischiara, il cuore si colma di gioia, il sorriso riaffiora, e quelle difficoltà, quell'incertezza, quella confusione, quei contrattempi sfumano in uno sfondo indistinto. Perché "io sono qui, come posso perdermi?". Sono qui, io, ed è qui, dentro me, quell'essenza che è il battito della mia Anima.
Così, tu, ascolta il tuo di battito, qualunque esso sia. E a lui ritorna, sempre, nei momenti di confusione e di incertezza soprattutto, e a lui affidati con serenità e fiducia. Quel battito ti porterà a destinazione, qualunque essa sia. E prosegui il tuo viaggio con fiducia e serenità, passo dopo passo, attimo dopo attimo. E vivi nel presente, e nel presente resta connesso al tuo battito. Ti porterà ovunque tu voglia andare. Leggero. Tranquillo. Felice.


venerdì 13 settembre 2013

Anime delicate...

... che si incantano davanti alle foglie mosse dal vento; che camminano per le strade lasciandosi attraversare dai suoni e dai colori, assaporando la luce di un settembre un po' in salita; che piangono per quell'amica che non le vuole più; che cercano bellezza in ogni luogo, in ogni istante; che non sono disposte a rinunciare a un solo grammo di quella bellezza nella loro vita; che sono fedeli a se stesse, anche se questo richiede dei sacrifici; che ballano se c'è da ballare, sempre e comunque: che ascoltano musica sprofondate nel divano quando quella bellezza sembra sfuggire o quando il dolore sembra sopraffarle; che non si arrendono mai di fronte alla vita, perché la vita è un viaggio talmente bello che arrendersi non è un'opzione; che non sanno se troveranno mai quell'appagamento che cercano, ma che continuano a cercare, perché "happiness is a journey, not a destination"; che un tempo sarebbero crollate, che oggi invece sono consce della loro forza e della loro bellezza; che amano se stesse, e amano la vita e la onorano con totale dedizione, passione, presenza.
A tutte le Anime belle e delicate, alla loro forza, al loro coraggio, alla loro meraviglia.
Namasté.


domenica 18 agosto 2013

Sogni, in una notte di mezza estate

È proprio vero: dopo una grande compressione segue sempre un'altrettanto grande espansione. Che poi la compressione sia fisica e la conseguente espansione emozionale, per noi praticanti yoga non è per nulla sorprendente. Così quel corpo costretto suo malgrado in posizioni innaturali, non appena può rilasciarsi nello spazio per un tempo adeguato, ritrova il respiro in tutta l'ampiezza della cassa toracica, ritrova morbidezza nelle articolazioni ed elasticità nella muscolatura. E ritrova lo spazio delle emozioni. 
Un rilascio lento, quello emozionale, che procede a scatti e stenta a decollare, ma che una volta avviatosi, cresce come un'onda che spazza via i detriti accumulati nei giorni della ristrettezza. E si sogna. Si sognano cose strane, persone che si credevano appartenere a un passato non più attuale o rilevante, persone da cui si pensava di essersi accomiatati serenamente e senza rimpianti e che invece in sogno tornano e portano a chiedersi: ma se tu fossi ancora con noi?    
E poi luoghi e avvenimenti, attimi di tempo vissuti, altri solo frequentemente immaginati, profumi e sapori. E intuizioni, indicazioni che conducono sulla via dei sogni, quelli coscienti, ora, e voluti, e desiderati. 
In una notte di mezza estate, quando sembrava che tutto fosse lontano, improvvisamente tutto è di nuovo presente e vivo. Qui. Ora. Sono presenti i progetti, le idee, gli affetti, i desideri, la mancanza, le paure, i timori, la concretezza, le ipotesi e le possibilità. Sogno e realtà si incontrano, come una sera al tramonto su una spiaggia un'Anima in viaggio incontra uno Spirito della foresta che le parla. Ma questa è un'altra storia, da raccontare quando le parole saranno abili e mature. Tuttavia, in quell'istante magico in cui la luce del cielo si fonde col moto del mare, quando tutto è solo qui e ora, solo energia pura e vibrante, in quel momento preciso si gioca tutto, l'incontro tra sogno e realtà, tra spirito e materia, e lì, proprio lì, in quell'istante infinito i sogni, i pensieri, la forma, l'essenza precipitano nel puro Essere. 
In una magica notte di mezza estate. 


martedì 23 luglio 2013

Going deep

Il bisogno di recuperare lo spazio mentale oltre che quello fisico. Il bisogno di riappropriarsi di quello spazio, di allontanarsi un poco, di respirare a pieni polmoni, di muoversi nel corpo, di sostare nella mente.
Transitare da una fase di euforica espansione, di leggerezza diffusa ai quattro venti, a un momento di silenzio, di discesa nelle profondità dell'anima, per ascoltare moti sottili, lievi sensazioni, impulsi impercettibili. Dopo tanta luce, tanti suoni, tanto allegro rumore, la penombra avvolgente, in cui sondare ogni increspatura dell'acqua, anche le più lievi. 
Sentirsi espandere nello spazio attorno, permettersi e concedersi di dimenticare tutto e tutti il tempo necessario per stare, per semplicemente stare in ascolto e in osservazione di se stessi. Sentire il corpo ammorbidirsi, lasciarsi andare; assecondarne il movimento e l'inerzia, cavalcare le onde della mente, come rollercoaster imprevedibili, indecifrabili, indomabili. Senza fretta, senza scopo, senza fine.
Sospendersi, nel pensiero e nell'azione, per poi lasciarsi andare all'azione e al pensiero. E così in un susseguirsi infinito, mai uguale a se stesso, di sensazioni, di pensieri e di emozioni.
Recuperare lo spazio fisico e mentale della propria essenza profonda, del suo desiderio di perdersi in un bosco frondoso, con curiosità e sollievo. Recuperare le energie, nutrirle, vivificarle, rigenerarle, perché di quel nutrimento ora abbisogniamo. Come a una fonte di acqua limpida e fresca, semplicemente abbeverarsi, rinfrescarsi, dissetarsi. E ripartire.