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martedì 25 marzo 2014

Di un massaggio divino, di ricordi che si accendono e si spengono e di quelle fitte al cuore con cui non hai ancora fatto pace

Un massaggio che è stato sogno e meraviglia. Il corpo che si rilassa, mani sapienti che ne estraggono emozioni e medicano ferite, la mente che rivive, come nel montaggio concitato di un film, momenti, istanti, luoghi, persone, esperienze. Tutto scorre: le mani di Sara sull'olio; i pensieri in quel fiume in piena che è la mente quando saltano le barriere e gli argini; le emozioni quando il cuore colora ogni momento col suo battito e con i suoi tremiti. E addormentarsi con quel turbinio ovattato che ti ha avvolto nelle sue spire, risvegliarsi per abbandonarsi di nuovo, in un attimo sospeso nel flusso della vita, parte integrante di essa ma collocato a un livello diverso, in cui l'intensità raggiunge l'apice mentre il tempo rallenta dilatandosi a dismisura.
E capire. Capire che quel dolore, quel dispiacere che ormai mesi fa ti ha squarciato il cuore è ancora lì. Lì. E sembra che a nulla siano valsi la pratica assidua dello Yoga, l'essere mindful e presenti a se stessi in ogni atto e pensiero (o almeno il provarci), il coraggio di guardare negli occhi il proprio dolore e i propri schemi mentali e preconcetti. O forse è servito: perché ci si è rialzati, dopo quella botta che sembrava averci dato il colpo di grazia, perché si è saputo stare ad ascoltare i propri sentimenti e le proprie paure, perché si è stati capaci di guardare altrove, di andare avanti per la propria strada, di non farsi abbattere, di non perdersi, di non sacrificare tutto il resto. Tuttavia, è qui, ora, la presa di consapevolezza che, sebbene all'apparenza tutto si sia mosso fluendo al ritmo della vita, in realtà il cuore si è fermato in quel luogo e ancora non ha fatto pace con le sue ferite. Realtà con cui, ancora, venire a patti, da provare, ancora, a comprendere, da imparare, ancora, ad accogliere e ad accettare. Con pazienza, rispetto e amore.

domenica 18 agosto 2013

Sogni, in una notte di mezza estate

È proprio vero: dopo una grande compressione segue sempre un'altrettanto grande espansione. Che poi la compressione sia fisica e la conseguente espansione emozionale, per noi praticanti yoga non è per nulla sorprendente. Così quel corpo costretto suo malgrado in posizioni innaturali, non appena può rilasciarsi nello spazio per un tempo adeguato, ritrova il respiro in tutta l'ampiezza della cassa toracica, ritrova morbidezza nelle articolazioni ed elasticità nella muscolatura. E ritrova lo spazio delle emozioni. 
Un rilascio lento, quello emozionale, che procede a scatti e stenta a decollare, ma che una volta avviatosi, cresce come un'onda che spazza via i detriti accumulati nei giorni della ristrettezza. E si sogna. Si sognano cose strane, persone che si credevano appartenere a un passato non più attuale o rilevante, persone da cui si pensava di essersi accomiatati serenamente e senza rimpianti e che invece in sogno tornano e portano a chiedersi: ma se tu fossi ancora con noi?    
E poi luoghi e avvenimenti, attimi di tempo vissuti, altri solo frequentemente immaginati, profumi e sapori. E intuizioni, indicazioni che conducono sulla via dei sogni, quelli coscienti, ora, e voluti, e desiderati. 
In una notte di mezza estate, quando sembrava che tutto fosse lontano, improvvisamente tutto è di nuovo presente e vivo. Qui. Ora. Sono presenti i progetti, le idee, gli affetti, i desideri, la mancanza, le paure, i timori, la concretezza, le ipotesi e le possibilità. Sogno e realtà si incontrano, come una sera al tramonto su una spiaggia un'Anima in viaggio incontra uno Spirito della foresta che le parla. Ma questa è un'altra storia, da raccontare quando le parole saranno abili e mature. Tuttavia, in quell'istante magico in cui la luce del cielo si fonde col moto del mare, quando tutto è solo qui e ora, solo energia pura e vibrante, in quel momento preciso si gioca tutto, l'incontro tra sogno e realtà, tra spirito e materia, e lì, proprio lì, in quell'istante infinito i sogni, i pensieri, la forma, l'essenza precipitano nel puro Essere. 
In una magica notte di mezza estate. 


martedì 23 luglio 2013

Going deep

Il bisogno di recuperare lo spazio mentale oltre che quello fisico. Il bisogno di riappropriarsi di quello spazio, di allontanarsi un poco, di respirare a pieni polmoni, di muoversi nel corpo, di sostare nella mente.
Transitare da una fase di euforica espansione, di leggerezza diffusa ai quattro venti, a un momento di silenzio, di discesa nelle profondità dell'anima, per ascoltare moti sottili, lievi sensazioni, impulsi impercettibili. Dopo tanta luce, tanti suoni, tanto allegro rumore, la penombra avvolgente, in cui sondare ogni increspatura dell'acqua, anche le più lievi. 
Sentirsi espandere nello spazio attorno, permettersi e concedersi di dimenticare tutto e tutti il tempo necessario per stare, per semplicemente stare in ascolto e in osservazione di se stessi. Sentire il corpo ammorbidirsi, lasciarsi andare; assecondarne il movimento e l'inerzia, cavalcare le onde della mente, come rollercoaster imprevedibili, indecifrabili, indomabili. Senza fretta, senza scopo, senza fine.
Sospendersi, nel pensiero e nell'azione, per poi lasciarsi andare all'azione e al pensiero. E così in un susseguirsi infinito, mai uguale a se stesso, di sensazioni, di pensieri e di emozioni.
Recuperare lo spazio fisico e mentale della propria essenza profonda, del suo desiderio di perdersi in un bosco frondoso, con curiosità e sollievo. Recuperare le energie, nutrirle, vivificarle, rigenerarle, perché di quel nutrimento ora abbisogniamo. Come a una fonte di acqua limpida e fresca, semplicemente abbeverarsi, rinfrescarsi, dissetarsi. E ripartire.


domenica 14 luglio 2013

Cose che ho imparato

A dire sì alla vita, nelle sue manifestazioni più incredibili e imprevedibili. A non avere limiti, limiti nell'essere o nell'amare, nel pensare o nel fare. A vedere il bello vero nelle cose più strane. Ad amare la moltitudine di umanità che incontro. A imparare dai miei maestri, tutti, sopratutto dal mio barman del cuore, dagli amici ritrovati, dal mio Maestro di yoga. A non credere solo alle apparenze, certo, ma a fidarmi dei miei feelings, che fino a prova contraria ci pigliano sempre. A stringere amicizie improbabili, ché talvolta da quelle escono le cose migliori. A lasciare andare... anche le persone che vorrei ancora con me. A essere liquida, che è il motivo per cui pratico tanto. A rendermi conto che la strega l'ho materializzata io, e ora sarà meno facile che se ne vada. Ma anche che se ne andrà, che le streghe non restano per sempre. A fidarmi del mio istinto, del mio cuore, del mio corpo. A fidarmi delle persone che mi risuonano nel profondo. Ad appoggiarmi agli amici di sempre, a quelli così veri e belli che quando li vedi ti commuovi dalla gioia. Ad ascoltare, un po' di più. A dubitare, ma con tranquillità. A essere felice di quella felicità che nasce da dentro. A sentirmi protetta dalla mia super-squadra. A leggere gli occhi, e a saperli leggere proprio bene. A guardare tutto con uno sguardo laterale, col pensiero laterale, da centro a centro, però. A capire che prima divento "o tutto o niente" e  poi, e solo poi, modulo e a mixo: sono fatta così, me ne son fatta una ragione. A non aspettarmi che questa ragione se la facciano anche gli altri. Ad amare il "mix&match" di ogni cosa, perché quando mixo, e mixo sempre, non mi ferma più nessuno. A essere leggera, di quella leggerezza che fa sentire così wow! Ad amare i miei mille stili, mille gusti, mille pensieri. A sentirmi sicura. A sentirmi bene davvero.
Cose che ho imparato, in questa vita; cose, molte, che ho affinato in questi primi sei mesi del 2013... sei mesi di memorabile bellezza.

lunedì 18 marzo 2013

Back to the base

Back to the base.
E dalla base crescere.
La tecnica, la pratica, le asana, il pranayama, il flow.
Back to the base. 
Attingere dalla base. Lì ritrovare, o incontrare per la prima volta, quei movimenti primari, spontanei, puri. Quei movimenti che il vivere, con i suoi ritmi, le sue emozioni, le sue tensioni, le sue abitudini, ha un po' appesantito di orpelli, modificato, annullato.
Ritrovarsi nella meraviglia di un corpo che respira semplicemente, libero di lasciarsi respirare, di accogliere nella sua ritrovata morbidezza il respiro, il soffio vitale.
Muoversi in asana primarie, semplici, approcciandole con curiosità, abbandonando lo stile e le tecniche apprese, allneandosi, certo, e muovendosi con attenzione, con rispetto per il corpo, ma muovendosi guidati dall'intelligenza del corpo. Esplorare il potenziale nella semplicità.
Allineare le ossa. La base, la struttura profonda. E avvertire la leggerezza di un corpo che ritrova la sua naturale posizione nello spazio. 
Lasciare che scheletro, muscoli, respiro interagiscano, ognuno a svolgere il suo ruolo in quell'equilibrio affascinante e misterioso che è il nostro corpo.
Nella basi ritrovare la poesia insita in ogni movimento, ascoltare quella sinfonia di movimenti che comprende l'impercettibile vibrazione della più piccola particella così come il movimento ben visibile del nostro corpo che muta posa. 
Riscoprire la meraviglia della sempicità, che poi spontaneamente ci conduce con sicurezza e incredibile facilità nella complessità di pose più avanzate, di tecniche di pranayama più articolate, di flow che ci conducono con naturalezza in un flusso di pose armoniche.
Dalla base crescere, di nuovo, alimentati da una consapevolezze rinnovata, salda, profonda. 
La pratica si affina, la coscienza si espande, il corpo si muove dal profondo all'infinito. Semplicemente.

domenica 17 febbraio 2013

Back to the body

Accade anche che, a volte, senza accorgercene, ce ne andiamo via. Via dal nostro corpo. Anche noi, abituati ad abitarlo, muoverlo, viverlo, sentirlo. Anche noi che con lo yoga abbiamo affinato le nostre capacità di stare nel corpo, di percepirne i moti più sottili, noi che conosciamo a fondo l'importanza di essere nel nostro corpo, veicolo fondamentale della nostra percezione e del nostro essere qui, ora.
Eppure, può accadere.
Perché ci perdiamo in preoccupazioni, aspettative, desideri, progetti. O perché rifuggiamo sensazioni fisiche di disagio, emozioni disturbanti o vero e proprio dolore fisico, con cui non riusciamo a stare pienamente. E viviamo solo nella mente. Con la mente riflettiamo, ponderiamo, sogniamo, pregustiamo, pianifichiamo. Nella mente ci rifugiamo, quando il corpo ci comunica dolore più o meno profondo, e mentre attendiamo che le cure facciano il loro effetto, compartimentiamo senza volerlo alcune parti di noi, le confiniamo al margine della consapevolezza, cerchiamo di non sentirle, e nel contempo, senza esserne pienamente coscienti, ci irrigidiamo, chiudiamo canali di comunicazione fondamentali, perdiamo la presenza totale, e confinati nella mente viviamo a metà. A essere ottimisti.
Se siamo fortunati però, o meglio ancora consapevoli che tutto questo può accadere, a un certo punto ci arriva qualche segnale. Il segnale del disagio fisico che, liberatosi dalle grinfie della mente, si agita, si dimena, fino ad affiorare accentuato o trasformato. Il segnale delle notti insonni, dei risvegli improvvisi, della mascella serrata, del mal di testa, di fastidi più o meno acuti. E, riconosciuto il segnale, è il momento di fare qualcosa. 
Tornare nel corpo.
Con la pratica. Praticando, con dolcezza perché magari si è deboli o comunque provati mentalmente e la pratica pare anch'essa più ostica. Accostandosi con delicatezza ai ritmi, alle asana, a savasana. Accettando che i primi momenti possano essere difficili, con il corpo irrigidito, debole, poco stabile. Ma fiduciosi. Perché può volerci qualche tempo, minuti o forse qualche giorno, ma non appena l'energia ricomincia a fluire più liberamente, il nostro corpo recupererà forze, ritmo, stabilità, fluidità. Ci sentiremo di nuovo presenti, sempre più radicati nel corpo, sempre meno prigionieri della mente. E la mente inizierà a rilassarsi, a liberarsi, a svuotarsi. La visione tornerà nitida, il mondo attorno a noi riprenderà luce, suoni, colori più vividi, immediati, reali. E di nuovo radicati a terra, potremo davvero estenderci nuovamente verso il cielo, vedere con mente serena e limpida, essere pienamente, relazionarci veramente, liberamente vivere.