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domenica 7 settembre 2014

#SummerInYoga 2014



E' tanto tempo che desidero scrivere. Scrivere delle emozioni e delle esperienze delle ultime settimane, dei tanti insegnamenti giunti a me nei modi più inattesi, del flusso della vita che mi sorprende ogni giorno con la sua sapienza e con la sua determinazione. Ma il momento non arrivava mai, e le sensazioni volatili così come i vissuti più profondi si sono susseguiti come gocce di rugiada che imperlano le foglie al sorgere del sole, scintillanti, gioiose, uniche.
Ci sono state pratiche intense, con le parole di Sri Pattabhi Jois, il padre dell'Ashtanga Yoga, che hanno accompagnato quelle ore di lavoro su me stessa. "Practice and all is coming". E ci sono stati i risultati, se così possiamo chiamarli, di quell'impegno e la dimostrazione di quelle parole, tangibile e concreta. Un salto quantico ulteriore in una pratica yoga che coltivo da così tanti anni, e che ogni giorno svela le sue infinite possibilità, le direzioni innumerevoli in cui la dedizione può dispiegarsi.
Ci sono state le letture, scelte con cura a spaziare in campi nuovi, perché è bene nutrirsi di ciò che non conosciamo e che ci attrae, o che si presenta a noi con tale forza e magnetismo che non possiamo esimerci dall'indagare. Letture che hanno svelato nuovi scenari, e anche loro, nuove infinite possibilità di declinare la pratica, di indirizzare lo sguardo, di respirare la vita. 
Ci sono state riscoperte di antichi modi di accostarsi allo yoga, un ritorno alle mie origini, e le pratiche nel totale silenzio dei monti, con solo il respiro del vento tra i meleti e la voce lontana del fiume.
Ci sono state ore di meditazione, momenti che si sono insinuati nelle sequenze più fisiche, portando all'immobilità, una richiesta di mente e corpo all'unisono. E così l'ascolto più profondo, going deep into the heart, going deep into the soul.


Ci sono state le ore del tramonto sugli scogli, surya namaskara a susseguirsi, con le ruvide rocce sotto le mani e i piedi, gli allineamenti in adho mukha svanasana ad adattarsi all'irregolarità della base, il fragore delle onde a dissolvere i pensieri, il vento a danzare con me tra un asana e l'altra. Con la Yoga che diventa free-style e il corpo che si muove dal centro, da dentro, sospinto dalla sua stessa intelligenza, dalla sua stessa forza che si esprime.
C'è stato il respiro, e il battito del cuore. Quel battito da ascoltare, quel battito che ci parla di noi più di ogni altra cosa, quel battito da rispettare e onorare. 
Ci sono state candele accese, e luce nel buio. La luce della luna, quella Super Moon che ci ha accompagnato nelle sere d'estate ricordandoci la magnificenza del cielo e dell'Universo.
Ci sono stati i miei mala, pietre dure scelte con cura, annodate tra loro con attenzione, creazioni del cuore e dell'anima.
Ci sono stati i pensieri sospesi, le preoccupazioni accantonate, il "qui e ora" prorompente a prendersi la scena, e a lasciare nell'ombra tutto il resto.
Ci sono stati la vita, e gli incontri, e le risate, e le chiacchierate spensierate. 
C'è stato l'incontro con chi ha fatto di un lavoro arte, arte del profondo, arte del riequilibro dell'energia col tocco delle mani e con la presenza in ogni gesto.
C'è stata la profonda riconoscenza per ogni attimo vissuto, ogni soffio di vento assaporato, ogni anima incontrata, ogni pratica esperita, ogni respiro, ogni battito del cuore.
C'è stato il desiderio di raccontare ogni istante e sfumatura, e l'impossibilità di farlo nel dettaglio, al momento, come avrei voluto.
Ma forse è stato meglio così. Che le sensazioni più delicate, le emozioni più vivide, i vissuti più intensi restino inespressi a parole, e solo l'atmosfera possa essere verbalizzata, richiamata col linguaggio, che mai mi avrebbe consentito di riprodurre e di comunicare la stessa intensità da me esperita in ogni istante sospeso nel tempo infinito.
Tra le righe l'atmosfera e il ricordo, la chiave di accesso a un mondo che palpita dentro di me, immagini e istanti indelebili di un'estate vera. My #SummerInYoga 2014.






lunedì 5 maggio 2014

#My30Days

Questo post è stato concepito in uno di quei luoghi che sono casa, vita, purezza. In un luogo in cui ancora respira lo spirito di mio nonno, maestro di vita, di rispetto e di dignità. Lì, dove lui trovava quadrifogli e stelle alpine, camminava per chilometri nella natura, mi insegnava a leggere, a scrivere, e a vivere una vita che avesse un senso. E quel senso era fare qualcosa che piacesse davvero, non per edonismo, ma per rendere onore e omaggio al nostro creatore, quel Dio in cui mio nonno aveva fede incrollabile e che gli ha donato una vita sana e una morte consapevole e serena.
Questo post nasce in un momento di pace inattesa, durante una vacanza che non credevo possibile, quando nulla sembra andare come razionalmente pianificato e tutto, invece, pare allinearsi secondo un ordine superiore. E nasce dall'essere e dal contemplare senza sforzo, da un fluire in cui rompere gli schemi è spontaneo, dove improvvisare è amorevolmente condiviso.
Questo post trae ispirazione da tre donne, due libri e un'iniziativa, e fonde in un sentimento unico spunti diversi. C'è la passione scientifica e vitale che anima Alma Whittacker, protagonista dell'ultimo, splendido romanzo della mia adorata Elizabeth Gilbert, che mi fa perdere in un diciannovesimo secolo di botanica e di emozioni. C'è ancora lei, Liz Gilbert, che vende la sua strepitosa casa munita di "skybrary" e che posta su Facebook un video esilarante. C'è la scoperta, per me, della vita a impatto zero di Paola Maugeri, e del suo bellissimo libro di ricette "Las Vegans", da cui traspaiono la forza di volontà di una scelta e l'impegno a portarla avanti e a diffonderla, con decisione, sì, e con grinta, ma sempre nel rispetto di chi la pensa diversamente. C'è Lauren Rudick con le sue 365 handstands - una al giorno per un anno -, iniziativa che al momento mi ha fatto sorridere, e poi sorridere ancora, ma con spirito diverso.
E nell'aria aleggia quel qualcosa, e alla mia mente affiora una parola: "commitment". Sì, un libro della Gilbert si intitola "Committed", lo so. E non è certo un caso se tutto sembra convergere in una direzione, energia che vibra armonicamente, che comunica e stimola pensiero, visione, creazione.
In quale precisa direzione, in quale punto di convergenza e di caduta ancora non lo so. Ed è per questo, forse, che non sto ancora pubblicando questo post. Tuttavia il movimento in me, nella mia coscienza, è sensibile, a tratti lucido, profondamente intriso di entusiasmo, di gioia e di motivazione.
Essere "committed to a cause", impegnati totalmente in qualcosa in cui si crede, trovare stimolo nell'impegno, e profonda gioia nel compierlo. L'impegno che troppo spesso, purtroppo, viene inteso come impegno verso qualcosa di difficile per noi da compiere, di "nobile ma faticoso", di virtuoso e per ciò stesso deprivante. E invece no. No, perché questa storia che siamo stati messi al mondo per soffrire ci ha forse influenzati troppo, mentre è alla gioia dell'impegno che è importante dare spazio.
E mentre redigo, a spizzichi e bocconi questo post, che contrariamente al mio solito è un work-in-progress, sempre lei, Elizabeth Gilbert, posta il link al suo secondo TED Talk, e parla proprio di questo in fondo: della sensazione di confort, di sollievo, di protezione anche, del dedicarsi a ciò che amiamo fare, e che amiamo più di noi stessi. Quell'impegno, quella dedizione, appunto, a qualcosa che amiamo e che abbiamo più o meno scelto o che ci è stata donata dal destino, e nel cui compimento raggiungiamo il nostro fulfillment di esseri umani, il nostro supremo essere. Così, lei scrive e torna sempre e comunque a scrivere, incurante degli esiti e indipendentemente dal successo o dall'insuccesso, e, come lei, donne e uomini che si dedicano a qualcosa, grande o piccolo che possa apparire al mondo, ma enormemente rilevante per la loro esistenza, a cui tornano ancora ed ancora perché è lì che si sentono vivi.
Chi si batte per cause nobili e vistose, chi si sfida a fare una verticale al giorno per un anno... paiono universi distanti, cose di peso e di valore totalmente diversi... ma è apparenza influenzata dalle credenze sociali. La sostanza è altra, lo spirito e l'entusiasmo sono i medesimi, un moto spontaneo di un'anima verso il compimento del suo senso e del suo scopo, che possono modificarsi nel tempo (e tanti possono essere i sensi e gli scopi per ciascuno) come invece restare unici e monolitici. Infinite le declinazioni. Ma è l'essere "committed" ciò che fa la differenza, ciò che dona alle azioni quell'aura di completezza e di bellezza, quel senso di rilevanza e di significato.
Riscoprire la gioia dell'impegno, del lasciarsi trasportare da quel flusso, da quell'esperienza di flow di cui mirabilmente ed esaustivamente ha scritto Mihaly Csikszentmihalyi, cercando di sondarne gli aspetti più nascosti.
Chi pratica Yoga conosce quella sensazione, la vive durante la pratica con intensità e con totale presenza, ma tutti noi la conosciamo, perché ciascuno la prova nel compiere alcune attività più di altre, si tratti di leggere, scrivere, giocare a calcio, cucinare, guidare o quant'altro.
Ecco, io credo che se tutti noi ci concedessimo il tempo e il diritto di dedicare almeno qualche istante della nostra giornata alle attività che amiamo, o anche a una particolare attività che abbiamo trascurato e che vorremo riportare nella nostra quotidianità, o a una piccola o grande sfida con noi stessi che avremmo sempre voluto sostenere, la nostra vita sarebbe migliore, e con essa il nostro umore, il nostro entusiasmo, la nostra vibrazione energetica, e ne beneficeremmo noi in prima persona ma anche le persone accanto a noi e l'ambiente stesso in cui viviamo.
Un po' come l'esercizio delle gratitudine (quello di trovare almeno cinque cose nella nostra giornata di cui essere grati e prenderne nota), credo che l'esercizio di dedicare del tempo a qualcosa che scegliamo di fare per la mera gioia di farlo, possa essere un toccasana per la salute, l'umore, la qualità della vita.
Ecco, da tutte queste sensazioni e riflessioni nasce per me il #My30Days,  una scelta di impegno, di  commitment, la mia scelta di sperimentare in prima persona queste intuizioni, che forse ho esposto in modo confuso e sconclusionato proprio perché non ancora trasposte in azione, ma solo captate nell'aria in un periodo della mia vita che mi sta regalando ispirazione e intuizioni e la curiosità di metterle in opera, con entusiasmo, gioia, cuore e mente aperti e ricettivi.
30 giorni, perché sono curiosa di sperimentare, curiosa di provare dandomi un target di tempo ragionevole, non troppo lungo, ma nemmeno troppo breve (e chissà, poi magari diventeranno 60, 120, 240...). Committed to cosa?
Personalmente ho la fortuna di svolgere quotidianamente le attività che amo: praticare e insegnare Yoga, approfondire i miei studi, scrivere. Ma c'è una cosa che ho sempre amato fare, il cui valore affettivo e sociale mi è sempre stato a cuore, la cui importanza per il nostro benessere è da sempre al centro del mio approccio alla vita, ma che per tanto, troppo tempo ho trascurato, e non ho onorato come sarebbe bene e come vorrei: cucinare. Una grande passione, un grande amore, rimasto a prendere polvere nei meandri della mia anima, un po' sopraffatto dalla mia crescita di consapevolezza di questi ultimi anni, dalle evoluzioni e rivoluzioni che hanno connotato la mia vita. Ecco, è tempo ora di riportare anche questo al centro, mi manca e sento che molto avrà da donarmi e da insegnarmi.
E quindi, da oggi, #My30Days in cui sfidarmi a cucinare consapevolmente e con presenza (conscious cooking  si potrebbe chiamare) ogni giorno piatti diversi, scelti e preparati con cura, affetto ed entusiasmo.
Let's go! 30 days from today! Starting from... now!


P.s.: un post nato il 22 aprile e covato a lungo, con amore, pazienza e un'insolita lentezza...


martedì 18 febbraio 2014

Cose che accadono (o una ricetta della felicità)

Proprio ieri affrontavo con un amico un argomento delicato: il dolore, la paura dell'abbandono, il senso di perdita, il desiderio di Amore e di affetto.
Si condividevano emozioni prevaricanti e dolorose, si scambiavano interrogativi ed esperienze, si mettevano in dubbio pretese verità. E aprire certi scomparti del cuore risveglia fantasmi e paure, si sa. Così, poi, tensioni nella mentre e nel corpo, mal di testa che non danno tregua, timori, attimi di smarrimento. Un po' di buio che avvolge l'anima.
Poi accade. Accade che meno di 24 ore dopo trovi quelle risposte agli interrogativi che ti sono stati posti, o almeno alcune. O forse, "solamente", quello scambio schietto e non filtrato di idee ti ha aperto gli occhi. O forse, anche, è vero che nulla accade per caso, che gli eventi si susseguono se non con una logica, con un senso. Comunque sia, meno di 24 ore e l'evidenza scioglie quei blocchi che ti attanagliavano il cuore, come si scioglie la neve sotto il sole che splende nel colmo della sua potenza. In 24 ore ti è stato dimostrato ciò che già sapevi, ossia che è la mente che crea collegamenti ed evoca fantasmi, e che se anche il karma è ricorrente, in realtà lo è solo perché noi stessi creiamo quei collegamenti e viviamo ed esperiamo di conseguenza. In 24 ore qualcuno, con grande saggezza, ti ha aperto gli occhi e qualcun altro ti ha offerto un panorama da guardare con quegli occhi rinnovati.
La gratitudine per la disponibilità, la schiettezza, la sincerità e l'onestà di pormi di fronte a quelli che sono miei preconcetti, aspettative e mere illusioni non sarà mai abbastanza. La gratitudine per avermi svelato panorami che erano lì davanti a me, ma che non riuscivo a vedere, nemmeno.
Queste sono 24 ore da ricordare. Questi sono i momenti che recidono le connessioni arbitrarie che noi stessi autoimponiamo alla nostra mente. Questi sono i momenti che possono segnare delle svolte nei nostri destini, che possono aiutarci a vivere diversamente, d'ora in poi, certe situazioni. Perché di fronte all'evidenza non si può restare ciechi, di fronte all'evidenza i castelli in aria crollano, di fronte all'evidenza la mente è costretta a rivedere i suoi schemi acquisiti, le sue ridondanze, i suoi percorsi obbligati, che obbligati appunto non sono.
Ciò che ieri era confusione e spavento, oggi è sollievo e fiducia. Affidarsi agli eventi, tollerare un po' di paura e di frustrazione, mantenere la mente e il cuore aperti, lasciare filtrare la luce che altri ci donano, riconoscere senza sensi di colpa o rimpianti le illusioni in cui ci perdiamo… cose che accadono. Lasciarle accadere è una delle ricette della felicità.


lunedì 13 gennaio 2014

"Ciò che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla"

Ci sono dispiaceri che non si riescono a superare, dolori che ritornano, karma che si ripete, e noi  restiamo intrappolati in quei momenti in cui non sappiamo proprio come fare, lacerati tra stare e andare, tra lottare o rinunciare, decisioni rese tanto difficili dal nostro profondo coinvolgimento, dalla chimica del corpo che questi tentennamenti nutrono, dalla paura o dal desiderio, dall'ansia di prestazione o di fallimento. E proprio in questi momenti si pensa: "hai voglia a praticare il distacco, il non attaccamento, ma, quando davvero si tratta di cose importanti, non ce la si fa". 
O ce la si fa?
Volendo ce la si fa. Con tanta pazienza, tanto cuore, tanta capacità di perdonarsi per non aver saputo essere come ora avremmo voluto fossimo stati, tanta dolcezza e amore per se stessi. La situazione in sé è neutra, lo sappiamo, un accadimento, un avvenimento della vita che ci si presenta. Siamo noi a caricarla di significato per noi stessi, a nutrirla di emozioni, paure e aspettative, e quindi su di noi dobbiamo lavorare. Ma non cercando a viva forza di cambiarci, di spronarci a non guardare dentro a quel dolore, a negarlo, a superarlo al più presto, bensì provando a stare con quelle emozioni, guardarle per ciò che sono, osservarsi mentre le si vive, notare che si susseguono in noi come onde, che lentamente e inesorabilmente crescono, raggiungo l'apice tanto intollerabile, per poi calare, sedarsi e ripresentarsi dopo un po'. Essere capaci di restare su quell'onda in ogni sua fase, con la medesima attenzione alla fase più acuta, come a quelle più lieve, alle sue risalite e ridiscese, può renderci consapevoli innanzitutto che quel dolore non è fisso e immutabile, ma ha un suo ciclo di crescita e decrescita, ciclo che possiamo iniziare a osservare, per poi comprendere, e quando sarà il momento magari lasciare che ci abbandoni. Ora nella fase acuta a profonda lasciare andare forse non sarà possibile, ma con la pazienza, la capacità di vivere i momenti di bonaccia nella tempesta come attimi in cui respirare e concedersi quel momento di riposo per poter meglio affrontare la burrasca che immancabilmente si abbatterà ancora sul nostro cuore, col tempo matureremo anche la capacità di lasciare pian piano che quel dolore si allontani, che le pause tra i picchi siano sempre più ampie, tanto da diluire l'intensità del nostro vissuto. Nulla è per sempre, neanche ciò che tanto ci affligge ora, tutto scorre, tutto passa, tutto.
Respira, godi di ogni raggio di luce che i tuoi occhi riescono a scorgere, accoccolati in rituali o abitudini confortanti, e soprattutto, amati. L'intensità di ciò che provi ora è il riflesso della tua natura, della tua sensibilità, dei tuoi vissuti e delle tue esperienze, tutte cose che meritano il tuo massimo rispetto e la tua più profonda gratitudine, sono ciò che ti rendono quello che sei. Non accanirti contro te stesso, contro le scelte che ora reputi sbagliate, contro ciò che non hai fatto: è inutile. Ciò che è utile è avere fiducia in te, credere fortemente nella tua capacità di superare anche questo, e la consapevolezza profonda, che qualunque cosa sia, non sarà la fine del mondo. 
"Ciò che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla". Rinascerai da tutto questo più forte, più ricco di amore e di esperienza, avrai compiuto ancora un passo avanti nel tuo percorso di anima che in questa vita cerca di realizzare il bello e il buono con tutto il cuore e l'impegno, e che dai contrattempi piccoli o grandi sa e saprà trarre ispirazione e insegnamento.
Coraggio.
Namasté.


sabato 28 dicembre 2013

Duemilaecredici

Il mio diario personale dell'anno scorso si chiudeva con una pagina intitolata "Grazie 2012" in cui avevo condensato i miei pensieri di gratitudine per un anno che era stato straordinario, particolarmente bello e intenso. 
Oggi sono qui, a pochi giorni dalla conclusione del 2013, altrimenti chiamato da molti "duemilaecredici", e mi sento di dire con profonda consapevolezza: un anno di una bellezza e di una potenza incredibili. 
Io ci ho creduto fino in fondo, a tutto, a tutto ciò che ho fatto, scelto, sofferto, creato, pensato, amato, temuto, coltivato, vissuto. Non è stato un anno facile, ma non ho mai smesso di credere, mai, nemmeno per un istante, nella bellezza di questo Universo, nell'energia che tutto crea e tutto permea, nella forza dell'Amore, nell'importanza della parola "insieme", nella bellezza dei sogni, nello yoga come mia via elettiva, nel cielo e nelle stelle. Corpo e mente hanno vacillato, pericolosamente, ma il cuore non ha smesso un solo istante di essere forte, presente, determinato. E il cuore, alla fine ha saputo sconfiggere demoni e paure, dolore e debolezza, vincere momenti di sconforto e gioire pienamente nei tanti attimi sospesi nel tempo e così incredibilmente belli da lasciare senza fiato.
Il mio cuore oggi quasi esplode di gratitudine, per le tante belle persone che sono arrivate o tornate nella mia vita (voi, quelle tornate, siete un dono così prezioso, così ricco di significato da commuovermi sempre), e per la serenità con cui ha saputo lasciare andare chi doveva andare per la sua strada, per la bellezza del percorso che ho intrapreso e che mi sta facendo crescere di giorno in giorno, per le tante piccole cose belle che costellano le mie giornate, per la generosità di Amici veri, per gli incontri con anime belle, per la musica che tanto amo e tanto mi da, per gli sguardi commossi delle persone a cui ho avuto l'onore di poter donare qualcosa, sfiorare l'anima, regalare un sorriso.
Un anno di risate, di emozioni forti condivise fortemente, di paure da vincere insieme, di mani da stringere, di abbracci che curano, di parole importanti, di silenzi densi. 
Ora mi accingo a concluderlo nell'abbraccio di persone meravigliose, che mi hanno cambiato la vita, a cui devo molto di quanto ho appreso e realizzato in questi ultimi anni. E mentre sarò con loro, il mio cuore sarà in ogni luogo insieme alle tante altre persone che costellano la mia vita e che con il loro affetto e con la loro presenza illuminano il mio cuore, la mia anima, la mia strada.
Tutti profondamente, intensamente, indissolubilmente interconnessi.
It's pure love.


martedì 9 luglio 2013

Blessed with ultra-love

Svegliarsi una mattina con WhatsApp che vibra di emozione. Svegliarsi una mattina in un incrocio di cuori, di baci, di abbracci, di emozioni. Svegliarsi una mattina ed essere lì a condividere la gioia immensa dell'amico di sempre che raggiante annuncia l'arrivo di una nuova vita. Sentirsi onorata di essere parte di tutto questo, della gioia incontenibile di due persone stupende, che saranno, e in queste ore già sono diventati, due genitori stra-wow, sentirsi rassicurata da quest'onda d'amore che si propaga, e unisce cuori vicini e lontani in un momento di magica intensità. Sentirsi colmare di riconoscenza e di gratitudine per la bellezza che attraversa le nostre vite, e non potere trattenersi dal diffondere questa gioia incontenibile e contagiosa agli amici, a chi ho incontrato oggi, a tutti coloro i quali condividono da poco o da sempre con me questo percorso magico e incredibile. Stringersi le mani, forte, in un abbraccio di gioia e gratitudine, guardare quegli occhi scintillanti di felicità e di Amore, e sapere con assoluta certezza che questa è pura Bellezza, pura Vita, pura Meraviglia.
We are blessed with ultra-love. 

mercoledì 5 giugno 2013

Insieme

E di nuovo l'Universo che ci parla. Appena dopo aver scritto un post dolce-amaro sulle relazioni, trovarsi immersi nella bellezza della condivisione, traboccanti di amore per le persone belle che si ha avuto la benedizione di incontrare e di conoscere, persone belle alle quali si vorrebbe donare di più di se stessi, di più di ciò che realmente a oggi si è potuto fare. Sentirsi chiamati, sentirsi responsabili, perché è insieme che le cose si possono cambiare. "Insieme". La felicità di uno è la felicità degli altri, l'interconnessione non è concettuale, è reale. Tangibile. Siamo qui, in questo viaggio bello e infinito che si chiama vita, qui, dove si avvicendano momenti, esperienze, accadimenti. Siamo qui per vivere appieno, per avere il coraggio di guardare in faccia le storture e le brutture che ci vengono proposte e imposte da chi ancora non ha capito cosa sta accadendo e sopratutto non ha capito come ora, si proprio ora, in questo periodo storico così complesso, sia fondamentale prendere coscienza della nostra profonda connessione, corresponsabilità e umanità.
Mi inchino al potere dell'Universo di comunicare con noi in modo così chiaro e diretto, mi inchino alla mia pratica dello yoga, che mi sta conducendo su un percorso di bellezza inestimabile, mi inchino ai miei Maestri e ai miei compagni di viaggio, che mi insegnano quotidianamente la molteplicità della vita, mi inchino a chi sceglie con coraggio di percorrere la propria strada nel rispetto degli altri.
Ecco, questa chiamata a essere presenti, consapevoli, generosi, attenti, partecipi, sinceri, trasparenti, coraggiosi, autentici, questa chiamata, che è anche una grande sfida, accogliamola. E' la strada bella da percorrere, ognuno coi suoi talenti e con il proprio bagaglio di esperienze, col sorriso che anche oggi tra mille difficoltà abbiamo saputo condividere e scambiarci. Io l'accolgo, sperando di essere all'altezza, sapendo che inciamperò, magari cadrò, ma che non perderò l'entusiasmo di esserci con tutta me stessa.

martedì 5 marzo 2013

Un angelo sulla mia strada

La pratica è tanto. La pratica ci può dare tutto. Nella pratica possiamo trovare tutte le risposte alle nostre domande. Anche a questa: che in certi momenti con la sola pratica, no, non ce la possiamo fare. E non perché la pratica di per sé non sia sufficiente, ma perché siamo umani. Siamo persone nate e calate in un contesto relazionale, che sin dalla nascita è un imprescindibile veicolo di protezione e di crescita.
Siamo esseri relazionali e difficilmente possiamo vivere completamente avulsi dalla relazione con altre persone. Ci relazioniamo ogni giorno con gli altri, ridiamo, discutiamo, pranziamo insieme, pratichiamo insieme.
Così, sì, può succedere che in momenti di particolare difficoltà la pratica non possa fornire le risposte e colmare il vuoto che proviamo.
Così, sì, è importante riuscire a rivolgersi a un altro, a una persona che possa tenerci per mano, ascoltarci, aiutarci. Non sempre e non per tutti è facile trovare l'altro "giusto" per questo. Può accadere che familiari, compagni, amici, con tutto l'amore non riescano a dire o a fare quel qualcosa che fa scattare in noi la risposta, la soluzione.
Ma può accadere di incontrare un angelo sulla propria strada. Qualcuno che si fa carico di tutto, e ti aiuta, ti ascolta, ti sprona, ti accoglie e ti trova soluzioni. E in quel momento sai che tutto l'affetto e l'attenzione che ti ha dato non può che essere ricambiato con l'usufruire di quelle soluzioni, il seguire i suoi consigli, l'affidarsi alla sua opinione. E nella pratica ritrovata, ti senti colmo di riconoscenza, perché di fronte a tanto affetto disinteressato e spontaneo non si può che inchinarsi riconoscenti.
Perché potersi affidare, abbandonare a occhi chiusi, totalmente, sapendo che si sarà accolti, aiutati e protetti è un dono inestimabile. 
Io oggi, qui, voglio dire grazie al mio meraviglioso angelo: Grazie.

lunedì 11 febbraio 2013

La meraviglia abita ogni istante

Gioia sconfinata. Quasi impossibile da descrivere a parole. Sentire che la meraviglia abita ogni istante. Ogni singolo istante, ogni singolo avvenimento, ogni più piccola particella dell'essere è meraviglia allo stato puro. Non sono parole vuote riciclate da qualche testo spirituale. E' ciò che provo da giorni ormai e che oggi mi è esploso nel cuore come gioia sconfinata. Pura, limpida, luminosa. Ancor più magica perché sorta da giorni in cui tante cose avrebbero potuto essere da me vissute diversamente, con un atteggiamento circospetto o negativo, con reazioni dettate da abitudini mentali o da timore, in cui avrei potuto restare attaccata, ancorata alle aspettative o alla paura.
E invece, restare incantata, estasiata davanti alla meravigliosa ricchezza di emozioni e di sensazioni che noi esseri umani abbiamo il dono di poter provare e vivere. Sentirsi colmare dalle mille sfumature della vita, sentire i colori, affondare nelle sensazioni, calarsi nelle emozioni, con consapevolezza, osservandole e percependole così intensamente, fino in fondo, ma sapendo che nulla è per sempre, che nessuna emozione colorerà per sempre il mio stato d'animo, ma che un flusso vitale di esperienze, di relazioni, di incontri, di vita darà la possibilità al mio essere di rispondere con tutto il ventaglio di sentimenti, affetti, emozioni che la vita contempla. E sapermi osservatore di me stessa, sapermi guardare, saper cogliere il movimento dell'energia con sempre maggiore finezza, essere completamente connessa con me stessa, con la me stessa fisica, mentale e spirituale, e tramite questa connessione essere sensibile al mondo intorno a me con i sensi più aperti, con tutto il Sè, quello corporeo e quello più sottile.
Questa meravigliosa gioia sconfinata è come una morbida luce limpida e calda che tutto avvolge, tutto. Al suo cospetto ogni cosa si ridimensiona, e un sentimento di fiducia profonda si sprigiona dal cuore. Provo una gratitudine così intensa, così piena, così sincera perché il mio percorso, ogni singolo istante della mia vita mi hanno portata qui, qui in questo di istante, meraviglioso. Perfetto così com'è. 
Grazie.
Namasté.

venerdì 25 gennaio 2013

Grazie vita!

Grazie a questa vita per essere così meravigliosa, così colma di occasioni per stare bene e fare del bene, così ricca di incontri, di persone, di sguardi, di "attimi senza tempo" vissuti assieme, di gioia immensa, di risate, di sorrisi complici, di possibilità di scambiarsi amore e rispetto. 
Grazie a questa vita per offirci occasioni di metterci alla prova, per consentirci di esplorare il buio e la luce, per permetterci di scegliere come rispondere alle situazioni, e anche di scegliere chi vogliamo essere e come vogliamo accogliere gli altri.
Grazie a questa vita per averci insegnato la capacità di perdonare e di saper dare una quarta o quinta possibilità, per averci donato il coraggio e la possibilità di cambiare idea, di non aver paura di essere se stessi, anzi di poter essere pienamente presenti nel proprio divenire.
Grazie a questa vita per i maestri, per in compagni di viaggio, per la felicità che si respira quando si è trovato con chi condividere il percorso più bello che ci sia.
Grazie.

venerdì 18 gennaio 2013

The power of giving

Dare quando chi riceve aveva quasi perso la speranza. Dare a chi si era affidato completamente a Dio, al destino, all'Universo, comunque lo si chiami, a quel "Qualcosa di superiore" che solo poteva trovare la soluzione, perché non si intravedevano altre possibilità se non affidarsi col cuore e credere. Trovarsi a essere il tramite con cui l'Universo si è espresso, sapendo bene che non la propria volontà e la propria azione hanno risolto, ma che ci si è messi a disposizione di quella possbilità, di quel convergere di energia, di intenzione e di fiducia che hanno portato alla soluzione. 
Dare, e nell'atto di dare sentirsi felici e sollevati per chi riceve. Dare e serbare nel cuore l'immagine di quegli occhi lucidi e scintillanti, la voce spezzata, il sorriso liberatorio di chi finalmente si è tolto un peso e sa così di aver ben riposto la sua fiducia nell'Universo, rinnovando così la sua fede nelle possibilità e nella generosità di questo mondo.  
Essere a propria volta grati di essere stati il tramite di questo incontro tra desiderio e realizzazione, con umiltà, meraviglia e gioia sincera. Sentirsi a propria volta leggeri, felici, in pace. 

mercoledì 16 gennaio 2013

La trasformazione

... e poi, torni a fluire. E ti sei trasformato, vivi una nuova qualità, una nuova dimensione di te stesso e delle cose. Solo adesso comprendi, in piena e totale serenità, cosa è accaduto, come sia stato possibile che l'ostacolo, l'impasse, l'imprevisto siano diventati quell'opportunità che altri avevano ventilato o di cui avevi tanto letto e, forse, un poco dubitato, o che già conoscevi nelle sue potenzialità, ma che nel momento più avverso avevi dimenticato. Un'opportunità di crescita, di conoscenza, di consapevolezza. Un'opportunità per andare ancora un pochino oltre, avventurarti nell'ignoto dove risiedono le grandi potenzialità. Cogli anche l'occasione per inchinarti a chi nel percorso ti ha supportato, ma anche all'ostacolo in sé, sia esso persona o accadimento. Riconosci nell'avversario l'amico, e senti come la qualità del tuo relazionarti si sia anch'essa trasformata, evoluta. Riconosci, forse, anche l'errore in cui sei incorso, il giudizio affrettato, il pregiudizio o la paura, quella paura che ci induce a chiuderci e, talvolta, a fraintendere. 
E' bello guardarsi indietro, ora. Non fa più paura, e nemmeno fa male. Perché guardando indietro ora scorgi il tuo coraggio, il tuo esserti messo in gioco e in discussione e ti ritrovi a sorridere, quasi a ridere di cuore. A volerti bene. Bene per ciò che sei e per come estrinsechi la tua natura. Sorridi delle tue rimuginazioni, delle parole dette a sproposito, di quelle fraintese, dei comportamenti impacciati, di tutto quanto in passato ti avrebbe messo a disagio o in imbarazzo. Ora sorridi, provi dolcezza e amore per quelle parti di te, così tue, così intime e fragili, e così forti ora che hai imparato ad amarle, ad accettarle, a non temere di mostrarle. Non sei più prigioniero degli schemi mentali, del condizionamento e della chimica del tuo corpo: ne dipendi ancora, ancora ti indurranno in errore e ti fronteggeranno con improvvisi contraccolpi, ma ora sai che puoi non subire la loro influenza e puoi andare oltre, scegliere con consapevolezza e con totale presenza come e cosa fare, dire e, soprattutto, pensare.
E' un percorso affascinante quello che hai intrapreso, che ti spalanca porte su vedute inattese e ti consente di esperire leggerezza e libertà. La vita ci conduce, l'Universo ci parla e noi, muovendoci in questo flusso incessante, possiamo pienamente essere.
Namasté.

lunedì 31 dicembre 2012

New Year's Eve

Guardarsi indietro, con sguardo lieve. E vedere vita. Vedere intensità, vedere coraggio, vedere gioia, vedere crescita. 
Guardarsi indietro e sentirsi fieri. Sapere di aver dato tanto, di essersi messi in discussione, di avere fortemente creduto, dolcemente voluto, di essersi affidati, lasciati andare con coscienza alla corrente, di aver messo tutti se stessi in ogni cosa, di aver avuto coraggio, fortuna, intensità, affetto, aiuto, comprensione, qualche demone, alcune sfide, tanta gioia, poche lacrime intense, tanto entusiasmo, molta fiducia.
Guardarsi indietro e provare gratitudine per le esperienze, le persone, gli incontri, i viaggi, i doni, le opportunità, le scelte.
Guardarsi indietro ed essere grati, felici, entusiasti, convinti, sereni.
E ora guardare avanti... e lasciare che avvenga...