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domenica 21 dicembre 2014

Blessed days of completion.

Il respiro della Terra.
Il suo scivolare su un'orbita nello spazio.
Il suo danzare intorno al sole, in compagnia di una luna fedele, mentre altre luci lontane decorano il profondo insondabile.
La leggerezza del suo roteare in un'immensità di cui non riusciamo a immaginare i contorni.
Una danza ipnotica, un moto perenne, un ritmo vorticoso, nella quiete infinita.

Silenzio.

Quello dell'inverno. Del seme che nel buio si accomoda, che nel buio attende e si nutre.

Silenzio.

Tra i suoni resi rarefatti dalla nebbia, quella pausa in cui tutto rallenta e respira, si espande.

Silenzio.

Nell'attesa della rinascita, di un rintocco di campana, di un fiammifero che accende l'aria.       E luce fu.


Riti e rituali, celebrazioni e ritrovi. L'albero illuminato, un presepe adornato, un cuscino da meditazione, un tappetino su cui snocciolare un mala di saluti al sole, un inchino profondo, uno sguardo al cielo, o uno sguardo laggiù, laddentro, verso il cuore.

Danzare nella danza cosmica. Ascoltare quei ritmi più grandi di noi, osservare quei moti che ci muovono, accordarci con la sinfonia che si dispiega negli spazi infiniti e infinitesimali.

Essere moto nell'immoto, luce nel buio, ascolto nel suono, voce nello spazio, rifugio nel cuore.



Blessings to you all.





giovedì 6 novembre 2014

Pranam alla Terra

Mai come oggi la Madre Terra mi nutre, mentre le mie mani affondano a berne l'energia, la potenza, la rassicurazione, il conforto. Mi radico saldamente e mi affido alle vibrazioni che capto, che mi attraversano, che mi attraggono verso un centro gravitazionale profondo, potente.
Da giorni srotolo il tappetino, ma la pratica tentenna, si frammenta, e il corpo sembra ribellarsi. Vuole la terra, il radicamento profondo, la quiete dell'abbandono. E così è un prolungato pranam la mia pratica di oggi, quella "whole-body invocation" in cui mi apro al potere divino, mi inchino e mi offro a Ciò Che È. Umiltà e fiducia, sollievo e conforto.
Il potere della Terra è grande, lo senti scorrere e attraversarti, ne avverti la solidità, la costanza. Giunge nel cuore, lo abbraccia. Giunge nella mente, la placa. Giunge nell'anima, la avvolge.
Ascolto l'odore, la consistenza, la soffice essenza che pulsa, che ci sostiene in ogni passo, in ogni divenire, che accompagna le nostre danze, che accoglie le nostre soste. Ascolto la stabilità, mi sento albero che affonda con le sue radici, si aggrappa, e trova quel saldo appiglio, l'abbraccio della terra, e il suo nutrimento. Ascolto il centro gravitazionale che mi ancora a sé, mi accoglie, non mi lascia sfuggire nello spazio infinito.

Namasté.


martedì 10 dicembre 2013

Flying high in the sky


Toccare il cielo con un dito.




Essere cielo e acqua. Librarsi senza pensieri, totalmente essere, pienamente vivere ed esperire.




Attimi sospesi, senza tempo, immagini indelebili, la serenità che la natura e la sapiente capacità di essere in accordo con l'ambiente e con i ritmi della nostra vera essenza possono donarci.




Praticare realmente sospesi tra cielo e terra, lasciare che la mente si vuoti, pronta ad accogliere per poi di nuovo lasciare andare, consentire a corpo, mente e anima di muoversi all'unisono.


Puramente fluire.





giovedì 25 luglio 2013

Living asanas - Vrksasana: l'albero, the tree pose

L'albero. Che affonda le sue radici nel terreno. Il cui tronco si erge maestoso e forte. Le cui fronde si muovono al vento, spogliandosi e vestendosi di colori al cambio delle stagioni. I cui rami danno frutti, e docili crescono in ogni direzione sfiorando il cielo.

L'albero, che simboleggia il radicamento, il contatto con la terra, da cui trae non solo stabilità, ma anche nutrimento, le radici ramificate in profondità a trovare l'acqua, che nutre ogni organismo vivente, che rappresenta essa stessa la possibilità di vita per il nostro pianeta e per le forme animali e vegetali che lo popolano. E il fusto, che nella giovane pianta è flessibile, ma anche meno saldo del tronco più maturo, che col tempo acquisisce la forza per crescere ed essere stabile e concreto nel suo ergersi verso il cielo.
L'albero, che è ponte fra cielo e terra: le radici nel terreno, i rami a protendersi verso il cielo, ad aprirsi in ogni direzione, loro sì, flessibili, duttili, capaci di seguire il vento, di sopportare il peso della neve e poi di lasciarla cadere per liberarsi di nuovo e accoglierne di nuova, di essere rifugio per uccelli e animali. 
I rami, le infinite possibilità, che danno fiori prima, e poi frutti, che creano bellezza e nuova vita, che seguono i ritmi delle stagioni: si colmano di gioia e di gemme in primavera, per poi, variopinti, accogliere l'estate, con i frutti dolci e nutrienti che ricadono a terra; si tingono di colori incredibili in autunno, per poi spogliarsi in inverno e così lasciare che le foglie possano nutrire il terreno, quel terreno senza cui l'albero non sarebbe nato, cresciuto e divenuto ciò che è.
L'albero, allora, come metafora della vita, del suo svolgersi, delle qualità importanti per viverla appieno: radicamento, flessibilità, stabilità, equilibrio, sintonia con l'ambiente, capacità di accogliere, di elargire bellezza, di donare frutti, di lasciare andare, di interagire col terreno da cui la nostra stessa vita è sorta, di accettare la caducità, di svilupparsi in molte direzioni, di crescere, di estendersi verso il cielo, mantenendo vivo e presente il contatto con la terra, di svilupparsi armoniosamente.
Vrksasana è tutto questo: essere albero, essere posa.