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domenica 28 dicembre 2014

#CountYourBlessings... 'cause life flies high

Quel sole nel cielo. Così grande, accecante nel suo splendore che si riverbera sulla neve immacolata.


Quella neve che sospinta dal vento si posa lieve, come uno spruzzo d'acqua giocoso quando solchi il mare in barca.


Quel vento che ulula tra le fronde dopo il tramonto, quando il buio avvolge i boschi e la valle e il silenzio diviene denso, palpabile.


Quel tramonto che incanta, rosso e oro, trionfante, una fiamma che incendia il cielo ancora carico di nubi promettenti.


Quella fiamma che danza nel camino, rischiarando il cuore, proiettando ombre giocose nella stanza.


Quel cuore che batte al ritmo della natura che pulsa, intensa, immensa, viva.




domenica 28 settembre 2014

Waiting for the stars to shine...

Le cerco e non le trovo.
Scruto in alto, qualche lucina soffusa mi sorride, offuscata dal bagliore della città che si proietta in alto, sfumando tutto con un velo pallido.
Ho nostalgia, lo ammetto, tanta e terribile, di quelle notti d'estate trascorse con il naso all'insù, la testa sprofondata nelle braccia conserte dietro la testa, lo sguardo che si inoltra nelle profondità e si avventura lontano, attratto dalle luci scintillanti e dal buio più profondo.
Ho nostalgia del tempo che si dilata all'infinito, della mente che si placa, dello stupore che si fa largo, del senso di immensità che mi invade sollevandomi da terra, sciogliendomi nel Tutto.
Ho nostalgia del vento che accarezza il volto, del rumore del mare, del bisbigliare delle fronde, delle sinfonie sempre nuove, sempre armoniche, che la natura ci dona, colmando il silenzio, per poi sfumare per farcelo sentire, davvero, il silenzio.
Ho nostalgia del sentirmi piccola piccola sotto il cielo immenso, perché quel sentirsi piccoli è in fondo un sentirsi grandi, della stessa materia di cui sono fatte le stelle.
Osservo le mie mani sulla tastiera, guardo lo schermo, sento il clic-clic dei tasti... 
Ascoltare il mio cuore, dargli voce, è già tanto, è essere consapevole, è riconoscere un sentimento che mi pervade, è sapere che sento una mancanza, è cercare di colmarla.
Le cerco lassù, tra i bagliori della città, e non le trovo. 
E allora oggi sono rimasta quaggiù, ho comprato il biglietto, mi sono seduta... e saran solo proiezioni, saran solo foto... ma hanno rinsaldato la mia volontà di continuare a cercarle, di sentirle vive e vibranti nella mia vita, di scrutare il cielo, di assorbirne la luce, di sondarne le profondità.


Un pomeriggio al planetario...
Waiting for the stars to shine.


mercoledì 24 settembre 2014

Pensieri che scorrono nei primi giorni di autunno

E' autunno, è arrivato.
Settembre corre sempre, più di ogni altro (paradossalmente) il mese dell'inizio, delle attività che riprendono, dei corsi da prenotare, degli abbonamenti da rinnovare, degli impegni da pianificare.
Settembre corre, e noi con lui, proiettati verso l'autunno, verso la stagione in cui la natura si ritrae in se stessa, gli animali selvatici accumulano provviste nei boschi per i mesi freddi del letargo, tutto si prepara ai lunghi giorni di buio e di quiete, in un andirivieni, un movimento costante, un turbinio di foglie nel vento.
Quelle foglie che si fanno croccanti, i colori a riscaldarsi come a voler restituirci un po' di quel fuoco che il sole ora donerà all'altro emisfero, in quell'alternanza magica che sono le stagioni. 
E un poco sfasa questo sentirci all'inizio (l'inizio del nuovo anno scolastico per molti di noi resta come l'inizio vero, tangibile, pratico dell'anno), quando in realtà siamo nel ciclo della fine, della natura che ha compiuto il suo viaggio attraverso le stagioni, del raccolto dei frutti, del ritorno al buio da cui poi tutto originerà di nuovo.
Nelle città un po' tutto questo si perde. Restano le foglie sui  marciapiedi e la parabola del sole a ricordarci tutto ciò, e il freddo che lentamente si insinua tra gli stipiti e i vestiti.
Cerco nell'aria, nel cielo quel contatto con la natura, quel contatto che durante l'estate mi ha restituito molto, e comunicato molto di nuovo. Quel dialogo col mare, quel silenzio dei monti, quello stupore davanti ai cieli stellati, quello specchiarsi nella luna.
Cerco, e so che la ricerca vera è dentro di me. Verso quel nucleo profondo da cui tutto si diparte, che tutto ascolta, che tutto comprende.
Viviamo di ruoli, di pensieri, di luci e ombre, di emozioni, Siamo presi in mille cose, attività, impegni, relazioni, viaggi, percezioni che in ogni istante si fanno strada in noi, a livello cosciente e nel sottobosco fitto dell'inconscio, come semi che magari un giorno germoglieranno, ricoperti dalla terra e dalle foglie di questo autunno ancora acerbo.
A volte ci perdiamo, altre vorremmo aver dato e fatto meglio e di più, altre ancora siamo un po' immobili, perplessi. 
La vita ci offre occasioni innumerevoli per essere, per viverci, per esprimerci. Non sempre siamo soddisfatti della nostra espressione nel mondo. Ma anche questa "imperfezione" ha un valore. Ieri insegnando sentivo una qualità sfuggente delle mia presenza. C'ero, ma avrei voluto esserci meglio. Un suono distonico, che forse solo io ho percepito, ma che mi ha disturbata per le ore a seguire. La realtà è che nella nostra umanità dobbiamo fare i conti con le nostre naturali fluttuazioni, di umore, di centratura, di presenza. Strattonati spesso tra le nostre manifestazioni e i nostri ruoli, il nostro centro talvolta si sfilaccia, per esserci ovunque, contemporaneamente. Ci vuole pazienza, dedizione e mestiere per comprendere, apprendere, lasciare andare anche questo.
Consapevoli che dentro di noi pulsa quel nucleo autentico, unico, profondo, che ci riconnette con noi stessi e con l'infinito, ogni volta che ci rivolgiamo a lui, ogni volta che guardiamo il mondo, ascoltiamo, respiriamo, ci esprimiamo attraverso di lui. 


martedì 9 settembre 2014

Cedevolezza

Interno giorno. Temporale, un muro d'acqua che si abbatte sulla città. Finalmente la natura che irrompe prepotentemente anche nella vita cittadina, e per me, yogini metropolitana in astinenza di quei sole, mare, monti, cielo e stelle che mi hanno accolta e accudita in queste ultime settimane, è un momento da celebrare, da onorare, nel modo migliore che conosco. La pratica Yoga.

Interno giorno. La pioggia si acquieta. Savasana. Il corpo immobile, il respiro lento, la mente silenziosa. L'abbandono. La terra mi sostiene, l'aria mi nutre, non mi serve altro. Scivolo in profondità, in quel luogo di pace e di luce che mi accoglie senza riserve, senza timore. Scivolo nella luce, nuvole di colore che si espandono al ritmo del respiro. Scivolo senza meta, senza attese, senza pretese.

Sono qui. Qui, ora. In questa luce, in queste spire di indefinita bellezza. Qui, ora. Nell'unico luogo e istante reali. Qui, ora. E tutto è facile, ovvio, risolto. Non c'è nulla da cercare, nulla da recriminare, nulla da temere, nulla da fuggire. Qui, ora. E' tutto ciò che c'è. Ed è immensità, ampiezza, spazio, espansione. Qui, ora. E tutto il resto appare una danza, intricata e spettacolare, ma uno spettacolo, appunto, sullo sfondo di una quinta di cielo, nubi e stelle immensa. Qui, ora. In cui tutto riluce e nulla stride. In cui ogni cosa è come è, io sono come sono. Qui, ora. E tutto è Uno.

Interno giorno. Raggi timidi tra la coltre di nubi. E lo sguardo si posa con nuova grazia, i passi si muovono lievi, la mente si riaffaccia curiosa.

Namasté.





martedì 10 dicembre 2013

Flying high in the sky


Toccare il cielo con un dito.




Essere cielo e acqua. Librarsi senza pensieri, totalmente essere, pienamente vivere ed esperire.




Attimi sospesi, senza tempo, immagini indelebili, la serenità che la natura e la sapiente capacità di essere in accordo con l'ambiente e con i ritmi della nostra vera essenza possono donarci.




Praticare realmente sospesi tra cielo e terra, lasciare che la mente si vuoti, pronta ad accogliere per poi di nuovo lasciare andare, consentire a corpo, mente e anima di muoversi all'unisono.


Puramente fluire.





venerdì 6 settembre 2013

Un Grazie alla vita

Così. Estemporaneo. Puro. Non filtrato. Un Grazie per la musica che mi avvolge, mi trasporta, mi inebria, mi innalza su vette insperate e da lì mi mostra la magnificenza di ogni cosa. Per le amiche che mi aiutano, mi supportano e mi soccorrono per darmi la possibilità di almeno tentare ciò che sulla carta è impossibile. Agli amici belli bellissimi che condividono con me grandi gioie, profondi dolori, attimi di immensità, di vita vera e che danno senso a tutto ciò in cui credo. Grazie per il verde che fa capolino dalle finestre, illuminato dal dolce sole di questo settembre, a ricordare che la vita è così: semplice. Grazie per la gioia semplice e accessibile di un buon libro, della musica come compagna, della dolcezza dei pensieri, della grazia delle intenzioni. E per saper attendere, e nell'attendere leggere il mio cuore, e parlare attraverso di esso. Per l'accortezza e per l'impegno a sfiorare le situazioni con mano gentile, perché nella levità si trovano i gesti e le parole appropriate. Grazie per il ricordo del concerto di Ezio Bosso a Torino che ancora mi pulsa nelle vene e mi infonde vita e coraggio. Grazie per chi si sta prendendo cura di me, per chi mi apre gli occhi con gentilezza e mi invita a rallentare. Grazie alle emozioni che affiorano intense, belle e recano quella ricchezza che rende la vita meravigliosa. Grazie agli errori e agli imprevisti che fanno risplendere ancor più la ritrovata serenità di questi giorni. Grazie per tutte queste gemme preziose che costellano il mio percorso.


mercoledì 12 giugno 2013

Respiriamo l'incanto, sciogliamoci nella bellezza

Alle mie spalle lo stereo. Le casse diffondono musica. Musica scelta accuratamente. La musica del ricordo, la musica del calore, la musica che evoca emozioni vicine ma sopratutto lontane. Quella musica che non ascoltavo da troppo tempo, e che ora risuona, mi avvolge, mi trasporta, mi stringe nell'abbraccio della dolcezza e della meraviglia.
Giorni, questi, di bellezza infinita. Giorni di fluidità, di capacità di lasciarsi fluire. Giorni di progetti, di sogni, di possibilità. Giorni di dolcezza negli sguardi, giorni di chiarezza e di coraggio. Giorni di condivisione, di amicizia e di parole belle. Giorni di lacrime di gioia che sgorgano inspiegabili. Giorni di ascolto, dell'altro e del corpo. Giorni dell'estate, che ora è qui. Giorni in cui sappiamo che qui, a portata di mano, davanti a noi c'è il nuovo, il cambiamento, in questo mondo bello di infinite possibilità.
E le note mi trasportano, la voce vibrante accarezza la mia pelle ricordando estati di mare e di stelle, di pigro oziare sul divano guardando le nuvole, sognando i sogni adolescenti, e poi il profumo di mirto, e il ricordo di amici lontani, pietre miliari del percorso della vita, ormai cristalli preziosi nella memoria. E poi il ricordo di chi, come fuggevole cometa, ha attraversato il cielo. E le sensazioni, di nuovo così vive, così intense. Un mondo emotivo sopito che si risveglia e danza sulle note della sua musica, di ritmi e parole evocative in cui si riconosce, e sentire che ogni cosa vera resta in noi, con la sua verità, la sua intensità, la sua importanza. Perché di questo, anche e soprattutto, siamo fatti: delle nostre emozioni iscritte nel profondo del nostro corpo. E benedire l'istante in cui si è scelto di ascoltarlo, quel corpo, che non voleva uscire, ora, voleva stare a casa. E poi ha scelto per noi, ha scelto di cercare quel cd, di accendere il pc, di comunicare questo incanto. L'incanto di ritrovarsi in un mondo così denso, così vivo, così presente, così ricco. Non di ricordi sterili o di immagini, ma di sensazioni fisiche e tangibili, di vissuti che ci accompagnano, silenti, ma che basta un attimo per risvegliare. 
Incanto e meraviglia davanti alla nostra bellezza di essere umani, dotati di tanta grazia e di tanto potere. Siamo esseri meravigliosi, sappiamo creare bellezza all'altezza della Natura che ci ospita e che ci tollera. Possiamo tanto, siamo tanto. E col cuore in tumulto dalla gioia, la pelle che risuona con le vibrazioni che l'attraversano, sentirsi, di nuovo e sempre, Uno col tutto, Uno con chi ha attraversato la nostra vita colmandola di significato e chi ancora intreccia il suo cammino con il nostro in questa danza stupefacente che si chiama Vita.
Namasté.

venerdì 7 giugno 2013

La sostenibile leggerezza di essere

Impronte. Quelle che lasciamo sul nostro pianeta, con il nostro atteggiamento di padroni della Terra, che abbiamo progressivamente stravolto.
Impatto. Quello che abbiamo sull'ambiente con i nostri consumi e il nostro stile di vita, i nostri "bisogni", i nostri capricci.
Lasciare un segno. Spesso desideriamo farlo: lasciare il segno con il nostro operato, i nostri comportamenti, le nostre parole.
Colpire al cuore. Una persona, per conquistarla o per ferirla.
Marchiare a fuoco. Esperienze che indelebilmente entrano a far parte di noi, come cicatrici sulla pelle.
Quante parole, quanti modi di dire che rimandano alla forza che possiamo, sappiamo e, spesso, vogliamo imprimere al nostro essere e agire. L'idea di lasciare un segno indelebile ci affascina, ci pare importante, spesso a fin di bene e con le migliori intenzioni. Di per sé, come quasi tutto del resto, non è una cosa brutta, e anzi, pensiamo a quante persone con i segni che hanno lasciato o che tutt'ora lasciano abbiano contribuito a rendere questo un Mondo bello, magico, artistico, musicale, colmo di bellezza e di meraviglie.
Eppure, oggi il mio sguardo si rivolge spontaneamente alla levità, a quella qualità dell'agire e dell'essere che non lascia impronte, che non impatta, che non si concretizza in segni e marchi.
La leggerezza di una piuma che si libra nell'aria, dei petali di ciliegio sospinti dal vento, del volo di una farfalla, dell'ondeggiare dei fiori nei prati carezzati dalla brezza, del mare che lambisce la riva con dolcezza, dello zucchero a velo sparso sulla torta, dei sorrisi spontanei, delle nuvole rosa al tramonto.
La leggerezza di una posa di yoga, quando nel muoverti diventi posa senza nemmeno accorgerti, quanto in trikonasana ti senti radicato a terra e sospinto verso il cielo e il corpo perde peso e compattezza per rivelare il suo essere un campo energetico vibrazionale. Quando in savasana perdi i confini, ti fondi col tutto, ti senti davvero Uno con l'energia intorno a te.
La leggerezza di non volersi fare incasellare in definizioni, di essere libera di scegliere, di parlare e di tacere, di non temere i giudizi, gli sguardi, i preconcetti.
Si muovono, intorno, persone dal passo pesante. Dicono parole, che come macigni tentano di dare una conformazione stabile al terreno su cui ci muoviamo. Esprimono desideri e giudizi, cercando di fissare un profilo, etichettare un modo di essere. In mezzo a questo tentativo di addensare l'esperienza, muoversi con leggerezza. Essere qui. E un momento dopo là. Divenire inafferrabili, liquidi, lasciarsi fluire come acqua nell'esperienza, nell'eterno qui e ora in cui si dipana la vita. Leggeri come acqua che zampilla tra le rocce, che rifrange la luce in mille arcobaleni, che gioiosa esprime tutta la sua vitalità.
Donare questa leggerezza, questo muoversi col passo felpato di un gatto che sinuoso attraversa i tetti, a se stessi e agli altri. Incarnare la leggerezza, divenendo morbidi, fluidi, trasparenti. Cosicché l'aria, l'energia ci possano attraversare, e noi vivificati possiamo a nostra volta elargire gioia e leggerezza.


domenica 30 dicembre 2012

Ispirazioni: "August Rush - La musica nel cuore"

"Solo alcuni di noi lo sentono?"
"Solo alcuni di noi ascoltano."
In questo botta e risposta tra Evan/August e Il Mago tutta l'essenza della vita. 
Già, perché ciò che davvero fa la differenza è ascoltare. Se ascolti puoi percepire, comprendere, vivere con un'intensità e una profondità nuove, diverse. Ciò che può apparire miracoloso, anomalo se si ascolta davvero si rivela naturale, spontaneo, ubiquitario, accessibile. Imparare ad ascoltare e a coltivare la qualità dell'ascolto ci consente di accedere a un mondo nuovo, diverso, per restando qui, nel mondo a noi conosciuto.
Coltivare l'ascolto, attraverso lo yoga ad esempio. Lo yoga che ci esorta ad ascoltare corpo e mente, sensazioni fisiche, emotive, sottili. 
E perseguire l'ispirazione. Ispirarsi, in ogni modo a noi più consono, per andare oltre, squarciare non solo il velo di Maya, dell'inconsapevolezza, ma anche dell'abitudine, del nostro guardare attraverso aspettative, preconcetti, presupposti, credenze. L'arte in questo, insieme alle pratiche spirituali, allo yoga, alle arti marziali e alla contemplazione della Natura, è via maestra, percorso privilegiato. Le emozioni evocate da un dipinto, la magnificenza comunicata da architettura e scultura, la trascendenza insita nella musica... Ogni forma d'arte ci può aprire gli occhi, può introdurci in quella sfera del possibile, che poi è culla del nuovo, dello sviluppo, della crescita. Ma in realtà, tutto è già qui, siamo noi a non vederlo. Come dice ancora Evan/Agust "La musica è intorno a noi. Non bisogna fare altro che ascoltare." E una volta che si è ascoltato, accedere a quella dimensione è più agevole, e sempre più alla nostra portata. Basta ascoltare, basta davvero ascoltare, liberi da ogni preconcetto di come dovrebbe o potrebbe essere, perché ciò che è davvero è meraviglia, così grande da superare ogni nostra attesa, ogni nostra idea.
Non bisogna far altro che ascoltare.

venerdì 14 dicembre 2012

Snow

E poi accade. Accade che nevica e tu esci e cammini nel parco, con la neve che crocchia sotto ai piedi, e l'atmosfera ovattata, i suoni attutiti di quando la neve delicatamente scende dal cielo e tutto ricopre. E cammini nel silenzio con il cuore gonfio di gioia e di riconoscenza, perché non è poi tanto scontato che nevichi, non a questa latitudine, non dopo un autunno così mite. E sei grata a questa neve abbondante, che è pura magia, che si materializza nell'aria e ricopre col suo candido manto ogni cosa. Sei grata per questo dono enorme della Natura, che ci ricorda la sua magnificenza, la sua abbondanza, la sua meraviglia. E con meraviglia, infatti, guardi i tronchi scuri degli alberi stagliarsi sullo sfondo immacolato, i rami carichi di morbida neve, un cespuglio di bacche rosse inatteso e perfetto. E accade che continui a camminare, e assapori ogni istante, e ti senti grata e infinitamente connessa con tutto. In questo istante tutto è qui, le vette dell'Himalaya, Central Park, la Cina sconfinata, il monte Fuji in tutto il suo splendore. E ti senti davvero vicina a tutto, cittadina di un mondo vasto e meraviglioso. E mentre nevica osservi i fiocchi di neve, così leggiadri, così diversi tra loro. E ascolti il loro insegnamento. Ogni fiocco è unico e irripetibile, eppure sono tutti partecipi della medesima natura. Ognuno preso singolarmente, si scioglie in pochi istanti; abbracciati e intrecciati assieme, invece, ricoprono il mondo di purezza e di candore.

martedì 13 novembre 2012

Could art change the world? Part two...

Un'interessante iniziativa planetaria....

http://www.rebirth-day.org/index.php

Tutto ciò che unisce nell'amore e nel rispetto è benvenuto.


lunedì 5 novembre 2012

Writing on the mat

A volte pratica può essere anche questo: sedersi in posizione comoda, iniziare la pratica con la consueta attenzione al respiro, alla percezione del proprio corpo sul tappetino e nello spazio, eseguire i movimenti di riscaldamento della colonna e poi... Spontaneo, improvviso, il desiderio di stirarsi dolcemente, e dolcemente scivolare a terra in una savasana inattesa, gli occhi chiusi, che però dopo poco si aprono spontaneamente, improvvisamente... e trovarsi così inondati da un cielo azzurro illuminato da un sole così morbidamente dorato, come le foglie degli alberi mosse dal vento. E anche questa è pratica: incantarsi davanti alla natura che ci viene a trovare così all'improvviso, che ci illumina e ci abbraccia, che ci fa sentire tutto con l'Uno. E in quei momenti sembra che ogni asana sia già stata eseguita e che ogni asana sia lì in quel momento, come se si fluisse tra una posa e l'altra... E sentire il corpo muoversi mentre si è seduti a guardare, respirare, percepire, vivere quell'incanto. E trovarsi così a scrivere di tutto questo, restando completamente immersi nella meraviglia.

mercoledì 24 ottobre 2012

Blessed by the sun

Svoltare con l'auto nella sempresolita rotonda e vederlo lì, proprio sopra il tetto di quel basso edificio di fronte: il sole che sorge in un mattino di fine ottobre velato dalla prima nebbia. Una palla rossa, tonda, dai contorni nitidi, dalle sfumature quasi impercettibili. Bella, bellissima. Una bellezza così pura e intensa da imprimere nell'animo un'immagine viva.
Immagini e impressioni sempre come spunto di riflessione. Pensieri tuttavia poco lineari, anch'essi come impressioni, sebbene più lievi, quasi evanescenti. Il sole come calore, come vita. Il sole e il rimando all'immensità dell'universo, di fronte al quale le nostre piccole vicende appaiono così microscopiche e così risolvibili, perchè al cospetto di tanta misteriosa grandiosità tutto si ridimensiona. Il sole a illuminare alberi e strade, a evocare la raccolta delle castagne in lontane gite scolastiche, il profumo del bosco proprio a ottobre, vendemmie e meleti, sciarpe di lana e risate nel silenzio di valli incantevoli. Quel sole e il vento a spazzare le foglie nel cortile di scuola, il profumo della carta dei quaderni, il foglio rosa di carta assorbente macchiato di inchiostro blu, i pennarelli e le ore trascorse a disegnare favole e sogni.
Il sole e l'idea della campagna francese in autunno, o le sagre nelle Langhe, i profumi di vino e tartufo, i risotti alla zucca, quella cucina che coccola e conforta.
Quel sole, che ancora scalda, che ancora illumina, che rende l'autunno la stagione degli arancioni e dei bruni, che dice alla natura: accoccolati nel mio tepore, addormentati dolcemente, lasciati cullare dalla mia luce tiepida e dorata.
Accoccoliamoci quindi nella luce del sole di ottobre.