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mercoledì 24 settembre 2014

Pensieri che scorrono nei primi giorni di autunno

E' autunno, è arrivato.
Settembre corre sempre, più di ogni altro (paradossalmente) il mese dell'inizio, delle attività che riprendono, dei corsi da prenotare, degli abbonamenti da rinnovare, degli impegni da pianificare.
Settembre corre, e noi con lui, proiettati verso l'autunno, verso la stagione in cui la natura si ritrae in se stessa, gli animali selvatici accumulano provviste nei boschi per i mesi freddi del letargo, tutto si prepara ai lunghi giorni di buio e di quiete, in un andirivieni, un movimento costante, un turbinio di foglie nel vento.
Quelle foglie che si fanno croccanti, i colori a riscaldarsi come a voler restituirci un po' di quel fuoco che il sole ora donerà all'altro emisfero, in quell'alternanza magica che sono le stagioni. 
E un poco sfasa questo sentirci all'inizio (l'inizio del nuovo anno scolastico per molti di noi resta come l'inizio vero, tangibile, pratico dell'anno), quando in realtà siamo nel ciclo della fine, della natura che ha compiuto il suo viaggio attraverso le stagioni, del raccolto dei frutti, del ritorno al buio da cui poi tutto originerà di nuovo.
Nelle città un po' tutto questo si perde. Restano le foglie sui  marciapiedi e la parabola del sole a ricordarci tutto ciò, e il freddo che lentamente si insinua tra gli stipiti e i vestiti.
Cerco nell'aria, nel cielo quel contatto con la natura, quel contatto che durante l'estate mi ha restituito molto, e comunicato molto di nuovo. Quel dialogo col mare, quel silenzio dei monti, quello stupore davanti ai cieli stellati, quello specchiarsi nella luna.
Cerco, e so che la ricerca vera è dentro di me. Verso quel nucleo profondo da cui tutto si diparte, che tutto ascolta, che tutto comprende.
Viviamo di ruoli, di pensieri, di luci e ombre, di emozioni, Siamo presi in mille cose, attività, impegni, relazioni, viaggi, percezioni che in ogni istante si fanno strada in noi, a livello cosciente e nel sottobosco fitto dell'inconscio, come semi che magari un giorno germoglieranno, ricoperti dalla terra e dalle foglie di questo autunno ancora acerbo.
A volte ci perdiamo, altre vorremmo aver dato e fatto meglio e di più, altre ancora siamo un po' immobili, perplessi. 
La vita ci offre occasioni innumerevoli per essere, per viverci, per esprimerci. Non sempre siamo soddisfatti della nostra espressione nel mondo. Ma anche questa "imperfezione" ha un valore. Ieri insegnando sentivo una qualità sfuggente delle mia presenza. C'ero, ma avrei voluto esserci meglio. Un suono distonico, che forse solo io ho percepito, ma che mi ha disturbata per le ore a seguire. La realtà è che nella nostra umanità dobbiamo fare i conti con le nostre naturali fluttuazioni, di umore, di centratura, di presenza. Strattonati spesso tra le nostre manifestazioni e i nostri ruoli, il nostro centro talvolta si sfilaccia, per esserci ovunque, contemporaneamente. Ci vuole pazienza, dedizione e mestiere per comprendere, apprendere, lasciare andare anche questo.
Consapevoli che dentro di noi pulsa quel nucleo autentico, unico, profondo, che ci riconnette con noi stessi e con l'infinito, ogni volta che ci rivolgiamo a lui, ogni volta che guardiamo il mondo, ascoltiamo, respiriamo, ci esprimiamo attraverso di lui. 


sabato 31 maggio 2014

#LiVEthic

Quasi quotidianamente ormai sentiamo storie di persone che hanno un'idea, un progetto, una vision che, per quanto curati, ben studiati, utili e vincenti nella loro essenza e pianificazione, non possono essere realizzati per mancanza, principalmente, di opportunità economiche, si tratti di affittare degli spazi, di procurarsi materiali o macchinari, o semplicemente di poter dare un avvio alla propria attività. E, in molti casi, il progetto resta irrealizzato per mancanza di fiducia da parte di familiari o di potenziali partner che potrebbero agevolmente contribuire, ma che per un motivo o per l'altro non credono nella bontà dell'iniziativa o nell'importanza della stessa.
È triste. Triste che in un momento in cui il nostro mondo ha così bisogno di idee nuove e di nuove opportunità, ci siano ostacoli che, molte volte, sono dettati dall'egoismo di chi in realtà potrebbe mettere a disposizione risorse per consentire questo nuovo sviluppo (che non chiamo rilancio, perché così sarebbe un reiterare il vecchio, e non un progettare il nuovo), dalla paura di un futuro incerto (ma quando mai il futuro non è stato incerto, se proprio vogliamo metterla in questi termini...) e del desiderio di ricavare ricchezza. Già. Ricchezza. E invece lo sguardo dovrebbe essere puntato sul produrre valore. Valore vero, intrinseco, non solo moneta, ma valore.
Siamo persone, esseri umani, anime in viaggio in questa vita, e non è tanto della mera ricchezza che necessitiamo tutti quanti, ma del valore che quella ricchezza può produrre. Nulla di male nell'avere, nell'essersi guadagnati il benessere, nell'aver saputo gestire con intelligenza i propri investimenti, ovvio. Questo non è un discorso di coloritura politica, non vuole esserlo, perché quello è terreno che non amo precorrere. È piuttosto un discorso di buonsenso e di collaborazione tra persone in vista del bene comune che è, per utopistico che possa sembrare, la realizzazione più profonda di ciascuno di noi. 
Buonsenso, generosità, collaborazione, apertura, fiducia. Molte persone se ne nutrono quotidianamente e quotidianamente li rimettono in circolo, quel circolo virtuoso che potrebbe davvero fare la differenza. Ecco, e lì ora voglio spostare il discorso, su quel terreno sì. Perché è alle cose belle che bisogna rivolgere l'attenzione, non alle cose che non ci piacciono, che semmai, come nel caso di questa riflessione di oggi, costituiscono una mera premessa da cui muoversi. 
Non sono certo la prima a fare queste riflessioni, arrivo certamente dopo moltissime persone che prima di me si sono trovare a riflettere profondamente su tutto questo, e che hanno saputo anche tradurre le loro intuizioni in azioni pervasive e concrete. Ma come sempre si dice, ogni singola goccia contribuisce alla vastità e potenza dell'oceano, e io sono, come tutti noi, quella goccia. Una goccia che ha già fatto e già fa scelte in questo senso, si tratti dei prodotti che acquista, degli alimenti di cui si nutre, dei rivenditori, professionisti e ristoratori che sceglie, del superfluo che cerca di limitare, delle cose cui decide di occuparsi. Niente di che, piccole cose quotidiane, certo, ma che possono essere la base per andare oltre. E per pensare oltre. "Try to think out of the box". C'è sempre un modo. Un altro modo. Troviamolo quel modo, e sosteniamolo in ogni nostra scelta. Voglio che il mio sguardo sosti solo là dove sento battere un cuore, dove vedo passione, dove sento apertura, dove percepisco umanità, dove c'è valore e disponibilità a condividere quel valore. E sono moltissimi i luoghi su cui quello sguardo si può posare, lo so. Perché là fuori ci sono tantissime persone che ogni giorno si dedicano anima e cuore e corpo al valore. Loro sono i partner di elezione del mio personale viaggio. Loro sono le persone da sostenere. Loro il grande valore, già in opera e attivo, da cui partire.

#LiVEthic


lunedì 31 marzo 2014

Un affanno tra le righe...

Ieri leggevo un articolo scritto da un'americana - medico, yogini ed esperta conoscitrice di discipline olistiche - che raccontava di come un anno fa avesse scoperto di avere un tumore e di come avesse vissuto e affrontato la malattia. L'articolo, che raccontava tra l'altro della notevole presenza di spirito dell'autrice nel prendere in mano la sua situazione e, soprattutto, nello sconfiggere il male che l'aveva colpita, era tuttavia principalmente incentrato sul concetto: "Ho fatto tutto giusto, ho sempre condotto una vita sana, non ho una predisposizione genetica, non ho tenuto condotte a rischio, eppure mi sono ammalata lo stesso."
Mentre lo leggevo attentamente, non ho potuto fare a meno di scorgere una sorta di affanno: non - e sarebbe certamente stato oltremodo comprensibile, se non inevitabile forse -  in relazione alla malattia, alle cure subite, allo spavento, alla preoccupazione, ma con riguardo al suo stile di vita, al suo essere vegana, alle ore di pratica e di meditazione, alle sue conoscenze mediche allo- e omeopatiche, al suo essere molto amata e al suo molto amare, alla sua professione, alla sua schiera di amici fidati, al suo essere sempre di buonumore.
Un senso di affanno, di sforzo intenso sembrava accompagnare la descrizione delle sue scelte e delle sue abitudini, come se pur nella consapevolezza della bontà delle stesse, il rispettarle avesse costituito più una disciplina autoimposta che uno sviluppo naturale delle sue propensioni.
Si avvertiva tra le righe una sorta di attrito tra ciò che per lei era bene essere e fare, e un qualcosa nel profondo che pareva essere affaticato da questo regime. 
E così mi sono ritrovata a riflettere su qualcosa a cui ho sempre creduto: non è tanto cosa facciamo o non facciamo che fa la differenza (in questo caso in termini di prevenzione della malattia), bensì la nostra propensione spirituale, il nostro reale allineamento di anima, cuore e corpo a ciò che facciamo. La scelta più salutare può non avere effetti se ci induce a contrarci, a sforzarci, ad affannarci, se crea un attrito con il flow in cui siamo immersi. Non dico che sia questa la ragione per cui l'autrice in questione si è ammalata (sarebbe insensato, presuntuoso, pretestuoso e assolutamente privo di fondamento sostenerlo da parte mia), si tratta solo di una riflessione sorta da un feeling che il leggere le sue parole mi ha suscitato.
Come a dire: si sa che lo yoga - per parlare di quanto più conosco e mi sta a cuore - è un'attività sana e ricca di benefici, ma se una persona si accosta alla pratica solo perché sa che fa bene ma in cuor suo la vive come distante dal proprio modo di essere, ho seri dubbi che quei benefici possano davvero estrinsecarsi appieno nella vita di quella specifica persona. Anzi, l'ora di pratica potrebbe snervarla, alterarla, annoiarla, allontanarla dal proprio benessere e dal proprio sentirsi nel flow della vita e dell'esperienza. Personalmente è accaduto anche a me, sia nella pratica sia in relazione ad altre scelte salutari di vita, che mi hanno vista alla fine abbandonare certi percorsi, scoprirne altri, percorrere nuove strade, e infine, in alcuni casi, pure approdare - con nuova consapevolezza e nuova predisposizione d'animo, però, e questo non va sottovalutato - sulle strade inizialmente abbandonate perché all'epoca in distonia col mio vero essere.
C'è una cosa, credo, fondamentale in ogni scelta che compiamo: il nostro sentire più profondo. Stiamo bene? Ci sentiamo felici, soddisfatti e appagati (a praticare yoga, a scegliere un regime alimentare vegano, a meditare mezz'ora ogni mattina, a vivere a impatto zero...)? O ci sforziamo e autoimponiamo una disciplina che non ci richiede solo dell'impegno (come ogni disciplina o scelta che si rispetti) ma anche dei sacrifici che forse sono (per il momento o in questa situazione) troppo onerosi per noi? Il corpo si ammala, si sa, quando c'è una seria perturbazione del suo equilibrio, quando l'armonia del nostro essere si incrina o si altera. Il corpo, anche questo si sa, è in grado di mandarci i messaggi utili a farci riconoscere se qualcosa non va: sta alla mente coglierli, e alla nostra consapevolezza operare quelle scelte che riportino equilibrio e armonia. E la mente può riuscire a cogliere i messaggi se ascolta il cuore e le emozioni: il senso di benessere e di gioia che ci pervade quando stiamo operando in sintonia con la vita, il senso di ristrettezza e di tensione che accompagna talvolta altre nostre azioni, sebbene "sulla carta" positive e assennate.
È, alla fin fine, credo almeno, sempre e di nuovo una questione di porsi in ascolto attento, open-minded e ricettivo del nostro sentire, e di agire sulla scorta del nostro istinto e di quelle emozioni più profonde che proprio l'ascolto ha portato alla nostra piena consapevolezza.


mercoledì 13 novembre 2013

The blog-side of my world

Sono giorni di autunno. Quei giorni di autunno in cui il sole splende ancora della sua luce più bella, per nascondersi poi frettolosamente dietro alle nuvole che colorano di un grigio tenue questo cielo novembrino. Sono giorni in cui molto, se non tutto, sembra tornato in ordine, al suo posto. Sono giorni più quieti, forse i più calmi da mesi, privi di quella tensione che ormai da troppo tempo scandiva il trascorrere del tempo. Sono giorni in cui un timido equilibrio sembra essersi instaurato, tra l'azione e la riflessione, tra il lavoro e il riposo, tra fare ed essere. Il ritmo autunnale, le foglie che cadono, la quieta brezza, la sera che scende sempre prima, quel chiarore un po' freddo, che prelude al buio illuminato  dalle vivaci luci del periodo natalizio, quegli abbozzi timidi di decorazioni, i primi profumi di arancia e di cannella, il rosso e l'oro che compaiono nelle vetrine, i passi lenti sulla strada, la musica di James Blunt.
Ho sempre amato la grazia e i colori di questa stagione, magica, e le emozioni che risveglia, il desiderio di leggere nella calda luce di casa mentre fuori è buio, il the del pomeriggio, i momenti di sospensione tra la vitalità chiassosa dell'estate e le gioiose canzoni natalizie. La voglia di scrivere, il desiderio di condividere. E la gratitudine per aver trovato fonti di ispirazione inesauribili nella mia vita in donne che come me amano scrivere, e scrivere di vita. E amano questa vita nelle sue infinite manifestazioni. E cercano di mostrare sempre quella luce, quella bellezza che c'è negli scorci delle nostre città, negli incontri e nelle relazioni, nei piccoli contrattempi e nei grandi dolori. Un piccolo grande mondo di condivisione tra anime che si incontrano on-line, in quel mondo virtuale di cui non si sa mai bene cosa pensare, ma che in alcuni casi diventa fucina di meravigliose collaborazioni, di condivisioni, di scambi di pensieri e di esperienze. Nel mondo vasto e sempre più interconnesso, piccoli gioielli risplendono un po' ovunque, anche in quei blog pieni di grazia che si ha la fortuna di scoprire, di iniziare a leggere quasi per caso, per poi trovarsi a essere parte di una piccola community di persone che cercano di portare il loro sguardo e il loro entusiasmo un po' ovunque. Letture che ispirano, che fanno sorridere, che comunicano o informano, accompagnate talvolta da immagini altrettanto belle, da colonne sonore che creano atmosfere, o sottolineano quelle già rese dense e tangibili dall'abilità e dal cuore di chi scrive per noi. 
The blog-side of my world, quella parte di un mondo complesso e variegato, in cui tante sono le ispirazioni che creano realtà, dipingono sfumature, trasformano vite e progetti. In questo autunno, in cui i sorrisi affiorano lentamente ma sempre più luminosi, in cui ci si ritrova fuori da una tempesta da cui non si credeva di potersi mai liberare, sentire distintamente il battito delle emozioni, scorgere la bellezza in ogni istante, credere davvero che tutto sia possibile, perché non si è soli a costruire sogni, progetti e futuro, ma si è insieme a un gruppo di persone accorate ed entusiaste, e insieme si danza una coreografia con leggerezza e profondità, e con la stabilità e la fluidità che ogni azione necessita per essere in equilibrio con questo mondo, che in ogni istante ci da l'opportunità di cogliere bellezza e amore, di farli nostri, di dare il meglio di noi stessi per onorarlo appieno.

Una canzone su tutte, per me, in questo autunno colmo di magia:


Namasté.


domenica 21 aprile 2013

Capitoli che si chiudono, nuovi sguardi sull'ignoto

Ogni cosa ha un inizio, ogni cosa ha una fine. Emerge dal tutto, si staglia in primo piano nella nostra visione, nella nostra vita, ci accomagna per un po' come fulcro o scenografia della nostra esistenza e poi scompare.
Così, capitoli si chiudono, a volte non come vorremmo o come sognavamo nella consapevolezza dell'avvicinarsi della fine, ma si chiudono. E restano i mutamenti, quelli intervenuti durante, e le scelte, quelle prese in armonia con ciò che c'era e ora non c'è più. Così ciò che finisce continua a vivere negli effetti, nelle direzioni che la nostra vita ha preso durante il loro essere.
"Meglio avere rimorsi che rimpianti" diceva sempre un carissimo amico. Ma a volte il rimpianto c'è, ed è quello che rende difficile lasciare andare le cose che si sono concluse. Le emozioni si agitano, si vorrebbe tornare indietro e correggere il tiro, almeno quel poco che basta per poter chiudere con un sorriso sereno. Tuttavia è la vita che è così, e difficilmente davanti a una conclusione l'atto finale ci appare perfetto. Può accadere, spesso non accade. Ma ormai è andata, il rimpianto brucerà qualche giorno ancora, poi potremo di nuovo vedere solo il bello. Perché quando c'è stata bellezza, vera bellezza, quella poi ritorna e resta con noi per sempre.
Così è accaduto anche questa volta, è già accaduto, complice la pratica, un cambio d'aria e di prospettiva, la compagnia di persone diverse.
Life is full of wonder. We are full of wonder. E c'è la gioia di restare qui, sul limitare dell'ignoto, nella sola certezza dell'adesso, in cui tutto è luce e bellezza, di nuovo. Quella gioia riempie il cuore, e ci fa andare incontro al futuro con leggerezza e rinnovata, profonda fiducia e con sguardo limpido e aperto.
Stay tuned... and keep on moving... always.

mercoledì 16 gennaio 2013

La trasformazione

... e poi, torni a fluire. E ti sei trasformato, vivi una nuova qualità, una nuova dimensione di te stesso e delle cose. Solo adesso comprendi, in piena e totale serenità, cosa è accaduto, come sia stato possibile che l'ostacolo, l'impasse, l'imprevisto siano diventati quell'opportunità che altri avevano ventilato o di cui avevi tanto letto e, forse, un poco dubitato, o che già conoscevi nelle sue potenzialità, ma che nel momento più avverso avevi dimenticato. Un'opportunità di crescita, di conoscenza, di consapevolezza. Un'opportunità per andare ancora un pochino oltre, avventurarti nell'ignoto dove risiedono le grandi potenzialità. Cogli anche l'occasione per inchinarti a chi nel percorso ti ha supportato, ma anche all'ostacolo in sé, sia esso persona o accadimento. Riconosci nell'avversario l'amico, e senti come la qualità del tuo relazionarti si sia anch'essa trasformata, evoluta. Riconosci, forse, anche l'errore in cui sei incorso, il giudizio affrettato, il pregiudizio o la paura, quella paura che ci induce a chiuderci e, talvolta, a fraintendere. 
E' bello guardarsi indietro, ora. Non fa più paura, e nemmeno fa male. Perché guardando indietro ora scorgi il tuo coraggio, il tuo esserti messo in gioco e in discussione e ti ritrovi a sorridere, quasi a ridere di cuore. A volerti bene. Bene per ciò che sei e per come estrinsechi la tua natura. Sorridi delle tue rimuginazioni, delle parole dette a sproposito, di quelle fraintese, dei comportamenti impacciati, di tutto quanto in passato ti avrebbe messo a disagio o in imbarazzo. Ora sorridi, provi dolcezza e amore per quelle parti di te, così tue, così intime e fragili, e così forti ora che hai imparato ad amarle, ad accettarle, a non temere di mostrarle. Non sei più prigioniero degli schemi mentali, del condizionamento e della chimica del tuo corpo: ne dipendi ancora, ancora ti indurranno in errore e ti fronteggeranno con improvvisi contraccolpi, ma ora sai che puoi non subire la loro influenza e puoi andare oltre, scegliere con consapevolezza e con totale presenza come e cosa fare, dire e, soprattutto, pensare.
E' un percorso affascinante quello che hai intrapreso, che ti spalanca porte su vedute inattese e ti consente di esperire leggerezza e libertà. La vita ci conduce, l'Universo ci parla e noi, muovendoci in questo flusso incessante, possiamo pienamente essere.
Namasté.

sabato 12 gennaio 2013

Non fermare la mente in nessun luogo...

Il mondo ci parla. Continuamente. L'universo è in costante, profonda comunicazione con ognuno di noi, ci invia messaggi, più o meno chiari e intelleggibili, ma comunica con noi. E ciò che ha da comunicarci ha sempre un grande valore. E in questo contesto emerge, ancora e di nuovo, l'importanza dell'ascolto, qualità indispensabile, fondamentale nel nostro relazionarci col mondo, e con noi stessi. Ma si palesa anche la rilevanza del coraggio. Perchè a volte ci vuole coraggio nel cogliere il valore pieno di ciò che ci viene comunicato, e ancor più, dopo averlo inteso, nel scegliere come agire, come muoversi, da lì in poi. Scegliere se affidarsi al nuovo o se preferire ignorare la comunicazione. Ascolto, coraggio, presenza. La presenza a se stessi. Esserci, mentre si ascolta, esserci davvero, pienamente centrati, mentre si coglie la profondità del messaggio, esserci completamente con i sensi, le emozioni, la mente. Esserci senza pregiudizi e preconcetti, pronti ad accogliere le nostre risposte, i moti dell'anima e del corpo, l'emergere delle emozioni. Liberi quindi di ascoltare, di ascoltarci e di scegliere. E poi lasciarsi andare, affidarsi all'universo e a sè, concedersi di pienamente entrare nell'esperienza, nell'inconoscibile, se è ciò che abbiamo scelto, fluire. Con presenza. Perchè l'universo non smette di comunicare, e nella fluidità e mutevolezza è importante cogliere le vibrazioni, restare ricettivi, aperti, in costante interscambio e comunicazione con il Tutto. Così, anche compiuta la scelta, ogni cosa nuovamente ha da essere e divenire, e in ogni istante essere pronti al mutamento, pronti all'ascolto, alla scelta, a lasciare andare. Senza fermare la mente in nessun luogo. Senza aspettative, attese, proiezioni. Vivendo, assaporando, stando nell'esperienza, così com'è. E nello "stare" cogliere il mutamento incessante, fluire con esso, insieme a esso mutare, con mente libera, cuore aperto, presenza constante.

lunedì 31 dicembre 2012

New Year's Eve

Guardarsi indietro, con sguardo lieve. E vedere vita. Vedere intensità, vedere coraggio, vedere gioia, vedere crescita. 
Guardarsi indietro e sentirsi fieri. Sapere di aver dato tanto, di essersi messi in discussione, di avere fortemente creduto, dolcemente voluto, di essersi affidati, lasciati andare con coscienza alla corrente, di aver messo tutti se stessi in ogni cosa, di aver avuto coraggio, fortuna, intensità, affetto, aiuto, comprensione, qualche demone, alcune sfide, tanta gioia, poche lacrime intense, tanto entusiasmo, molta fiducia.
Guardarsi indietro e provare gratitudine per le esperienze, le persone, gli incontri, i viaggi, i doni, le opportunità, le scelte.
Guardarsi indietro ed essere grati, felici, entusiasti, convinti, sereni.
E ora guardare avanti... e lasciare che avvenga...

martedì 25 dicembre 2012

Trasformarsi, nell'emozione

Torino. 21 dicembre 2012. Una data simbolo - anche per chi non ha creduto per un istante alle profezie Maya - perché caricata di aspettative, nominata milioni di volte, da anni lì, oggetto di un countdown tra il sacro e il profano, comunque lì, come simbolo di un'epoca difficile, da cui in fondo si ha voglia di uscire. Perché la prospettiva di una nuova era in questo momento è una prospettiva positiva, buona, auspicata.
E a Torino, quel giorno, si sono verificate belle cose. Molte belle cose. C'è stata la conferenza di Vittorio Gallese e Ludovica Lumer, c'è stato il Sentiero Umano di Solidarietà Ambientale e Artistica, c'è stato l'emozionante concerto di Ezio Bosso. Partecipare a questi eventi è stata davvero un'esperienza unica, indescrivibile, emozionante, significativa. Percorsi di crescita che si snodano, davanti a noi, infinite possibilità, che noi, esseri umani, dotati di coscienza e di consapevolezza possiamo cogliere, e, forse, dobbiamo cogliere. Stare lì e ascoltare parole colte e importanti, mani strette tra gioia e sorrisi, musica che scende nel profondo...e da quel momento non essere più gli stessi. Ecco, vivere, vivere acquista quel significato che si vorrebbe sentire così distintamente, così forte, ogni giorno, ogni istante. La mente corre spesso alle memorie di quel giorno, cerca le immagini, ritrova le emozioni, quell'aspetto viscerale che rende le esperienze realmente e profondamente trasformative. Vivere quella trasformazione è ciò che ora occupa cuore e mente, progetti che si affacciano alla consapevolezza, voglia di fare, di costruire, di cambiare. Ed è bello questo, è bello questo desiderio profondo di far parte del cambiamento, di agire, anche nel proprio piccolo, di mantenere viva e di alimentare quella scintilla di vita, quella meravigliosa scintilla che nel buio ha fatto intravedere qualcosa di grande, di magnifico e importante. Volerci essere col cuore, con tutto il Sè, essere presenti, vivi, propositivi, partecipi, autentici. Così, sì, il 21 dicembre 2012 è stata una data di svolta, e ha dato un nuovo slancio a progetti, idee e pensieri. E averlo celebrato, avere avuto l'occasione grazie alla visione di Michelangelo Pistoletto e di tutti coloro i quali hanno accolto il suo invito ad agire, a esserci, a partecipare, è stata un'esperienza cardine, un momento distinto, tangibile, nel flusso della vita, che ne ha cambiato il corso. Grazie. Perché di fronte a tutto questo c'è un sentimento di gratitudine sincero e profondo.

domenica 23 dicembre 2012

Rebirth-day


Qualche giorno fa, a Torino, nella "fatidica" data del 21.12.2012, si è celebrato il "Rebirth-day", nell’ambito di un progetto di portata planetaria ideato e promosso da Michelangelo Pistoletto, artista contemporaneo tra i più influenti, a cui hanno partecipato numerose località di tutto il mondo (per maggiori informazioni sul progetto http://www.rebirth-day.org/). 
Ho avuto anch’io l'occasione di prendere parte ad alcune delle iniziative promosse dalla Città di Torino, insieme a una mia docente universitaria (filosofa, neuroscienziata e gallerista di grandissimo spessore umano e intellettuale), a una mia amica carissima e soprattutto alla presenza di Vittorio Gallese, neuroscienziato di fama mondiale, scopritore insieme a Rizzolatti, dei neuroni specchio. Ascoltare dalla viva voce di persone di questa competenza e umanità, nella cornice incantevole di Palazzo Madama, quale possa essere il percorso di consapevolezza dell'uomo, apprendere come la neuroplasticità del cervello ci consenta di crescere e di evolvere ogni giorno, riconoscere come la nostra stessa identità non sia fissa, rigida, bensì fluida, è stato davvero interessante e illuminante. E così realizzare pienamente come noi, con la nostra capacità di metterci in relazione con gli altri, con l'ambiente e con noi stessi, possiamo davvero cambiare questo mondo, e come l'arte, la cultura e la consapevolezza possano e debbano essere il motore della rinascita dell'umanità. 
Poco dopo in Piazza Castello abbiamo partecipato tutti insieme al Sentiero Umano di Solidarietà Ambientale e Artistica, una catena umana che alle ore 12.21 ha collegato per tre minuti le città di Torino e di Susa, città di origine della famiglia di Pistoletto, per un percorso lungo più di 50km. Il superamento dello spazio-tempo in un gesto simbolico, che ha coinvolto scuole materne, Università, Forze dell’Ordine, cittadini comuni… tutti uniti nella mani e nel pensiero... mentre da qualche parte lungo la catena vibrava anche l'Om.... 
E poi... in una sala meravigliosa di Palazzo Reale, illuminata dal sole di mezzogiorno, Ezio Bosso, musicista e compositore incredibile, tornato a suonare dopo una lunga malattia, ha eseguito musiche di rara bellezza, intense, coinvolgenti, che ci hanno suscitato applausi infiniti. Vederlo suonare e trasformarsi divenendo tutt'uno con il suo pianoforte, con la sua musica, con i suoi musicisti che lo accompagnavano, vederlo e sentirlo divenire musica, insieme a noi, in una sala in cui l'energia cresceva col crescere del nostro coinvolgimento, del nostro essere tutti lì, "in ogni attimo di tempo", insieme, uniti in un'unica vibrazione, è stata un'esperienza emozionante, unica, indescrivibile. 
È stato un giorno meraviglioso, arricchente, durante il quale vicinanza e comunione di intenti, affetto sincero e stima profonda, sorrisi e fiducia nel futuro dell'umanità, hanno permeato l'atmosfera. E, in quell'atmosfera, scienza e arte, salute e malattia, istituzioni e cittadini, giovani e anziani, bambini (ce n'erano moltissimi) e scienziati di fama mondiale, hanno celebrato la vita, la bellezza della vita, le infinite possibilità della vita. 

sabato 24 novembre 2012

Corpo e cuore

Doveva essere il tuo periodico week-end intensivo di yoga. Quello in cui incontri il tuo Maestro, i compagni di percorso, in cui ti rigeneri, e pratichi e mediti e vivi di yoga e nello yoga, totalmente. Quello lontano da tutto e vicino a tutto il resto. Ma è stato, prima ancora, il week-end degli amici e degli affetti. Con la casa che si è riempita di persone care, di risa, di buon vino, di ottimo cibo, di vita,  di gioia. Con una settimana di preparativi per rendere la serata indimenticabile, per mercati e poi in cucina, tra i libri di sempre e nuove ispirazioni, a preparare, con amore e dedizione, il pasto della festa. Cupcake, insalate, verdure colorate dell'arancio di stagione, un gelato alla fragola tanto fuori stagione quanto dolce e coccoloso, e i funghi e i formaggi... E nell'aria l'inconfondibile energia che solo le feste tra amici sprigionano, quando tutto è un rimescolarsi di voci, anedotti, ironia affettuosa e complici sguardi di intesa.
Quell'energia che ti accompagna fino a tarda ora, e poi si riordina la cucina, ci si corica, ma è ancora tutto lì, così vivo e vicino che puoi quasi toccarlo.
E l'indomani il corpo non vuole. Non vuole alzarsi e lasciare quella casa così animata, così viva, così energizzata, come non era forse da un po'. Quel corpo vuole restare lì a bearsi degli attimi trascorsi da poco, pigramente godersi le stanze e la vita insieme, in un mattino di novembre così soleggiato dietro le imposte e ancora tiepido. E il cuore, soprattutto lui non vuole. Vorrebbe correre dal Maestro, per apririsi alla pratica e alla saggezza dei gesti e delle parole, ma è già aperto, ricolmo di energia frizzante, nuova, benefica, amorevole. È in parte come la famosa tazza di the già piena che non può contenere null'altro. È un cuore colmo, appena riempito di vita e di gioia. È necessario del tempo perchè tutto questo filtri completamente all'interno, venga assorbito, rimanga sì nel cuore, ma in un cuore in cui c'è nuovo spazio. E quei battiti accelerati, che inizialmente spavantano, sono la sua voce come a dire: "Sono ricolmo. Beatamente ricolmo. Lasciami vivere la pienezza. Non correre a prendere quel treno, non portarmi ad assimilarne altra. Sono colmo e felice. Ora non c'è spazio per altro."
Ogni cosa a suo tempo. Il corpo e il cuore lo sanno. Basta ascoltarli.
Dal tuo Maestro andrai la prossima volta, questa volta il tuo Maestro è stato il tuo cuore.

giovedì 8 novembre 2012

Un passo indietro


Confusione, chiasso, rumore, parole, opinioni, discussioni.
Può arrivare un momento in cui si prova fatica. In cui condensare tutto questo, estrarne il meglio, lasciarne il peggio sembra troppo. Si è sempre fatto, ma poi ci sono momenti in cui si sente la fatica. Di star dietro a stereotipi, prese di posizione, sussurrate o gridate, e di discutere o di accondiscendere. Optare per il silenzio è una scelta, anch'essa faticosa, spesso difficile da perseguire fino in fondo. Il silenzio, gran cosa. Non è paura del confronto, del sostenere un'opinione, può sembrarlo, ma non lo è.
Il silenzio crea spazio. Spazio per ascoltare innanzitutto. E per far sedimentare, lentamente. Per osservare, anche. Per prendersi tempo. O per prendere le distanze. Per leggersi dentro, per comprendere il proprio sentire. Per non reagire, ma per, eventualmente, poi rispondere. 
Il silenzio come dono e come opportunità. Un dono che facciamo a noi stessi e all'altro, consentendoci di avere entrambi spazio, per esprimere e per comprendere. Un'opportunità che ci permette di capire se vogliamo davvero dire qualcosa, o se preferiamo stare lì, un passo indietro, a osservare, percepire, ascoltare. 

mercoledì 24 ottobre 2012

Blessed by the sun

Svoltare con l'auto nella sempresolita rotonda e vederlo lì, proprio sopra il tetto di quel basso edificio di fronte: il sole che sorge in un mattino di fine ottobre velato dalla prima nebbia. Una palla rossa, tonda, dai contorni nitidi, dalle sfumature quasi impercettibili. Bella, bellissima. Una bellezza così pura e intensa da imprimere nell'animo un'immagine viva.
Immagini e impressioni sempre come spunto di riflessione. Pensieri tuttavia poco lineari, anch'essi come impressioni, sebbene più lievi, quasi evanescenti. Il sole come calore, come vita. Il sole e il rimando all'immensità dell'universo, di fronte al quale le nostre piccole vicende appaiono così microscopiche e così risolvibili, perchè al cospetto di tanta misteriosa grandiosità tutto si ridimensiona. Il sole a illuminare alberi e strade, a evocare la raccolta delle castagne in lontane gite scolastiche, il profumo del bosco proprio a ottobre, vendemmie e meleti, sciarpe di lana e risate nel silenzio di valli incantevoli. Quel sole e il vento a spazzare le foglie nel cortile di scuola, il profumo della carta dei quaderni, il foglio rosa di carta assorbente macchiato di inchiostro blu, i pennarelli e le ore trascorse a disegnare favole e sogni.
Il sole e l'idea della campagna francese in autunno, o le sagre nelle Langhe, i profumi di vino e tartufo, i risotti alla zucca, quella cucina che coccola e conforta.
Quel sole, che ancora scalda, che ancora illumina, che rende l'autunno la stagione degli arancioni e dei bruni, che dice alla natura: accoccolati nel mio tepore, addormentati dolcemente, lasciati cullare dalla mia luce tiepida e dorata.
Accoccoliamoci quindi nella luce del sole di ottobre.

martedì 23 ottobre 2012

Amarla questa vita

Ci sono attimi nella vita che paiono epifanie.
Imbattersi per ben due volte in pochi minuti in dichiarazioni di felicità assoluta per la propria vita, pare un segno. Un segno inequivocabile a riflettere. Sulla bellezza di queste due dichiarazioni, espresse non in modo vago o superficiale, bensì meditate, avvalorate e soprattutto rese anche da chi sta affrontando momenti tutt'altro che facili. A dimostrazione che, nonostante tutto, la felicità è possibile, ed è possible esserne consapevoli, pur nella nebbia che ottenebra il futuro e rende inintelleggibile il presente.
Riflettere anche sulla bellezza della condivisione. Due donne che comunicano la loro felicità riguardo alle proprie scelte di vita e a ciò che queste scelte hanno loro offerto, e che nel farlo non celano, bensì sottolineano, gli ostacoli, le paure, le difficoltà, le lacrime che hanno accompagnato il loro percorso.
Non sempre è facile dichiarare: "sì, sono felice", proprio perché a volte si è accecati dai problemi o dai timori. E sembra retorica sostenere che proprio questi sono grandi opportunità. Eppure lo sono, davvero. Possono esserlo, quanto meno. Riguardando indietro, proprio dagli impasse, dai momenti più critici, dalle situazioni sgradevoli è emerso il desiderio di agire, di fare, di cambiare.
Arrivare ad amare anche quegli attimi è una grande conquista. Una consapevolezza che da una nuova forza, rappacifica con se stessi, facilita la comprensione e fornisce uno strumento efficace per affrontare le difficoltà future e convivere con quei momenti complicati che talvolta la vita ci propone. Condividere le proprie difficoltà, i percorsi scelti e l'amore per la vita, nella sua complessa varietà, nel suo essere facile o meno facile, nella sua imprevedibilità e incertezza, condividere tutto questo è un grande dono che si può fare agli altri. Significa dimostrare, nelle parole e nei fatti, che in quella vita "ci si è", la si sta vivendo con consapevolezza, la si sta amando per ciò che di buono o talvolta di meno buono ci offre. E dimostra che si, ci si può stare nella vita e con la vita, anche in quei momenti. E si può amarla, la vita. Amarla per il solo, meraviglioso fatto di essere Vita.

giovedì 18 ottobre 2012

Yoga. In una parola un mondo.

Yoga.
In una parola un mondo. 
Yoga evoca tante immagini: un guru indiano, la posizione del loto, asana complesse, posizioni in equlibrio, classi affollate ed eremi in cima alle montagne. 
Yoga evoca molti suoni: l'Om, i canti devozionali, il suono delle campane tibetane, Krishna Das e MC Yogi. 
Yoga richiama profumi, quelli dell'incenso, delle spezie, del tappetino appena svolto, della tisana fumante. 
Yoga risveglia sensazioni tattili: le mani che fanno presa sul tappetino, il liscio parquet della sala pratica, la sabbia sotto i piedi, la morbidezza di uno scialle, il calore dello Yogi Tea.
Yoga è tutto questo e molto altro ancora. Una pratica millenaria, tramandata da molti guru in stretta osservanza della tradizione, ma anche riformata e plasmata da maestri di tutto il mondo. Nei suoi 6000 e più anni di esistenza, lo Yoga ha saputo adattarsi alle epoche, ai luoghi, alle esigenze, mantenendo viva la sua essenza, conservando la sua unitarietà nella varietà delle sue manifestazioni.
Lo Yoga ha attraversato i millenni e i continenti, ha incontrato culture, usanze, religioni, persone. Un incontro che può suscitare emozioni, resistenze, intuizioni, conversioni, e, perché no, anche indifferenza.
Lo Yoga può mantenere in salute, dare risposte, condurre oltre i propri limiti, può essere di conforto o rappresentare una sfida, può farci ridere e piangere. Lo Yoga è variegato come la Vita e nel contempo uno (nel senso di unitario) come la Vita. Molteplici forme in una sola forma. "Tante onde, un unico mare".
Questo blog è ispirato allo Yoga e dedicato alle infinite possibilità di viverlo, alle vecchie e nuove modalità di osservarlo, ai molteplici modi di metterlo in relazione con altre aree del sapere, al personale modo di ciascuno di accoglierlo nella propria vita, di farsi trasformare da esso restando profondamente se stesso. "Una singola meravigliosa onda in un infinito e unico oceano".