martedì 11 agosto 2015

Panta rei

La mia mattina. Qui. Ora. Nel silenzio delle voci dell'uomo, solo cani che abbaiano in lontananza, cinguettii tra i rami, un asino che raglia, un anziano giardiniere silenzioso al lavoro.
Mare. Terra. Cielo. Qualche palma e alberi di fico.
Il sole si svela, mi scalda la nuca, mentre in lontananza i suoni rivelano il risveglio di molti.
Tazze di caffè, motorini e qualche auto, portiere che si chiudono, cisterne che arrancano.
Poi lunghi silenzi ancora.
Il desiderio di condividere con chi sa e ama parlare di vita e di vissuto, le emozioni, gli insight, le verità che un poco si sono svelate, le gioie, le scelte consapevoli, e anche il retro della medaglia, perché pure quello c'è nella vita. 
A nulla vale negare la danza eterna degli opposti, l'ombra nella luce, e noi siamo invitati a danzare, e con il nostro ballo a onorare ciò che è, come è. Anche quel velo di rammarico, anche quel pensiero intrusivo del "se solo...", anche il dubbio che accompagna ogni scelta non scontata.
Tutto va come deve andare.
E in questa mattina incantata, immersa in questa terra e in questo mare di Grecia che amo così profondamente, mi affido, con umiltà, con stupore, con fiducia, con amore.

Namasté.

sabato 4 luglio 2015

Non ho più tempo.

Non ho più tempo per le serate buttate via, ore preziose trascorse con gente superficiale, invidiosa, distratta.
Non ho più tempo per il disinteresse, per le occasioni ridondanti e inutili, per le abitudini che nulla apportano.
Non ho più tempo per chi denigra o peggio ignora, per chi è tronfio di complessi di superiorità e in ogni azione e omissione dimostra la sua piccolezza.
Non ho più tempo per l'assenza di contenuti e per l'ignoranza che si pavoneggia.
Non ho più tempo per gli arricchiti e i sedicenti "signori".
Non ho più tempo per assistere alla sfilata della banalità, parole vuote a riempire inadeguatezze così profonde da essere abissi insondabili.
Non ho più tempo per compiacere questi individui. 
Posso com-patire per le sofferenze, posso avere com-passione per le situazioni, posso comprendere e vedere il disagio che le permea, posso non infierire e posso, anche, augurare loro una buona vita, la migliore. Ognuno di noi è impegnato in una battaglia di cui non sappiamo nulla. Questo lo onoro.
Ma non ho più tempo per essere tirata in mezzo, per essere io l'ascolto e il palcoscenico delle loro pantomime.
Non ho più tempo per ciò che non mi colma, ciò che non risuona, ciò che è vacuo, ciò che non corrisponde. 
Non ho più tempo per i post di FB di pavonesse atteggiate, non ho più tempo per conversazioni artefatte e mielose, non ho più tempo per cene e colazioni inzuppate nel pettegolezzo sterile, non ho più tempo per ascoltare critiche fini a se stesse, opinioni non documentate, teorizzazioni della paura e della mancanza.
Non ho più tempo per i "miopi emozionali", per "gli ottusi acculturati" e sopratutto non ho più tempo per i finti amici, per chi si ciba di invidia e sputa sentenze.

Non ho più tempo.
E nemmeno voglio averne.

Perché il mio tempo è per i rapporti veri, per gli sguardi accesi - siano essi risplendenti di gioia, abbagliati  di paura, agitati di incertezza -, per le conversazioni piene, per la condivisione autentica.
Tempo per ridere di cuore, abbracciare vite condivise, gustare sere stellate, fare tardi insieme.
Tempo per guardarsi negli occhi e tempo per respirare insieme.
Tempo per scrivere, dipingere, praticare... coltivare l'anima e i suoi sogni.
Tempo per aiutare chi ha sinceramente bisogno, per ascoltare chi sa e vuole guardarsi dentro, per condividere verità.
Tempo per creare e per ammirare, per respirare il sole e bere la luna, per danzare nel vento e sostare nel silenzio.
Tempo per crescere, imparare e per umilmente mettermi al servizio di qualcosa di più grande.
Tempo per chi ama davvero, e per chi mi ama davvero, per chi stimo, per chi apprezza, per chi si pone domande e sa guardare oltre le facciate e le maschere e vedere l'essenza.
Tempo per chi mi pone davanti alle mie inadeguatezze, e mi aiuta a superarle, tempo per chi mi legge l'anima... e lascia che io legga la sua.
Tempo per la reciprocità, vera, disinteressata; non un dare per avere, ma un dare che reca in sé un avere e un avere che riluce nel dare.
Tempo per essere me stessa, per essere migliore, per sbagliare, per smarrirmi, ma che sia tempo di verità, di impegno, di leggerezza, di gioia, di serietà, di risate fragorose, di intensità autentica.
Tempo per la Vita, per viverla appieno, insieme a chi sa volare insieme a me.

Per questo ho tutto il tempo del mondo. E anche di più.



mercoledì 1 luglio 2015

Giorni di esagerata bellezza

Quei giorni in cui tutto sembra risplendere di una luce diversa. Quei giorni in cui anche le sfide più improbabili, le rinunce più noiose, i salti mortali nel caldo torrido per essere qui e altrove quasi nello stesso momento... quei giorni in cui tutto questo nulla può. 
Perché c'è davvero una bellezza esagerata nella mia vita ora, e ci sono Anime che risuonano da vicino e da lontano, abbracci che non mi lasciano mai, sguardi in cui posso perdermi per sempre, ritrovandomi. 
Parole dall'altra parte di uno schermo che sanciscono vicinanze più reali di quelle geografiche, mani invisibili che si tendono fino a toccarsi il cuore.
Sentirsi sicuri, perché una rete invisibile di amore e di rispetto ci unisce al di là del tempo e dello spazio. 
Ognuno di loro è parte di me. Chi c'è sempre, chi c'è ancora, chi c'è di nuovo, chi apparentemente è lontano... ma è qui. Qui, nel cuore. E respira in ogni mio respiro, parte di un viaggio incredibile. E non c'è dolore passato, o ferita lancinante, che possa cancellare la bellezza della presenza. Quell'esserci totale e immateriale, più reale di qualunque altra cosa. 
Le Anime gemelle - quei Sisters and Brothers che troppo facilmente sui social si tende ad inflazionare - sono poche in realtà. Sono quelle persone che conoscono la tua verità, quelle con cui non puoi fingere, perché se anche tu lo facessi, loro vedrebbero oltre. Sono quelle Anime che senti vicine a te anche quando sono a chilometri e magari ad anni di distanza. Loro respirano in te. Ogni gesto, ogni parola, ogni emozione è un tributo a ciò che condividono con te. In ogni istante. E non c'è sensazione più bella che affidarsi a questa rete di amore, di rispetto, di verità, di assoluto.


lunedì 29 giugno 2015

Il caffè senza zucchero

Da più di due anni ormai ho smesso di zuccherare il caffè. Una decisione, presa inizialmente per facilitare una guarigione e che in pochissimi giorni si è trasformata in una  normale abitudine. 
Ora il mio caffè è sempre non zuccherato, si tratti di un espresso, di una tazza di americano, o di un caffè greco che lentamente si deposita sul fondo. E quelle poche volte che ho provato a bere di nuovo un caffè zuccherato, in onore dei  vecchi tempi o perché me lo hanno servito così, l'ho trovato imbevibile, insoddisfacente, non buono.

Così, in questi giorni googlelando in giro mi sono imbattuta per caso in un video di una scena di un film. Una commedia di qualche anno fa, facile, divertente, una scena finale scritta su una musica famosa e, per me, evocativa di sentimenti forti, belli, veri. Il sorriso di Julia, il fare inimitabile di Rupert e una canzone a riaccendere ricordi, un'emozione che si scioglie nel cuore, un attimo di commozione, il fiato che si sospende.
Un istante, un attimo... e poi tutto si seda, tutto torna normale. I miei libri accanto a me, il sole fuori, la mia mente e le mie mani a rivolgersi verso la loro attività come se nulla fosse. Concentrata, serena.

Mi sorprendo, qualche istante dopo, e mi spavento. 
Mi sorprendo perché quel sussulto era stato un assaggio e un flash-back di un'emotività che ancora ricordo bene, batticuore e dolcezza, intensi istanti di totale abbandono al mondo emozionale, a quei flutti che per ore talvolta sapevano trasportarmi. 
Mi sorprendo, e mi spavento. Riguardo indietro agli ultimi mesi, e di quei flutti dei tempi andati non ritrovo traccia recente. Guardo avanti, e non mi sento nemmeno di andarli a cercare, i vortici ingestibili delle emozioni, la sensazione di esplosione nel mezzo de cuore che non ti lascia per giorni, l'ebbrezza di quei momenti di "high" che sembravano travolgere ogni cosa. Non li vedo più, nel recente passato, nel presente, all'orizzonte. 

E dire che in questi giorni sono accadute e stanno accadendo cose meravigliose, la mia vita è ricca come non lo è mai stata, di gioia, di soddisfazioni, di entusiasmo, di progetti in cui credo, di affetti, di verità.

Mi spavento e cerco di capire. Parlo con il mio Maestro, per comprendere. Per comprendere quanto questo abbia a che fare con il mio percorso, con la mia crescita, o sia una velata crisi pseudo-depressiva in agguato. 

Ma no. Ho semplicemente imparato a bere il caffè senza zucchero, ad apprezzarne la vera natura, l'autentico sapore, la semplicità. Senza edulcoranti, senza additivi, senza zucchero ad alterare un sapore che con lo zucchero credevo di esaltare. Mi sono abituata al caffè, così com'è. E mi piace. E mi sento bene. E quando ci ho messo un po' di zucchero, ho sentito il sapore, un ricordo forse di quel primo assaggio in vacanza al mare da bambina, la tovaglia a quadretti rossi, il sole che si incamminava verso i cielo e il canto delle cicale in lontananza... ma è solo un attimo. Al mio caffè senza zucchero ora non rinuncio più.











sabato 6 giugno 2015

All contributions welcome.

Lunghi giorni. C'è stato un momento in cui non passavano mai. Quei momenti ombra, che capitano un po' a tutti, spesso dopo periodi esaltanti e colmi, quei momenti ombra in cui ci si sente un po' fuori fase, un po' demotivati, "giù", spersi. E  ci si rintana, o ci si obera di impegni e attività, in qualche modo si prova a navigare la faccenda.
Quei momenti ombra arrivano per una ragione... e la ragione potrebbe occhio e croce essere questa (o giù di lì).
Fatto sta che spesso, se ascoltati e compresi nel profondo, questi momenti di ombre lunghe, possono rivelarsi il terreno umido e buio da cui possono germogliare nuovi insight e spesso un nuovo modo di stare al mondo.
E quando germogliano, non c'è nulla di più spontaneo che buttarsi a capofitto a nutrire e comprendere queste piccole novità che si affacciano alla nostra consapevolezza, e che se nutrite e coltivate possono costituire un passo ulteriore verso se stessi.
A volte ci vuol parecchio tempo; a volte ciò che le ombre travolgono sono le nostre certezze e i nostri punti fermi. Affidarsi al processo, all'evolvere di questi momenti richiede fiducia e coraggio: spesso capisaldi della nostra esistenza iniziano tremare, spesso ancora vengono spazzati via, lasciandoci spiazzati e spersi nel bel mezzo di un nulla e della perplessità di vedere ciò che ci appariva parte integrante di noi stessi e della nostra esperienza ed esistenza svanire in pochi istanti. Ma se si sa resistere alla tentazione di aggrapparsi, di trattenere quelli che ormai sono simulacri dei pilastri della nostra vita (che comunque ormai non reggerebbero, minati come sono alle radici), se ci si sa affidare all'atto evolutivo in corso, ciò che si può rivelare ai nostri occhi giorni, settimane o talvolta mesi dopo quell'iniziale devastazione può essere una radura inattesa di nuove possibilità, di valori più colmi di significato, di percorsi ancora più ricchi e intensi.
Lo sguardo allora si rischiara, la luce risplende, si versa qualche lacrima di commozione, ci si sente leggeri, rinnovati, invincibili.
Si vedono Anime belle stagliarsi su quello sfondo di confusione che pareva avere inghiottito tutto e tutti, si condivide, si ride, si comprende. 
Si imparano cose nuove, da nuovi insegnati, anime in viaggio che condividono filosofie e pratiche, che si mettono in gioco per apportare quel rinnovamento di cui abbiamo sete e fame, che inarrestabile farà il suo ingresso nelle vite di tanti, ci si sente di nuovo motivati a fare la propria parte per ciò in cui si crede, per le persone che si amano, per i valori che ci animano.
Si contribuisce, anima e corpo, e ci si sente vivi, pronti, integri.


sabato 9 maggio 2015

Non prima, non dopo, ma "nell'instante perfetto per sé".

Credete ai segni del destino?
Io sì.
Credo al linguaggio di impressioni, attimi, indizi, sentori.
Credo che il mio mala un mese fa sia finito in lavatrice non solo per disattenzione, ma per un motivo preciso. Credo che, dopo, abbia resistito il tempo necessario, per lasciarmi poi nel momento giusto.
Credo che l'attesa per trovarne un altro sia stata un necessario rito di passaggio e che le emozioni e gli scossoni dell'ultimo mese siano stati proprio questo, un rito di passaggio. L'ennesimo imprescindibile limbo prima di quel nuovo che intravvedo ormai a pochi passi da me.
Così come credo che non siano coincidenze che Ezio Bosso abbia pubblicato una notizia bella e notevole su Facebook nel preciso istante in cui stavo onorando la sua musica, rendendo omaggio a note, attimi e immagini indelebili che hanno cambiato la mia vita per sempre.
Così come non è un caso che proprio ora io abbia scoperto che l'albergo che ci ospiterà quest'estate ospiti abitualmente anche corsi d'arte, rivelando arcani collegamenti tra sfere e passioni della mia vita, percorsi che si intrecciano, luoghi che mi chiamano a sé.
Così come il non poter incontrare durante questo transito il mio Maestro non è stato uno sfortunato caso della legge del caos, ma una prova necessaria, un necessario imparare a stare con quello che si stava palesando, con quella silenziosa cupa tempesta che mi ha avvolto e trascinato nelle sue spire. E un invito a provare a uscirne con le mie sole forze.
Così come non sono accidentali sogni intensi di persone lontane, non sono casualità conversazioni impreviste, non sono incidenti di percorso randomici gli ostacoli e le insidie incontrate sul cammino.
Sono segni, messaggi sottili, cartelli immateriali che indicano strade e soluzioni, sale di attesa che appaiono prive di vie d'uscita, ma che al momento giusto magicamente si scoperchiano rivelando scenari inattesi. Non prima, non dopo, ma "nell'instante perfetto per sé".
Credo che il profumo di legno di sandalo di questo mio nuovo mala sia il profumo del sole che ritorna, di quella nuova onda che sta sorgendo dagli abissi, di un nuovo ciclo che sta per svolgersi e rivelarsi.
Credo che tutto quanto accaduto sinora sia stato necessario, imprescindibile, e credo che inchinarsi e rendere omaggio ai misteriosi percorsi della vita sia yoga allo stato puro.






venerdì 8 maggio 2015

It's none of my business.

Siamo sollecitati. In continuazione, da tutto, da tutti.
Stimoli, continui. Che generano bisogni, desideri, richieste. 
Il consumismo sfrenato di fine secolo si è tramutato in sfrenato bisogno di apparire. Non più il possesso compulsivo di cose con cui costruirsi un ego, ma il bisogno compulsivo di apparire e di avere visibilità (letterale e figurata) per sentirsi essere.
Il contagio è facile, a volte sottile, e ci si può trovare invischiati in questo meccanismo senza nemmeno accorgersene, perché è così ormai che si comunica con gli altri, che si pubblicizza un'attività, che si organizzano "eventi" (gran cosa quando gli eventi avevano quell'aura di eccezionalità che suscitava attesa trepidante...), che si resta in contatto, che si è presenti in un ambiente, che si scambiano idee e opinioni.
I "pro e contro" dei social, della "rete" e di tutto quanto caratterizza quest'epoca "mediatica" sono un tema all'ordine del giorno, tra chi demonizza e chi osanna e chi cerca con sottili equilibrismi di prendere il meglio e di non lasciarsi inghiottire dal peggio.
Impresa difficile. Soprattutto se hai un'attività di quelle che ormai vivono di selfie, di foto più o meno artistiche e di "virtuosistiche sinergie opportunistiche" alla ricerca di quel posto al sole tra le "celebrities" del settore. Foodies, fashionists, musicisti, yogis, stilisti, autori vari... tanti i settori in cui la rete è quello spazio di grandi opportunità in cui farsi conoscere e riconoscere. E tanti lasciandosi irretire dalle maglie fitte dei social alla fine si perdono. Alcuni felici di essere fenomeno mediatico, riscuotono quel tanto agognato successo e si crogiolano nelle immagini, nel buonismo ostentato e nell'adulazione. Altri adulano per sperare di conquistare il famoso "posto al sole" foss'anche solo nel mero ruolo di ancella, altri ancora seguono ogni passo beandosi di una vita che non è la loro... e, talvolta, ahimè, lacerandosi dentro.
E poi ci sono articoli interessanti, persone di valore e qualità che condividono idee e pensieri, artisti che "mettono in rete" immagini, video e scritti di grande ispirazione e bellezza, ci sono melodie, suoni, colori, e sinergie belle, pure, autentiche... C'è anche questo, e quando incontri la qualità e la bellezza percepisci la differenza, ti si allarga il cuore... e continui con i sottili equilibrismi perché di contenuti belli e veri c'è davvero un gran bisogno e chi si impegna a produrne e a diffonderli davvero merita attenzione e risonanza.

E queste righe cosa sono? E sì, perché anche qui (visto che non siamo in presenza di bellezza e di letteratura sopraffina) allora potrebbe celarsi uno strisciante desiderio di visibilità e di adulazione, e allora perché pubblicare? Me lo chiedo ogni volta che scrivo, il perché lo faccio, e se vale la pena cliccare quel "pubblica" in cima alla pagina.
Un "pubblica" che clicco solo quando quello che ho scritto ha un senso per me stessa, quando sento che ha espresso qualcosa che è fluito nella tastiera senza sforzo e senza "tesa intenzione" ma con spontaneità e con immediatezza. E lo faccio per me stessa, per tenere traccia visibile di quel flusso di parole che è emerso e si è espresso attraverso me, e anche per coloro i quali in passato hanno trovato qualcosa nelle parole di questi post, e magari troveranno qualcosa anche in questo. O forse no. Ma, come dice la mia guru (che tale non è, ma mi diverto a chiamarla così ;-) !), "this is none of my business".

"My business is to be true to myself".

In azioni e parole. 

Tutto questo c'entra con quanto sopra? Sì, sicuramente sì. Perché quel meccanismo vischioso e infido ha rischiato di inghiottire anche me (sebbene non perché "me la sia andata a cercare" bensì per richiesta di altri) e se non fosse per quella fermezza (rudezza?) che mi contraddistingue (ahimè, mi vien talvolta da dire) da sempre, forse ora mi starei perdendo nell'infido labirinto e nel gioco delle parti dei "like" e dei "contro-like".

Che, di nuovo "it's none of my business" e nemmeno voglio che lo sia.

My business is elsewhere.